Senza diritti non c'è Libertà
<< … E vero che le fabbriche sono di propietà privata (ma) non per questo i lavoratori divengono anch’essi proprietà privata del padrone all’interno dell’azienda.
Il lavoratore, anche sul luogo di lavoro, non diventa una
cosa, una macchina acquistata o affittata dal padrone, e di cui questo possa
disporre a proprio compiacimento.
Anche sul luogo di lavoro, l’operaio conserva intatta la sua
dignità umana, con tutti i diritti acquisiti dai cittadini della Repubblica
Italiana. (…)
Il Lavoratore è un uomo, ha la sua personalità,un suo amor
proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa, e
vuole che questi suoi diritti siano rispettati da tutti e, in primo luogo anche dal padrone (…) perciò
proponiamo al congresso un progetto di "Statuto" che intendiamo
proporre, non come testo definitivo, alle altre organizzazioni sindacali (…)per
poter discutere con esse e lottare per ottenerne l’accoglimento e il
riconoscimento solenne … >>
Giuseppe Di Vittorio
( Congresso CGIL 1952, 18 anni dopo venne lo statuto dei
lavoratori )
Lo statuto dei lavoratori fu unfatto politico estremamente rilevante in quanto i diritti diventarono un'elemento centrale nel rapporto tra capitale e lavoro. Divennero cioè una variabile indipendente rispetto a utili, profitti e rendite dell'industria e della finanza. E' questo concetto,variabile indipendente rispetto a..., che oggi unitamente al salario e al lavoro a tempo indeterminato, viene messo in discussione e ribaltato.
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