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giovedì 28 novembre 2019

Il lungo autunno della classe operaia italiana

Pubblichiamo un estratto del libro di Sergio Bologna Il “lungo autunno”: le lotte operaie degli anni settanta.

Dopo l’autunno caldo: le condizioni di lavoro in fabbrica

È opportuno seguire il filone della soggettività operaia, per capire meglio quel che succede in fabbrica dopo l’autunno caldo, la costituzione dei Consigli e l’elezione dei delegati. Con tutti i suoi limiti, era in atto una rivoluzione nella mentalità della massa operaia, che seguiva un suo percorso indipendente dalle strategie sindacali. Coglierne le caratteristiche richiede un’indagine a livello di base. Nel 1972 la Fiom lancia un’inchiesta tra i delegati, pubblicata nel ’74 con prefazione di Bruno Trentin. Che bilancio traggono i delegati dei primi due anni successivi all’autunno caldo?

mercoledì 27 novembre 2019

Ilva – Basta ricatti: nazionalizzare per garantire lavoro, salute, ambiente


L’annuncio di Arcelor Mittal di rescindere il contratto di acquisizione dell’Ilva suona come un ricatto inaccettabile.
Rischiamo di trovarci di fronte all’ennesimo atto di una lunga saga che a suon di ristrutturazioni, delocalizzazioni, acquisizioni ai fini di speculazioni finanziarie ha continuato a impoverire il tessuto produttivo industriale del nostro paese, con la perdita di intere filiere produttive e  di settori strategici con gravi ricadute occupazionali.
Grave è la responsabilità dei governi succedutisi fin qui che, diversamente da quanto avviene in altri paesi europei, hanno lasciato campo libero alle scelte di un capitalismo poco propenso a investire e innovare, favorendone invece la propensione a speculare sulle privatizzazioni prima e a puntare su bassi salari e contributi pubblici poi.
Fiumi di miliardi, tra agevolazioni fiscali e contributi diretti, sono stati erogati alle imprese......

Arcelor Mittal: Rifondazione con i lavoratori in sciopero

Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori dell’Arcelor Mittal mobilitati in tutti gli stabilimenti del gruppo per lo sciopero di 24 0re indetto da Fiom, Fim e Uilm contro le “condizioni provocatorie e inaccettabili poste dall’azienda”.
Arcelor Mittal nell’incontro con  il governo ha infatti esplicitato i suoi veri obiettivi: il drastico ridimensionamento della produzione a quattro milioni di tonnellate, il licenziamento di 5 mila dipendenti ora in produzione e  la messa in discussione del ritorno in fabbrica dei 2 mila attualmente in amministrazione straordinaria, la modifica del piano ambientale.
La pretesa è di fatto una completa riscrittura dell’accordo sottoscritto solo un anno fa e realizzare un piano totalmente diverso da quello originario.

lunedì 18 novembre 2019

Di Vittorio era per salario minimo, approvare legge subito

Nell’anniversario della morte di Di Vittorio ringraziamo Marta Fana per aver ricordato la proposta di legge presentata il 14 maggio 1954 da Giuseppe di Vittorio, Teresa Noce, Vittorio Foa e tanti altri parlamentari comunisti e socialisti per la “fissazione di un minimo garantito per tutti i lavoratori”.
Una proposta che parla di noi e del nostro tempo quando nella relazione afferma che  “trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che pur sono regolarmente occupati”; e quando dopo aver  citato l’articolo 36 della Costituzione denuncia salari “che per la loro avvilente irrisorieta’ acquistano tutte le caratteristiche di veri e propri salari schiavisti” e che si hanno “situazioni di questa natura nonostante l’esistenza di contratti collettivi di lavoro e degli accordi interconfederali”. Oggi circa il 30% dei lavoratori è al di sotto dei 9 euro con salari da fame.
E’  al meglio di quella  grande tradizione operaia e sindacale e alla Costituzione che ci richiamiamo con alcune delle nostre proposte in difesa dei redditi e dei diritti dei lavoratori:
  • -Istituzione per legge di un salario minimo orario di nove euro per tutti i lavoratori,
  • -eliminazione del jobs act e di tutte le norme che producono precarietà, reintroduzione dell’articolo 18.
Il governo se vuole dare segni di cambiamento reale approvi leggi a favore di lavoratrici e lavoratori.

