Paolo Ferrero: Congresso di Rifondazione: sono contrario ad una svolta a destra.
Da qualche giorno circola sulla rete un appello di cento
compagni e compagne
che invitano a sostenere gli emendamenti sulle tesi 9 e 15-16 (prima
firmataria Veronica Albertini) nel Congresso di
Rifondazione Comunista.
Nell'appello si dice testualmente che: "Il concreto
rischio che il nostro
partito corre, in assenza di profondi mutamenti nella
linea politica e nella
composizione del gruppo dirigente, è la definitiva
marginalizzazione".
Sui mutamenti nella composizione del gruppo dirigente mi
pare che tutti i
documenti variamente convengano e quindi non dico nulla.
Mi pare invece
necessario approfondire bene quali sono i "profondi
mutamenti della linea
politica" che vengono proposti dagli emendamenti in
questione.
Due mi paiono i principali cambiamenti di linea politica
proposti, entrambi
negativi.
In primo luogo negli emendamenti presentati si parla
genericamente di unità
della sinistra senza mai dire una parola sul rapporto con
il centro
sinistra. Si tratta effettivamente di una modifica
radicale della linea
politica, di un suo vero e proprio rovesciamento. Da
Chianciano in poi
abbiamo detto con chiarezza che occorre lavorare per
aggregare la sinistra
fuori dal centro sinistra. Lo abbiamo detto con chiarezza
perché tutte le
scissioni che Rifondazione Comunista ha subito sono
avvenute su questa
questione: dalla scissione dei comunisti unitari che nel
1994 scelsero di
"baciare il rospo" e sostenere il governo Dini,
alla scissione del 1998 dei
Comunisti Italiani, finalizzata al sostegno al governo
Prodi e poi alla
partecipare a quelli D'Alema e Amato, fino alla scissione
di Vendola nel
2009, avvenuta proprio sul tema del rientro all'interno
del centro sinistra.
Lo stesso fallimento della Federazione della Sinistra è
avvenuto esattamente
su questo tema, quando il PdCI scelse nel luglio scorso
di aprire una
trattativa con il PD invece di proseguire il cammino
della lista autonoma
della Federazione della Sinistra.
Proporre - come fanno gli emendamenti in questione - di
unire la sinistra
facendo finta che non esista il problema del rapporto con
il centro sinistra
apre la strada ad una unità fittizia, senza prospettive,
tanto più visto
l'orientamento di SEL e PdCI . Se praticata questa strada
ci porterebbe al
rischio di mettere in piedi un soggetto di sinistra che
si spacchi
nuovamente a 6 mesi dalle elezioni - come è successo con la Federazione
della Sinistra - o di finire noi stessi dentro il centro
sinistra. Questo è
il contrario di ciò che affermiamo nel documento non
emendato: costruire un
soggetto unitario e plurale della sinistra autonomo ed
alternativo a questo
centro sinistra.
Questo emendamento propone quindi un netto cambio di linea politica,
cancellando quanto abbiamo deciso in questi 5 anni da Chianciano in avanti.
Proponendo che la costruzione della sinistra avvenga
nell'ambiguità per
quanto riguarda i rapporti con il centro sinistra. Penso
che sia il
contrario di quanto occorre per intercettare il disagio
sociale che cresce
nella crisi, per sconfiggere ile destre populiste ed è
privo di senso logico
nel momento in cui il PD da due anni governa con il PDL e
si propone di
manomettere pesantemente addirittura la Carta
Costituzionale.
Il problema è quindi costruire la sinistra su basi
democratiche e
partecipate e nella piena consapevolezza che si tratta di
un progetto
politico alternativo al centro sinistra.
In secondo luogo l'emendamento propone di unificare
Rifondazione Comunista e
PdCI, anche qui senza specificare su che base politica
debba avvenire questa
riunificazione. Anche per quanto riugarda il PdCI
l'emendamento non affronta
il problema politico del rapporto con il centro sinistra
di cui abbiamo già
parlato sopra. Il PdCI si è diviso da Rifondazione sul
rapporto con il
centro sinistra, per sostenere il governo Prodi e poi per
partecipare a
quello D'Alema e Amato. Per proporre l'unità occorre che
questo nodo sia
chiarito, altrimenti ci troveremo a ripetere sempre lo
stesso film, come è
già accaduto con la Federazione della Sinistra. Per
questo il documento non
emendato afferma che il processo di unità dei comunisti
deve avvenire nella
chiarezza dell'alternatività al centro sinistra e sulla
base della
rifondazione comunista.
Da ultimo l'emendamento propone l'unificazione tra PdCI e
PRC ma non
specifica come. Nell'ultimo congresso il PdCI ha proposto
ufficialmente lo
scioglimento dei nostri due partiti per realizzare
l'unificazione. E' questa
la proposta che avanza l'emendamento? Il documento non
emendato non prevede
che Rifondazione possa sciogliersi, anzi propone di
rilanciare Rifondazione
Comunista e di rafforzarla. Ogni percorso unitario deve
partire dalla
valorizzazione di Rifondazione e non dalla sua
liquidazione.
Per queste ragioni penso che i "profondi mutamenti
nella linea politica" che
vengono proposti con gli emendamenti siano sbagliati: si
tratterebbe di una
svolta moderata quando invece abbiamo la necessità di
costruire una sinistra
antiliberista e anticapitalista - in Italia come in
Europa - in piena
autonomia dal centro sinistra.
Dobbiamo cogliere l'opportunità che si è aperta con le
manifestazioni del 12
e del 19 per riuscire a realizzare il nostro progetto
politico, non cambiare
linea.
Paolo Ferrero
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