«Il Pd è come Forza Italia. Sono crollati tutti i riferimenti». Parla Maurizio Acerbo, nuovo segretario di Rif. Com.
Pubblicato il 26 apr 2017
di Francesco Postorino
Come giustificare un’intervista politica all’interno di una rubrica essenzialmente
filosofica che si occupa di modernità, nichilismo e morte di dio? In un certo
senso giunge in mio soccorso il nuovo segretario nazionale di Rifondazione
Comunista, Maurizio Acerbo, il quale lascia intendere in poche battute che il
Partito democratico è l’esito di un processo degenerativo fondato sul nulla.
Il riformismo postmoderno, infatti, ha smarrito la bussola, ha ucciso i
principi, e realizza di continuo politiche suicide o depressive a scapito degli
ultimi, dei senza nome, di chi subisce gli effetti nocivi del
turbo-capitalismo. I campioni della competitività e i molteplici adulatori
della Third Way hanno voltato le spalle ai protagonisti del disagio. Servirebbe
pertanto una sinistra degna del nome, che torni ai fondamentali e ricominci a
parlare di giustizia sociale, di libertà autentiche e di spirito di
emancipazione. Adesso ascoltiamo lui.
Cosa rappresenta per te il 25 aprile?
Una giornata imprescindibile. Si celebra il momento più alto della nostra
storia. La democrazia italiana è una conquista del movimento operaio,
dell’antifascismo e della Resistenza.
Il Pd, com’è noto, ha deciso di non partecipare alla manifestazione indetta
dall’Anpi. È un segnale preoccupante?
L’ennesimo! Questa volta assai grave sul piano politico e simbolico. D’altronde
la delegittimazione dell’Anpi è cominciata durante la campagna referendaria con
toni degni del Berlusconi dei tempi d’oro. Il Pd è ontologicamente proteso alla
distruzione di tutto ciò che ha a che fare con l’eredità della sinistra
italiana. L’Anpi va bene se fa il soprammobile e pratica un collateralismo
subalterno. Se fa il suo dovere di principale organizzazione antifascista di
questo paese, custode della memoria della Resistenza e della Costituzione,
diventa un ostacolo. Lo stile sobrio di Smuraglia e la sbruffonaggine di Renzi
danno la misura di una distanza persino antropologica.
Neppure la comunità ebraica parteciperà. Perché tutte queste divisioni nel
giorno dell’unità?
La comunità ebraica romana non può pretendere che le bandiere palestinesi
non sfilino in una manifestazione antifascista. Allo stesso modo altri non
possono pretendere che non sfilino gli striscioni della Brigata ebraica. Un
vero antifascista ha il dovere di combattere l’antisemitismo e al tempo stesso
di sostenere la causa del popolo palestinese. Dispiace, inoltre, che sia
diventata così forte l’identificazione con governi come quello di Netanyahu.
Diciamo che sul 25 aprile e sull’Anpi è precipitata in questo caso una polemica
di lunga data.
Sempre più filo-israeliani quelli del Pd?
Sì, come la gran parte della politica italiana, e quindi si sono accodati
alla decisione discutibile della comunità ebraica romana. Sono lontani i tempi
in cui Arafat era di casa nella sinistra italiana! Ma d’altronde il Pd è il
partito dei distruttori della sinistra italiana. É la nuova Forza Italia.
Quali saranno i segni di continuità e discontinuità rispetto alla linea
politica e programmatica del tuo predecessore?
Paolo Ferrero dice che io sono più eretico di lui. Detto da un valdese ci
si può credere. Ogni persona ha un suo stile, un suo percorso, le proprie
attitudini. Paolo è di Pinerolo, io di Pescara. Lui da ragazzino ascoltava
Emerson, Lake & Palmer, io i Clash e i Ramones, ecc. Scherzi a parte, per
quanto riguarda la linea la si decide insieme e collettivamente. Io sono stato
votato da un’amplissima maggioranza di compagne e compagni sulla base di una
proposta avanzata proprio da Paolo e della condivisione di una linea su cui
hanno votato migliaia di iscritte e iscritti.
Una domanda semplice e ingenua: perché il popolo preferisce farsi irretire
da personaggi poco raccomandabili, anziché dare ascolto ai soggetti
tradizionali della sinistra? In altri termini, perché il popolo guarda sempre
di più a destra?
Non so se il popolo davvero sia andato a destra. Non ne sarei sicuro. Certo
si è spostato a destra l’asse di tutto il dibattito pubblico e del sistema
politico. La destra in Italia era forte anche 20 anni fa. Ma la tragedia è la
mutazione della ex-sinistra che ha lasciato milioni di persone senza punti di
riferimento. Quella che la tv e la grande stampa definisce “sinistra” da tanto
tempo non è tale. E nondimeno anche la sinistra radicale in Italia ha perso
credibilità in una stagione ormai lontana, perché quando ha raggiunto l’apice
della sua forza è apparsa parte della casta più che voce di chi sta in basso.