Antonello Patta
Responsabile nazionale lavoro Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Arcelor Mittal vuole solo chiudere. Intervento Pubblico

Nell’incontro col governo si svela il gioco di Arcelor Mittal che prosegue nel suo ricatto alzando la posta con richieste durissime tra cui quella di 5 mila esuberi.

Prima il problema era lo scudo penale, poi è diventato quello del calo della domanda, poi quello dei tempi troppo stretti per la messa in sicurezza dell’altoforno 2, quindi viene messo sul tavolo come se niente fosse che la stessa difficoltà si potrebbe porre sugli altri altoforni.
Tutte questioni che, a parte quello dello scudo penale sulla cui costituzionalità ci sarebbe da dire,  erano già note da tempo
Era chiaro che non si poteva lasciare che l’altoforno uccidesse ancora ed erano già stati ottenuti tre mesi di proroga per la messa in sicurezza, come in generale avrebbe dovuto essere chiaro che un paese civile non può permettere che si produca senza le garanzie di sicurezza per i lavoratori....

La mano pubblica e un piano nazionale di riconversione ecologica

Alfonso Gianni (il manifesto 9 novembre 2019)
La drammatica vicenda dell’Ilva richiama un groviglio di questioni e di responsabilità che bisognerebbe cercare di dipanare se si vuole trovare una soluzione alla terribile questione ambientale e sociale che essa ha suscitato.
Non è d’aiuto, anzi d’impaccio, inseguire le polemiche di una politica ridotta a una poltiglia di incapacità, incompetenze e irresponsabilità.
La gravità della situazione impone di andare alle radici del problema. Quando si confrontano e si scontrano due diritti fondamentali esplicitamente tutelati della Costituzione, due beni comuni potremmo anche dire, come il lavoro e la salute degli individui e della comunità, e tale scontro non trova soluzione, se non distruttiva per uno di questi diritti o per entrambi, nel perimetro determinato dalle scelte dell’industria privata votata al profitto, c’è un’unica soluzione possibile: la nazionalizzazione dell’impresa.

lunedì 8 maggio 2017

"L'Italia, una repubblica fondata sul lavoro. E allora perché il presidente non è un'operaio?"



"L'Italia, una repubblica fondata sul lavoro. E allora perché il presidente non è un'operaio?". Un breve e illuminante scritto di Ivar Oddone

Gianni Marchetto, ex operaio Fiat, sindacalista della Fiom, oggi ricercatore sociale e blogger, ci ha inviato questa lucida e sintetica, e aggiungerei illuminante, riflessione di Ivar Oddone su lavoro e costituzione. 

1° MAGGIO - Art. 1 L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Punto. Che cosa vuol dire?
1. E' una domanda sul fatto che la società italiana attuale deve far rispettare l’art.1?
2. Che cosa chiede e a chi di fare rispetto a quell’articolo?
3. Votare per chi sostiene Marchionne è compatibile con l’articolo 1 della costituzione italiana?
4. Quale tipo di società è compatibile con l’articolo 1?

Effetto Jobs Act: i disoccupati over 50 superano gli under 24



Effetto Jobs Act: i disoccupati over 50 superano gli under 24
Governo (Poletti) e Pd (Renzi) celebrano per l’aumento dell’occupazione giovanile. Cgil: «Gli scostamenti decimali non incidono sulla stagnazione del mercato». Continua il crollo delle partite Iva e la crisi tra i lavoratori 35-49enni
A marzo i disoccupati con più di 50 anni hanno superato il numero dei disoccupati giovani tra i 15 e i 24 anni. In questo mese i primi erano 567 mila a fronte dei 524 mila tra chi ha meno di 25 anni. Tra febbraio e marzo 2017 i disoccupati «anziani» sono aumentati di 59 mila unità, 103 mila in più rispetto a marzo 2016. Ciò ha portato il tasso di disoccupazione ad aumentare al 6,7%, il livello più alto da novembre 2014 in questa fascia di età. Per l’Istat è la prima volta che accade dall’inizio delle serie storiche mensili (2004). Nelle classifiche del lavoro precarizzato e povero in Italia, questo storico sorpasso sembra essere dovuto principalmente alla fine della mobilità e alla riduzione temporale degli ammortizzatori sociali decisi dal Jobs Act

"La invisibile forza lavoro negli appalti"



