sabato 26 ottobre 2013

Paolo Ferrero: Congresso di rifondazione



Paolo Ferrero: Congresso di Rifondazione: sono contrario ad una svolta a destra.

Da qualche giorno circola sulla rete un appello di cento compagni e compagne
che invitano a sostenere gli emendamenti sulle tesi  9 e 15-16 (prima
firmataria Veronica Albertini) nel Congresso di Rifondazione Comunista.

Nell'appello si dice testualmente che: "Il concreto rischio che il nostro
partito corre, in assenza di profondi mutamenti nella linea politica e nella
composizione del gruppo dirigente, è la definitiva marginalizzazione".

Sui mutamenti nella composizione del gruppo dirigente mi pare che tutti i
documenti variamente convengano e quindi non dico nulla. Mi pare invece
necessario approfondire bene quali sono i "profondi mutamenti della linea
politica" che vengono proposti dagli emendamenti in questione.


Due mi paiono i principali cambiamenti di linea politica proposti, entrambi
negativi.

In primo luogo negli emendamenti presentati si parla genericamente di unità
della sinistra senza mai dire una parola sul rapporto con il centro
sinistra. Si tratta effettivamente di una modifica radicale della linea
politica, di un suo vero e proprio rovesciamento. Da Chianciano in poi
abbiamo detto con chiarezza che occorre lavorare per aggregare la sinistra
fuori dal centro sinistra. Lo abbiamo detto con chiarezza perché tutte le
scissioni che Rifondazione Comunista ha subito sono avvenute su questa
questione: dalla scissione dei comunisti unitari che nel 1994 scelsero di
"baciare il rospo" e sostenere il governo Dini, alla scissione del 1998 dei
Comunisti Italiani, finalizzata al sostegno al governo Prodi e poi alla
partecipare a quelli D'Alema e Amato, fino alla scissione di Vendola nel
2009, avvenuta proprio sul tema del rientro all'interno del centro sinistra.

Lo stesso fallimento della Federazione della Sinistra è avvenuto esattamente

su questo tema, quando il PdCI scelse nel luglio scorso di aprire una
trattativa con il PD invece di proseguire il cammino della lista autonoma
della Federazione della Sinistra.

Proporre - come fanno gli emendamenti in questione - di unire la sinistra
facendo finta che non esista il problema del rapporto con il centro sinistra
apre la strada ad una unità fittizia, senza prospettive, tanto più visto
l'orientamento di SEL e PdCI . Se praticata questa strada ci porterebbe al
rischio di mettere in piedi un soggetto di sinistra che si spacchi
nuovamente a 6 mesi dalle elezioni  - come è successo con la Federazione
della Sinistra - o di finire noi stessi dentro il centro sinistra. Questo è
il contrario di ciò che affermiamo nel documento non emendato: costruire un
soggetto unitario e plurale della sinistra autonomo ed alternativo a questo
centro sinistra.

Questo emendamento propone quindi un  netto cambio di linea politica,
cancellando quanto abbiamo deciso in questi  5 anni da Chianciano in avanti.

Proponendo che la costruzione della sinistra avvenga nell'ambiguità per
quanto riguarda i rapporti con il centro sinistra. Penso che sia il
contrario di quanto occorre per intercettare il disagio sociale che cresce
nella crisi, per sconfiggere ile destre populiste ed è privo di senso logico
nel momento in cui il PD da due anni governa con il PDL e si propone di
manomettere pesantemente addirittura la Carta Costituzionale.

Il problema è quindi costruire la sinistra su basi democratiche e
partecipate e nella piena consapevolezza che si tratta di un progetto
politico alternativo al centro sinistra.

In secondo luogo l'emendamento propone di unificare Rifondazione Comunista e
PdCI, anche qui senza specificare su che base politica debba avvenire questa
riunificazione. Anche per quanto riugarda il PdCI l'emendamento non affronta

il problema politico del rapporto con il centro sinistra di cui abbiamo già
parlato sopra. Il PdCI si è diviso da Rifondazione sul rapporto con il
centro sinistra, per sostenere il governo Prodi e poi per partecipare a
quello D'Alema e Amato. Per proporre l'unità occorre che questo nodo sia
chiarito, altrimenti ci troveremo a ripetere sempre lo stesso film, come è
già accaduto con la Federazione della Sinistra. Per questo il documento non
emendato afferma che il processo di unità dei comunisti deve avvenire nella
chiarezza dell'alternatività al centro sinistra e sulla base della
rifondazione comunista.

Da ultimo l'emendamento propone l'unificazione tra PdCI e PRC ma non
specifica come. Nell'ultimo congresso il PdCI ha proposto ufficialmente lo
scioglimento dei nostri due partiti per realizzare l'unificazione. E' questa
la proposta che avanza l'emendamento? Il documento non emendato non prevede
che Rifondazione possa sciogliersi, anzi propone di rilanciare Rifondazione
Comunista e di rafforzarla. Ogni percorso unitario deve partire dalla
valorizzazione di Rifondazione e non dalla sua liquidazione.

Per queste ragioni penso che i "profondi mutamenti nella linea politica" che
vengono proposti con gli emendamenti siano sbagliati: si tratterebbe di una
svolta moderata quando invece abbiamo la necessità di costruire una sinistra
antiliberista e anticapitalista - in Italia come in Europa - in piena
autonomia dal centro sinistra.

Dobbiamo cogliere l'opportunità che si è aperta con le manifestazioni del 12
e del 19 per riuscire a realizzare il nostro progetto politico, non cambiare
linea.

Paolo Ferrero



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