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domenica 1 marzo 2020

Marzo 1944 – Sciopero generale contro il nazifascismo


Se gli scioperi del marzo 1943 che hanno rappresentato un salto di qualità nella lotta di opposizione al fascismo, erano caratterizzati da rivendicazioni economiche e salariali, quello generale del marzo 1944 è invece uno sciopero politico contro la fame, contro la guerra e contro il nazifascismo. Fu possibile metterlo in atto grazie all'attività clandestina di uomini e donne, di operaie e operai, organizzati nei Comitati di agitazione.

Quella formidabile protesta la “più grande manifestazione di massa effettuata nell'Europa occupata dai nazifascisti” , come la definì il New York Times e Radio Londra, paralizzò l'intero territorio italiano occupato dai nazifascisti.A Milano e nell'area industriale di Sesto San Giovanni si fermano tutti i grandi stabilimenti dall'1 all'8 marzo 1944.Il moto di protesta fu così forte che il “Corriere della Sera” non uscì per tre giorni per lo sciopero dei poligrafici.

Scioperano pure gli impiegati delle banche, i colletti bianchi.

I tranvieri milanesi scesero in sciopero e paralizzarono la città. L'astensione dei tranvieri ebbe una risonanza mondiale e fu citata dalla voce di Londra, dalla voce dell'America e da Radio Mosca.

 I lavoratori milanesi e sestesi pagarono duramente la partecipazione allo sciopero generale, con la deportazione di centinaia e centinaia di operai nei lager nazisti.

Il riconoscimento del ruolo dei lavoratori italiani nella lotta contro il nazifascismo è solennemente sancito dall'art.3 della Costituzione, nel quale, fra l'altro, si legge: “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano

domenica 16 febbraio 2020

Palermo:grave intimidazione di polizia contro militanti di Rifondazione. Polizia brandisce articolo 18, ma è quello sbagliato.


Due compagni di Rifondazione Comunista sono stati circondati, perquisiti e identificati dalla polizia questa mattina a Palermo mentre esercitavano un normale diritto democratico sancito dalla Costituzione: distribuivano semplicemente volantini ai lavoratori davanti alla Leonardo nell’ambito della nostra campagna su pensioni e salari.

Come se non bastasse sono stati trattenuti in attesa della Digos che ha poi ripetuto l’identificazione. La cosa più grave e grottesca è che la Digos ha verbalizzato che i nostri compagni (che erano 2 non 500) stavano facendo una "manifestazione non autorizzata", cioè che stessero violando l'articolo 18 del Tulps (Testo unico pubblica sicurezza) che al contrario di quello dello Statuto dei Lavoratori non è stato abrogato.

Il nostro no al “Giorno del Ricordo”


Ripubblichiamo l’intervento della compagna Tiziana Valpiana, a nome del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista, con cui dichiarava alla Camera il voto contrario alla legge istitutiva del Giorno del Ricordo. Le ragioni del nostro no risultano 16 anni dopo confermate da come la ricorrenza è diventata un’occasione di revisionismo storico su scala di massa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, colleghe e colleghi, ci siamo accinti a lavorare su questo provvedimento – che pure, per come è stato presentato, poteva essere, per noi di Rifondazione comunista, colmo di insidie non condivisibili – con serietà e serenità, con un atteggiamento privo di pregiudizi, con la più sincera predisposizione a lavorare per arrivare ad un risultato condivisibile, pur nella consapevolezza di quanto sia delicato affrontare un tema ancora troppo recente (cinquant’anni nella storia sono nulla) e ancora sanguinante.

Foibe. L’agguerrito esercito della negazione della storia


Ci risiamo. La ricorrenza del 10 febbraio – il cosiddetto “Giorno del ricordo”, istituito con legge “bipartisan” Berlusconi imperante (l. n. 92 del 3 marzo 2004) – eccita gli animi, in modo ogni anno più parossistico: è il primo paradossale risultato di quella legge sciagurata, che in nome della “pacificazione” e delle “memorie condivise” ha prodotto l’opposto effetto. Com’era ovvio, perché le memorie degli uni non solo non si pareggiano con quelle degli altri, ma, al contrario, emergono con rinnovato sentimento oppositivo. Gli eredi, biologici o politici, dei fascisti occupanti la Jugoslavia negli anni ‘40, autori di stragi inaudite, di devastazioni e vessazioni ai danni della popolazione locale, non sembrano più in cerca di una semplice (e impossibile) autoassoluzione per il loro ruolo di carnefici, ma ormai si propongono, con crescente protervia, nei duplici panni di vittime, e, addirittura, di «eroi». Si vedano gli annunci di iniziative delle associazioni degli esuli istriani e dalmati, o di circoli neofascisti, in cui ricorre accanto o invece del termine «martiri» quello appunto di «eroi»: gli eroi delle foibe.