Non so quali siano i «personaggi poco raccomandabili» a cui ti riferisci, ma
tra loro metterei sicuramente quelli che con i voti del “popolo di sinistra”
hanno portato avanti politiche neoliberiste di destra. Quando la “sinistra”
approva la legge Fornero, e Salvini può atteggiarsi a difensore dei lavoratori,
non mi stupisco del crollo di tutti i riferimenti. Noi siamo andati in
direzione ostinata e contraria rimanendo fuori dal parlamento e dei
teleschermi, ma non abbiamo avuto la forza per invertire la tendenza.
La sinistra alternativa che politiche intende adoperare per «resistere»
all’offensiva neoliberista?
Riduzione dell’orario di lavoro, reddito minimo garantito per chi è senza
lavoro, intervento pubblico per creare occupazione, redistribuzione della
ricchezza, riconversione ecologica. Semplice buonsenso, ma pare impossibile
dentro il quadro dominante. Si tratta di attuare la Costituzione e di
disobbedire ai trattati europei che sono parte di quello che Luciano Gallino ha
definito il «colpo di stato di banche e governi» perpetrato nell’ultimo
ventennio. Si tratta di smontare la narrazione con cui hanno reso accettabili
misure e scelte che non lo sono. Che senso ha mandare la gente in pensione a 70
anni con i figli quarantenni a casa disoccupati e magari anche depressi? Perché
la Bce inonda di euro a tasso zero le banche ma non può fare un Quantitative
easing per i popoli? Perché l’Ue ha tra i suoi obiettivi un tasso di
disoccupazione elevato per tenere bassi i salari?
Vi aprirete ad altri partiti e forze anti-sistema?
Noi abbiamo una profonda convinzione unitaria e proponiamo a tutta la
sinistra sociale e politica antiliberista e anticapitalista di costruire un
soggetto unitario alternativo al Pd e alle altre destre. Al quale possano
aderire i partiti e tutti coloro che non fanno parte di alcun partito. Abbiamo
la consapevolezza che da tempo non ha una tessera di partito la maggior parte
delle comuniste e dei comunisti, delle persone di sinistra, dei pacifisti e
degli ambientalisti in Italia attivi nei movimenti, nelle lotte, nelle
iniziative culturali, nel mutualismo, nell’associazionismo, nei sindacati, in
gruppi e comitati. In tutta Europa sono nati progetti nuovi. Io sono appena
ritornato da Barcellona dove ho partecipato 15 giorni fa all’assemblea
fondativa di un soggetto di questo tipo che nasce dalla confluenza tra partiti
della sinistra radicale e movimenti che hanno consentito la vittoria della
sindaca Ada Colau. La campagna referendaria ha dimostrato che questo paese non
è normalizzato. Ma c’è bisogno di un salto della soggettività politica che si
combini con una ripresa del conflitto sociale. «Divisi siam canaglia»,
insegnavano i nostri bisnonni.
E su Melenchon come vi pronunciate?
Siamo dello stesso partito anche se in Italia nessuno lo sa, dato che la
disinformazione sulla sinistra radicale regna sovrana. Hanno paura che dopo
Grecia, Portogallo, Spagna e Francia sbuchi fuori anche nel nostro paese?
Melenchon fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione
Comunista. E, come noi, fa parte del gruppo parlamentare europeo del GUE/NGL,
insieme agli spagnoli di Podemos e IzquierdaUnida, alla Linke tedesca, a
Syriza, al Bloco de Equerda e al PC portoghese e a tante altre formazioni a
sinistra del Partito (ex)Socialista Europeo. Nella Sinistra Europea si cerca di
aggregare tutte le storie e le culture critiche della sinistra, dai comunisti
agli ecologisti, dai socialisti rimasti tali come Melenchon e Lafontaine, a chi
viene da esperienze di movimento più recenti. Una realtà che l’informazione
italiana non racconta e che quando ne deve dar conto per qualche risultato
elettorale presenta genericamente come “sinistra populista”.
Condividete, quindi, i contenuti del suo programma?
Il programma di Melenchon è simile a quello che proponiamo in Italia e
negli altri paesi europei da anni. L’Unione Europea come costruita dai trattati
e dagli accordi tra i governi è un dispositivo autoritario per imporre le
politiche neoliberiste che stanno impoverendo la società. Noi già nel 1992 lo
dicevamo quando votammo contro il trattato di Maastricht. Solo degli
imbroglioni possono confondere la nostra critica all’Unione Europea con un
antieuropeismo di destra. I principali antieuropeisti sono Draghi, Schauble e
tutto l’establishment che sta smantellando il modello sociale europeo.
Una curiosità, che rapporto intendete instaurare con Marco Rizzo?
Mi sembra evidente che la linea settaria del PC di Rizzo non prevede alcun
tipo di relazione con noi. Comunque non voglio passare il tempo a litigare o
polemizzare con loro. Preferisco dedicare il mio tempo a ricostruire un
rapporto con milioni di persone che potenzialmente possono condividere con noi
un progetto di alternativa per questo paese e l’Europa. Il numero di partiti
super-comunisti che sono proliferati in questi anni è inversamente
proporzionale alla capacità di incidere nella realtà sociale e politica.
Nessun commento:
Posta un commento