"La invisibile forza lavoro negli appalti". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Una recente sentenza a tutela delle lavoratrici e i lavoratori nei cambi di appalto.
Lo scorso 28 aprile 2017, il Tribunale di Padova ha emesso una ordinanza importante a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori ed applica nella fattispecie l'art. 29 comma 3 dlgs 276/2003 come modificato dalla legge 122/2016, secondo cui l'assunzione di personale in occasione del cambio di appalto può configurare un trasferimento di azienda o ramo di azienda. In caso di trasferimento di azienda, l'art. 2112 codice civile impone il passaggio ope legis del personale da cedente a cessionario con conservazione dei diritti (quindi niente trattative al ribasso per intenderci).
Si può configurare trasferimento di azienda anche nel cambio di appalto che si realizzi mediante la mera assunzione di personale prescindendo dall'acquisizione di mezzi ove tale contingente di personale sia stabilmente organizzato e dotato di specifiche abilità e mantenga, con il cambio di appalto, la sua consistenza e attitudine a produrre determinati beni e servizi.

mercoledì 26 aprile 2017

l’Italia è una grande fabbrica e la classe operaia esiste ancora



Usb e Cestes: l’Italia è una grande fabbrica e la classe operaia esiste ancora
Nazionale, 25/04/2017
Il convegno organizzato da USB e Cestes domenica 23 aprile al centro congressi Cavour di Roma per presentare l’inchiesta del centro studi Cestes “La grande fabbrica: dalla catena di montaggio alla catena del valore”, ha visto una impressionante partecipazione di lavoratori e lavoratrici, a testimonianza di quanto la condizione operaia e dei settori del mondo del lavoro che determinano la catena del valore siano ancora centrali nella scena economica e sociale reale del nostro paese.
La grande partecipazione di delegati e militanti, nel bel mezzo del ponte del 25 aprile, senza permessi sindacali e a spese proprie, testimonia non solo di un profondo concetto di militanza ma anche della grande attenzione per il tema proposto. Dopo anni di attacco alla condizione operaia, di totale scomparsa di questa dalle cronache di giornali e televisioni, sembrava quasi che, in Italia e nel mondo, gli operai fossero una classe estinta; non facevano più notizia se non quando ai picchetti davanti ad un magazzino un lavoratore perdeva la vita assassinato da un sistema che non tollera chi lotta contro la schiavitù, per i diritti, per migliori condizioni di vita e di lavoro.

SE SI VA VERSO IL RIDIMENSIONAMENTO E LA LIQUIDAZIONE DI ALITALIA I LAVORATORI NON RIMARRANNO CON LE MANI IN MANO



USB: SE SI VA VERSO IL RIDIMENSIONAMENTO E LA LIQUIDAZIONE DI ALITALIA I LAVORATORI NON RIMARRANNO CON LE MANI IN MANO
Nazionale, 25/04/2017
Il CdA convoca l'assemblea dei soci per il 27 aprile e decide “di avviare le procedure previste dalla legge ….”.
Se questo vuol dire che si procede verso il ridimensionamento o peggio la liquidazione di Alitalia, come forse qualcuno aveva in testa sin dall'inizio della vertenza, tutti sappiano che i lavoratori non rimarranno a guardare con le mani in mano e che USB sarà con loro al 100%.
Quanto affermato dall'azienda per cui “l'operatività dei voli Alitalia” non subirà modifiche, rimane quindi soltanto un'ipotesi legata agli sviluppi della vertenza.

lunedì 10 aprile 2017

Contrasto alla povertà, il ddl delega è legge



Contrasto alla povertà, il ddl delega è legge ma il modello resta quello del bonus renziano, con in più una sproporzione enorme con l'entità reale dei bisogni

Il Ddl delega sul contrasto alla povertà ha superato l’esame del Senato ed è diventato legge con 138 voti a favore e 71 contrari (21 gli astenuti). “Un passo avanti per venire in contro alle difficoltà delle famiglie. Impegno sociale priorità del Governo”: così ha tweettato il Premier Paolo Gentiloni. Con l’approvazione del Ddl sarà introdotto il cosiddetto reddito di inclusione per i nuclei familiari con i requisiti previsti dalla legge, pe rla verità molto restrittivi. Una misura che tra il 2017 e il 2018 sarà finanziata con 4 miliardi di euro grazie ai quali saranno aiutati circa 400 mila nuclei familiari.
Per beneficiare della misura sarà previsto un requisito di durata minima di residenza nel territorio nazionale. È previsto un graduale incremento del beneficio e dell’estensione dei beneficiari, da individuare prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, donne in stato di gravidanza, disoccupati di età superiore a 55 anni.
Attualmente il Sia (che diventerà Rei) è pari a 400 euro al mese che saranno elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.