lunedì 27 gennaio 2020

la resistenza continua

«Il fatto è che la Resistenza non è finita, che la lotta di liberazione non si è conclusa con l’abbattimento del regime fascista. Non si è ancora attuata quella società nuova, più giusta e più a misura d’uomo, per la quale i partigiani hanno combattuto e sono morti. Non possiamo ancora deporre le armi». È un breve ma incisivo e lungimirante frammento de «La memoria più lunga», un’intervista di Vera Maone (fotografa e giornalista) a Vera Lombardi (Napoli 11 aprile 1904 – 26 ottobre 1995), pubblicata nel fascicolo ‘Ricordate quel 25 aprile?’, allegato a il manifesto nel 1995, anno in cui ricorreva il cinquantenario della Liberazione dal regime nazi-fascista. Dieci inserti per raccontare la lunga storia dimenticata della guerra e della Resistenza antifascista dal 1936 al 1945; un’iniziativa atta a tenere viva la memoria per le future generazioni. Detto ciò, appare evidente che la testimonianza/pensiero della Lombardi, simbolo attivo e coerente della Sinistra, risulti essere attuale, visti i tempi che stiamo vivendo, dove razzismo, fascismo, sovranismo imperversano nel nostro Paese e in Europa.

mercoledì 11 dicembre 2019

Giu le mani dalla Banda degli Ottoni


il 12 dicembre alle 11 ,30 si terrà l'udienza contro i due compagni della banda degli ottoni 

Giù le mani dalla Banda!
Il 12 dicembre si terrà la seconda udienza che vede imputati due compagni
della Banda degli Ottoni a Scoppio accusati di resistenza aggravata
e favoreggiamento per i fatti avvenuti il 7 dicembre 2014 in piazza alla Scala.
Sono in discussione:  le questioni preliminari e le ammissioni delle prove.

A nostro avviso la repressione del dissenso attuata tramite denunce ed arresti mirati è una strategia messa in atto dal potere contro tutto il movimento antagonista e non solo.
Questo fenomeno è pienamente documentato sul sito 
www.amargi.blog, dove  mette in luce ciò che avviene quotidianamente nelle aule dei tribunali italiani nel silenzio più assoluto. 

La nostra solidarietà va non solo a Spinash e Juancarlos ma  a tutti i compagni che per il loro impegno nella lotta per i diritti e un mondo migliore vengono portati alla sbarra o privati della libertà.

Giù le mani dalla Banda degli Ottoni a Scoppio 

lunedì 18 novembre 2019

Con Nicoletta Dosio e i compagni No Tav condannati




La direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista esprime solidarietà e sostegno a tutti i NoTav ingiustamente condannati e a rischio carcere per aver partecipato nel marzo del 2012 a una manifestazione dimostrativa di contrarietà alla linea di Alta velocità Torino-Lione e di protesta, del tutto pacifica, per i pestaggi e la repressione perseguiti in quei giorni da parte dalle forze di polizia.

Tra i condannati Nicoletta Dosio, una delle figure di rilievo del Movimento NoTav, che ha deciso di non avvalersi delle misure alternative al carcere al fine di evidenziare le storture e l’iniquità di un sistema giudiziario che infligge pene abnormi per quanti hanno esercitato un diritto – il diritto a manifestare per la giustizia sociale e ambientale – garantito dalla Costituzione.  

La direzione nazionale Prc-Se impegna le proprie strutture territoriali a partecipare a tutte le iniziative di mobilitazione perché sia restituita piena libertà a tutti i condannati, in particolare contro misure inaudite di carcerazione che dovessero eventualmente colpire la compagna Nicoletta.  

Roma, 11 novembre 2019


Ordine del giorno approvato all’unanimità dalla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista

martedì 21 maggio 2019

Decreto sicurezza bis, Ferrero: “Salvini peggiora le leggi del fascismo”


COMUNICATO STAMPA
DECRETO SICUREZZA BIS – FERRERO (LA SINISTRA): “SALVINI PEGGIORA LE LEGGI DEL FASCISMO. PER TUTTI, ITALIANI E MIGRANTI CON UN DECRETO ANTICOSTITUZIONALE”.

Paolo Ferrero, La Sinistra, dichiara:
“Vi ricordate il film fragole e sangue nel quale gli studenti seduti in terra vengono portati via dalla polizia facendo resistenza passiva? Con il Decreto sicurezza Bis quella resistenza passiva sarà punibile fino ad un anno di galera. Qualsiasi lotta dei lavoratori che banalmente escano da una fabbrica o da un ufficio per bloccare la strada potrà finire con la galera per i manifestanti in quanto anche la “resistenza passiva” verrà punita a prescindere dalla “particolare tenuità del fatto”.
Inoltre all’articolo 5 il decreto prevede un anno di galera “Nel caso di riunioni non preavvisate o autorizzate…”. Riunioni autorizzate o preavvisate? Siamo letteralmente allo stato di polizia che peggiora la normativa varata dal fascismo nel 1931.
Si tratta concretamente di un decreto fascista, anticostituzionale, contro i migranti come contro gli italiani e le italiane che – come hanno fatto dal 1945 in avanti – cerchino, lottando, di far rispettare i propri diritti.
Salvini tratta la Costituzione italiana come carta straccia, bisogna estendere la lotta contro questo ministro fascista”.
11 maggio 2019

mercoledì 19 aprile 2017

Sabato 22 aprile parteciperemo a Pontida al “Festival dell'orgoglio antirazzista e migrante”





Partito della Rifondazione Comunista Federazione Provinciale – Milano

 Carissimi/e compagni/e,
come discusso nel nostro recente attivo Sabato 22 aprile parteciperemo a Pontida al “Festival dell'orgoglio antirazzista e migrante” promosso da numerose realtà politiche e sociali di movimento in tutta Italia.

Alla manifestazione parteciperemo insieme ad altre realtà del Partito Regionale e sarà presente il Segretario Nazionale Maurizio Acerbo.

Per recarci insieme a Pontida è stato organizzato un treno insieme ad altre realtà di movimento con concentramento alle ore 11 nel piazzale della Stazione di Lambrate
Il costo del treno è di 10 euro andata e ritorno da pagare direttamente a Lambrate il giorno della partenza.

La presenza del nostro Partito sarà caratterizzato dallo striscione “nessuno è illegale” e vi invito a portare le bandiere del partito.
Vi invito a segnalare in Federazione il numero dei partecipanti per Circolo.

Infine, per coloro che non potranno partecipare a Pontida vi segnalo il “Convegno contro la repressione delle lotte e del dissenso” che si svolgerà sempre il 22 aprile dalle ore 9.30 presso l’Auditorium di Via Valvassori Peroni, 56 Milano.

Matteo Prencipe
Segretario Provinciale PRC Milano

domenica 10 luglio 2016

"Fu Calderoli ad usare il termine "scimmia" come insulto razzista, ma il Pd lo salvò dall'incriminazione"



"Fu Calderoli ad usare il termine "scimmia" come insulto razzista, ma il Pd lo salvò dall'incriminazione".
 Intervento di Giorgio Cremaschi
L'inventore di "scimmia", e simili, come insulto razzista fu qualche anno fa tale Calderoli, parlamentare della Lega Nord. Lo rivolse all'indirizzo dell'allora ministro Kyenge. In questo pezzo Giorgio Cremaschi aggiunge qualche particolare in più. Sottolinea, cioè, come a salvare Calderoli fu il Pd, andando contro una rappresentante del suo stesso partito

Nel Senato giunse la richiesta di autorizzazione a procedere per razzismo contro il senatore della Lega Nord. Ben 81 parlamentari del PD , quasi tutti, votarono per salvare Calderoli che poi ricambiò il favore ritirando molti suoi emendamenti su leggi del governo. Questo schifo dimostra che viene dal palazzo la tolleranza contro il razzismo.

martedì 24 maggio 2016

Renzi, giù le mani d Berlinguer



"Renzi, giù le mani d Berlinguer".
Intervento di Guido Liguori

Il piccolo Renzi ieri ha arruolato il grande Enrico Berlinguer tra i sostenitori del sì al prossimo referendum, a causa del monocameralismo. Una operazione truffaldina.