Spending review: tagli choc al Welfare



Spending review: tagli choc al Welfare
Il Fondo nazionale per le Politiche sociali è stato tagliato da 313 a 99 milioni. Il Fondo per la non autosufficienza da 500 a 450 milioni. Lo ha deciso la conferenza Stato-Regioni il 23 febbraio scorso per rispondere all’imperativo dell’equilibrio di bilancio. «Dopo i tagli alla Sanità da 422 milioni – hanno denunciato i segretari confederali Cgil, Cisl e Uil Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto – questa è una mazzata».
Asili nido, aiuti alle famiglie povere, assistenza domiciliare e centri anti-violenza saranno praticamente azzerati con un maxi-taglio da 214 milioni. Non è messo meglio il fondo per il sostegno ai disabili gravissimi e anziani non autosufficienti a cui saranno prelevati 50 milioni. Una decisione che smentisce quella presa dal governo nel Dl Sud che aveva sbloccato una somma analoga per i malati di Sla sbloccati lo scorso 22 febbraio. Il taglio è stato confermato dal sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali, Luigi Bobba in una risposta scritta all’interrogazione della deputata Pd Donata Lenzi in commissione Affari Sociali. La decisione sarebbe stata presa dalle regioni e dal ministero dell’Economia, senza consultare il ministero del lavoro.

Quelle tasse invisibili chiamate "costi di cittadinanza"



Quelle tasse invisibili chiamate "costi di cittadinanza". La ricerca di Federconsumatori

Quanto pagano le famiglie per i servizi essenziali? Assistenza sanitaria, trasporti pubblici locali, fornitura d’acqua, asili nido, raccolta rifiuti: quanto pesano queste voci sui bilanci familiari, considerate insieme alle addizionali Irpef comunali e regionali? In media richiedono una spesa di quasi 2500 euro l’anno ma molto dipende dalla città in cui si risiede: la più cara è Roma, dove l’insieme di queste voci sfonda il tetto di 3 mila euro, mentre costi più contenuti ci sono a Venezia, a Palermo e a Milano.

Federconsumatori li chiama “costi di cittadinanza”. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha dunque realizzato il quarto rapporto sui costi di cittadinanza, analizzando le spese sostenute dalle famiglie nel 2016 per usufruire dei servizi essenziali (assistenza sanitaria, trasporti pubblici locali, raccolta rifiuti, asili nido e fornitura di acqua) con l’aggiunta delle addizionali IRPEF comunali e regionali. Il confronto è stato fatto su 14 città metropolitane e considerando una famiglia tipo di tre persone – due adulti e un bimbo che nel 10% dei casi ha meno di 4 anni – che abita in un appartamento di proprietà di 100 mq e con un reddito di 36.000 euro annui (pari ad un ISEE di circa 18.000 euro).

lunedì 11 luglio 2016

Il contratto di lavoro? Un vecchio arnese da museo.



Il contratto di lavoro? Un vecchio arnese da museo. La ricerca della Fondazione di Vittorio

"La contrattazione integrativa di 2° livello riguarda ancora solo il 21,2% delle imprese con almeno 10 dipendenti, mentre il contratto nazionale continua a coprire l'88,4% del totale delle retribuzioni di fatto".

E' quanto emerge da uno studio elaborato, su dati Istat, dalla Fondazione Di Vittorio, sulla contrattazione integrativa e le retribuzioni nel settore privato.

Per la fondazione della Cgil, "il Ccnl si conferma, dunque, elemento insostituibile di autorita' salariale sia per quantita' di applicazione nelle imprese che per percentuale di copertura retributiva".

domenica 10 luglio 2016

Lavoro, la favoletta dei voucher: succede veramente di tutto!



Lavoro, la favoletta dei voucher. La ricerca dell'Ires dell'Emilia Romagna. Cgil: "Qui succede veramente di tutto"

Che il Jobs act abbia permesso di superare il precariato "e' una favola". Anzi, i dati Istat sui posti di lavoro, forniti in modo "anfetaminico" ogni mese dal Governo, "sono drogati". Il motivo? "Si utilizza il valore medio degli orari di questi voucher e lo si tramuta in posti di lavoro". A denunciarlo e' il segretario regionale Cgil Emilia-Romagna, Vincenzo Colla. Pochi giorni fa c’è stata la presentazione di una ricerca dell'Ires regionale proprio sui voucher. Quindi, sottolinea il leader Cgil, "formalmente la crescita dei posti di lavoro deriva per la stragrande maggioranza da questo". Dal punto di vista statistico, "e' certamente una soluzione splendida- ironizza Colla- ma stiamo parlando di gente che non ha un lavoro".

giovedì 23 giugno 2016

Leone Lazzara, storico rappresentante sindacale in Atac (Roma) lascia la Cgil



Leone Lazzara, storico rappresentante sindacale in Atac (Roma) lascia la Cgil
Leone Lazzara, storico rappresentante sindacale in Atac lascia la Cgil. E lo fa postando su Faacebook una sua riflessione sull'argomento. Leone da sempre rappresenta una voce libera e indipendente del sindacalismo di classe. La sua decisione arriva dopo il piccolo terremoto provocato dal caso Bellavita. Questo il testo integrale del post di Lazzara.

Dopo 35 anni, ritengo conclusa la mia esperienza di iscritto e militante della CGIL. Una decisione che mi pesa oltremodo prendere ma che, d'altro canto, sono convinto di dover prendere.
La più grande organizzazione italiana dei lavoratori ha subito la mutazione sindacale alla quale il PCI è stato costretto in politica.
Così come i passaggi dal PCI al PDS, ai DS e al PD sono serviti a trafilare la forma e la sostanza del pensiero marxista per sostituirlo con il suo opposto liberale, mentre i militanti se ne andavano uno dopo l'altro scoprendo di non stare più dalla parte giusta; così anche i passaggi da Trentin a Cofferati, a Epifani e alla Camusso sono serviti a ridurre la CGIL ad un apparato ormai privo di un'autentica identità ideale, subalterno al Padronato, costituito in massima parte da sissignore al fianco dei quali ci si rende via via conto di non poter stare.

lunedì 23 maggio 2016

Marco Pannella, sempre contro gli operai. Sempre dalla parte dei poteri forti.



"Marco Pannella, sempre contro gli operai.
Sempre dalla parte dei poteri forti".

Intervento di Gianni Marchetto.

Alla notizia della morte di Marco Pannella, la mia pancia mi ha suggerito: “uno in meno”. Provo a ragionare con la testa.

Da operaio FIAT e poi da sindacalista FIOM il Marco Pannella quando non me lo sono trovato contro, non me lo trovavo nemmeno accanto.

Negli anni ’60 lui non c’era quando non era ancora finita la discriminazione di Valletta nei confronti degli operai comunisti e dei socialisti alla FIAT. Quando per la FIOM era difficile persino raccogliere e presentare le liste per la elezione delle Commissioni Interne.

E non mi sono accorto di lui neanche quando portammo a casa la Legge 300/1970: Lo statuto dei Diritti dei Lavoratori. Anzi me lo trovai contro dopo un po’ di anni quando lui attaccò violentemente l’art. 18 (architrave dello Statuto), con l’indizione di un referendum che voleva abrogare tale articolo. A proposito di campione dei diritti dei cittadini. I lavoratori nelle aziende non sono dei cittadini?

sabato 21 maggio 2016

Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi solo la Grecia”



Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi solo la Grecia”
Famiglie senza lavoro in aumento, una spesa sociale inefficiente, una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Questo è il quadro fornito dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat, relativo al 2015. La fotografia scattata dall’istituto mostra che 6 giovani su 10 vivono ancora con i genitori, mentre uno su quattro non studia e non lavora.
Il tutto in un contesto economico debole, con i prezzi che ristagnano o calano e un mercato del lavoro incerto: nel 2025, l’istituto prevede che l’occupazione rimanga ferma a un livello simile al 2010.
Oltre 2 milioni di famiglie senza lavoro. Un minore su 5 in condizione di povertà - In Italia 2,2 milioni di famiglie vivonosenza redditi da lavoro. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro.

Il capolavoro di Renzi? Più di due milioni di famiglie che vivono senza redditi da lavoro.



Il capolavoro di Renzi? Più di due milioni di famiglie che vivono senza redditi da lavoro.
In Italia ci sono 2,2 milioni di famiglie che vivono senza redditi da lavoro. E' il dato relativo al 2015 che emerge dall'ultimo rapporto annuale dell'Istat. Le famiglie "jobless" sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell'anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all'8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L'incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l'incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%. Le persone che vorrebbero lavorare ma che non hanno un impiego sono in Italia 6,5 milioni. E per il 2016 l'Istat evidenzia che l'andamento del mercato del lavoro "è incerto" e quello dei prezzi "appare ancora molto debole".