Perché, in primo luogo, il monocameralismo del Pci (non del solo Berlinguer) era strettamente legato alla centralità del parlamento (contro lo spostamento della decisione verso il governo, propugnata oggi da Renzi e ieri da Craxi, da Gelli e dalla Trilateral); perché, in secondo luogo, era strettamente connesso a una legge proporzionale, sempre fortemente difesa dal Pci e da Berlinguer (il turbomaggioritario oggi fortemente voluto da Renzi era la posizione cui tendevano la Trilateral e Licio Gelli, che non erano esattamente dei berlingueriani, per non risalire ai maggioritari del ’24 e del ’53, comunque meno antidemocratici dell’attuale); infine, perché la riforma di Renzi-Boschi non abolisce il Senato, come voleva il Pci, ma ne fa una camera inutile e sbagliata. Renzi è solo un pericoloso demagogo, un mago delle tre carte, che avrebbe fatto orrore a Berlinguer.

 Il modo per rispondere alla sua demagogia è votare NO al referendum di autunno.

Berlusconi, Boschi e la tragicommedia sui 'veri partigiani



"Berlusconi, Boschi e la tragicommedia sui 'veri partigiani'". Intervento di Paolo Andreozzi

Se ieri 22 maggio 2016 noi, pubblico italiano, abbiamo imperturbabilmente potuto ingoiare l'ennesima rappresentazione del teatro politichese come fosse realtà – nella fattispecie: la schermaglia tra Boschi che dice “i veri partigiani voterebbero SI' al referendum costituzionale d'autunno” e Bersani che gli risponde “ma come si permette!”, beninteso entrambi incardinatissimi nello stesso identico ganglio del sistema –, ciò si deve ovviamente al fatto che siamo usciti da troppo poco tempo dal periodo finora più buio della storia repubblicana, ossia dall'egemonia politicamente esplicita di Silvio Berlusconi divenuto premier la prima volta dopo le elezioni del marzo 1994 e costretto alle sue ultime dimissioni nel novembre 2011.

Quest'anno Berlusconi farà 80 anni, ed è – o cerca di apparire – poco più che un innocuo vecchietto; e alla cortissima memoria del pubblico italiano riesce ormai difficile perfino riandare con i sensi e con la mente alla lunghissima stagione in cui egli era il dominus a 360° della sceneggiatura istituzionale. Eppure così è stato; e se fosse stato altrimenti non si darebbe oggi, anzi ormai da qualche anno, l'attitudine prona dell'opinione pubblica a prendere sul serio la leadership di un uomo come Matteo Renzi e, specularmente, lo status di oppositori ad essa di uomini come Beppe Grillo o Matteo Salvini.

Perché l’Anpi ha ragione a votare no



Perché l’Anpi ha ragione a votare no
di Carlo Smuraglia presidente ANPI

Quella che segue è la lettera che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha inviato all’Unità in risposta a quella di 70 senatori del Pd pubblicata dallo stesso giornale.

Cari Senatori,
ho letto la vostra lettera aperta e ne capisco le ragioni. Quando si approva più volte una legge, si finisce per affezionarsi. Per di più, siamo già in campagna referendaria e dunque bisogna fare un po’ di propaganda e cercare di mettere in difficoltà chi si colloca, in questo caso, dall’altro lato della barricata. Capisco anche l’esaltazione che fate della Riforma: a voi piace, l’avete votata e non avete ripensamenti. Come sapete, io la penso in un altro modo e, fortunatamente, non sono il solo.

Ma consentitemi però qualche osservazione: vi dichiarate tutti “iscritti e sostenitori dell’ANPI”; ma io non vi ho mai incontrato nel lungo cammino che abbiamo percorso su queste tematiche. Un cammino che è cominciato dal 29 marzo 2014 (Manifestazione al Teatro Eliseo – Roma), è continuato per due anni, giungendo ad un primo approdo, in Comitato nazionale, il 28 ottobre 2015, con una posizione già piuttosto evidente sulla legge di riforma e l’eventuale referendum ed è proseguito con la decisione del 21 gennaio 2016, adottata dal Comitato nazionale, di prendere posizione per il “NO”.

lunedì 23 maggio 2016

COMUNICATO STAMPA ANPI



COMUNICATO STAMPA ANPI

Nel pomeriggio di domenica 22 maggio è stata distrutta, in piazza Santo Stefano, la lapide dedicata a due giovani antifascisti: Claudio Varalli e Giannino Zibecchi.  Ricordiamo che recentemente era stata distrutta la lapide dedicata ai Martiri di via Tibaldi al parco milanese della zona 5 intitolato alla Resistenza.

L'ANPI di Milano esprime la propria profonda preoccupazione per il  rifiorire a Milano di formazioni neofasciste che si pongono in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Richiama l'attenzione delle istituzioni e delle pubbliche autorità su questi fenomeni che offendono Milano capitale della Resistenza.

Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano