lunedì 9 dicembre 2013

POVERE PENSIONI


Secondo il bilancio sociale dell'Inps, 11,5 milioni di pensionati percepiscono un reddito medio di 10.000 euro lordi annui, pari a 700 euro al mese. Con buona pace di quelli che ci raccontano del conflitto generazionale, sarebbe forse allora il caso di tornare a parlare di classico contrasto fra ricchi e poveri

L’Inps ha presentato giovedì a Roma il suo bilancio sociale 2012. Un rapporto ricco e aggiornato, di un ente che, dopo l’assorbimento dell’Inpdap, gestisce ormai la quasi totalità delle prestazioni pensionistiche (previdenziali e assistenziali) e degli ammortizzatori sociali, oltre ad amministrare le principali banche dati nazionali in materia. Nel 2012, in un paese con un Pil di 1500 miliardi, l’Inps ha pagato prestazioni per quasi 300 miliardi, di cui 261 miliardi di pensioni (237 miliardi di natura previdenziale e 41 miliardi di natura assistenziale), 13 miliardi di ammortizzatori sociali e 10 miliardi di assegni familiari. Nello stesso periodo, ha raccolto 208 miliardi di contributi sociali e ricevuto trasferimenti dallo stato per 94 miliardi. Fra i possibili spunti che emergono dalla lettura del rapporto, proviamo a fare qualche ragionamento focalizzandoci sul valore delle prestazioni pensionistiche erogate.
Le pensioni previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti) in essere offrono in media 1.029 euro lordi al mese, con una forte differenza di genere: 1.365 euro per i maschi, 822 euro per le femmine. Le prestazioni assistenziali (assegni sociali, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento) valgono in media poco più di 400 euro lordi al mese. Fra i peggio messi nel comparto previdenziale sono i lavoratori parasubordinati, che, anche escludendo quelli che hanno un’altra pensione da lavoro, arrivano a percepire un beneficio di appena 308 euro al mese, mentre nel comparto assistenziale spiccano gli invalidi civili, con una pensione di appena 273 euro al mese. Se ragioniamo in termini di pensionati, anziché di pensioni (lo stesso individuo può percepire più di una pensione) scopriamo che, su 16,8 milioni di pensionati, 11,5 milioni sono nel gruppo dei più poveri, con un reddito pensionistico medio di 10.000 euro lordi annui (netti, 700 euro mensili), mentre altri 3,8 milioni sono nel secondo gruppo, con un reddito medio annuo lordo di 23.800 euro, ovvero una pensione netta mensile di 1.500 euro.

BUONI SCUOLA




DOPO L'AUDIZIONE VII COMMISSIONE ED IL PRESIDIO SOTTO IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA



CHE FARE?

Carissimi soci e simpatizzanti dell'Associazione NonUnodiMeno e delle altre forze sociali e politiche che hanno condiviso la Petizione contro i Buoni Scuola

Prima di tutto un grazie per il sostegno che avete dato alla battaglia per l'abrogazione dei Buoni Scuola o meglio della “Dote per la libertà di scelta”. Con il Presidio (circa 200 persone) e la consegna delle 15.000 firme alla VII Commissione abbiamo concluso una prima parte della battaglia sicuramente con un esito decisamente positivo (10.500 firme raccolte da NonUnodiMeno con le altre organizzazioni e circa 5.000 raccolte dagli studenti) Abbiamo creato uno schieramento largo ed unitario che va dall'Flc/Cgil alla Fiom, dall'Arci alla Camera del Lavoro, dalle organizzazioni studentesche a Rifondazione Comunista e ai Giovani Comunisti, dagli Amici della Consulta per la laicità delle Istituzioni, ai genitori del Parco Trotter e della scuola San Mamete, dall'Usb alla capogruppo del Movimento 5 stelle e a Sel Regionale. Sicuramente dimentico qualcuno. Nell'incontro con la VII Commissione della Regione Lombardia abbiamo illustrato le ragioni per cui riteniamo grave, ingiustificata, illegittima ed anticostituzionale la "Dote per la libertà di scelta" in quanto discrimina gli studenti delle scuole pubbliche statali (più del 90%) dall'erogazioni dei fondi regionali e per questo abbiamo chiesto l'ANNULLAMENTO DELLE 2 DELIBERE DELLA GIUNTA REGIONALE sia in sede regionale che con le 2 studentesse delle scuole statali che hanno presentato con i loro genitori RICORSO AL TAR REGIONALE che vedrà la prima udienza il 28 gennaio 2014.

venerdì 6 dicembre 2013

TRASPORTI, RIPARTE LA FIAMMATA DEGLI SCIOPERI CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI: PISA FIRENZE TORINO

Scioperi selvaggi a Firenze e a Pisa. Lavoratori molto arrabbiati a Torino. Il settore dei trasporti torna a farsi sentire. Chi pensava che dopo la vicenda di Genova l’iniziativa dei lavoratori potesse essere archiviata sotto la voce “sfoghi natalizi” dovrà rifare i conti. La spinta contro le aziende che sfruttano e vessano i lavoratori è molto forte, così come quella contro la privatizzazione, che giustamente è vista come l’ultima mazzata alla condizione già precaria degli autilsti. Il 20 gennaio, intanto, gli autisti sembra che stiano preparando una grande assemblea nazionale.

A Torino, l’adesione allo sciopero è stata dell'80%. Contro il Gruppo Torinese Trasporti che vuole vendere il 49% dell’azienda, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl, Fast Confsal , hanno fermato i mezzi pubblici in città,il trasporto urbano, suburbano, la metropolitana che e' stata chiusa, le autolinee extraurbane e il servizio ferroviario gestito a Gtt. Nelle vie del centro è stato improvvisato un corteo. Alcuni volantini del Pd dal titolo 'L'Italia giusta' sono stati bruciati.Un nuovo sciopero di 24 ore e' stato indetto dai sindacati di base per lunedi' 16 dicembre. "Se non sara' ritirata la delibera sulla privatizzazione la protesta proseguira' e si intensifichera'", spiegano i rappresentanti Usb
Meno “canoniche” le proteste a Pisa (i mezzi in circolazione sono davvero pochissimi) e a Firenze dove di fronte all’iniziativa autonoma dei lavoratori il prefetto ha convocato a Palazzo Medici Riccardi le Rsu di Ataf per evitare che ''si protragga ulteriormente la situazione di illegalita'”. L'astensione dal lavoro, per tutta la giornata, era stata regolarmente comunicata, ma le corse delle fasce di garanzia stamani non sono state effettuate, lasciando molte persone in attesa sotto le pensiline in molte zone della citta'. Intanto, come spiega una nota della rsu dell'azienda, l'assemblea dei lavoratori di Ataf, in riunione dalle 4 di stanotte, ha stabilito di proseguire i lavori, diventando permanente, per individuare "soluzioni alla disastrosa situazione del trasporto fiorentino aggravata dopo la scelta dell'amministrazione comunale di privatizzare l'azienda e in conseguenza dell'intenzione confermata dal nuovo gestore privato di disdettare tutta la contrattazione aziendale oltre a voler dividere Ataf fra i tre soci proprietari". Con la violazione delle fasce di garanzia, infatti, i tramvieri sono passibili di denunce penali e di sanzioni da parte della Commissione nazionale di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Anche a Firenze i lavoratori sono scesi in piazza. Al sit in hanno partecipato anche alcune delegazioni di autisti di altre città, tra cui una da Roma.

CROLLA IL POTERE DI ACQUISTO DELLE FAMIGLIE


Noi, come suol dirsi, ce lo sapevamo già. Adesso lo certificano i dati dell'Inps e resta solo da sperare che qualcuno, a Palazzo Chigi, prenda in considerazione questi numeri: quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese; in totale si tratta di circa 7,2 milioni di italiani. Di questi, il 14,3 per cento - ovvero 2,2 milioni - non arriva nemmeno a 500 euro di pensione. Solo 650 mila persone possono contare su un contributo che supera i tremila euro mensili.
In generale, sono i pensionati pubblici i più “fortunati”. Il loro reddito da pensione nel 2012 è stato - in media - di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro rispetto ai 1.223 euro medi portati a casa da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si amplia tra le donne, con 826 euro medi di pensione per le donne del fondo lavoratori dipendenti e i 1.613 di quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione si ferma in media sotto i 1.000 euro.
Se i pensionati stanno male, non va meglio per le famiglie, il cui potere d'acquisto è crollato di ben 9,4 punti percentuali tra il 2008 e il 2012. Solo tra il 2011 e il 2012 il calo è stato di quasi il 5%. Nel 2012 oltre 4 milioni di persone hanno usufruito di ammortizzatori sociali. Oltre 1,6 milioni di persone hanno usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di due mesi e 2 giorni lavorativi.
Nel complesso, a beneficiare del sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quelle a requisiti ridotti) sono stati 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell’anno precedente.
Quanto ai dipendenti pubblici, a causa del blocco dei turn over e dei numerosi pensionamenti, c’è stata una vera e propria emorragia. Nel 2012 ci sono state 130.000 unità (-4%) in meno, passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni, mentre le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (-8,2%).

mercoledì 4 dicembre 2013

3. Gli operai arsi vivi a Prato. Ovvero, la schiavitù a chilometro zero



Le persone bruciate vive nelle fabbriche tessili segnano la storia dello sviluppo industriale e delle condizioni di lavoro. La stessa data dell'8 marzo ricorda la strage di operaie avvenuta per il fuoco più di un secolo fa negli Stati Uniti. Dopo aver percorso il mondo con la sua devastazione costellata di stragi di lavoratori, ora, grazie alla crisi, la globalizzazione torna là da dove era partita, e anche da noi si muore come nel Bangladesh o in Cina. Negli Stati Uniti questi laboratori di migranti che si installano nelle antiche zone industriali li chiamano "swet shops", fabbriche del sudore.

Da noi la strage di operai cinesi a Prato è stata presentata cercando la particolarità estrema, quasi come fatto di costume. Si è messo l'accento sulla particolare chiusura in sé della comunità cinese, fatto assolutamente vero, quasi per derubricare quanto avvenuto. E soprattutto per non affrontare la questione vera, che in Italia la produzione industriale e il lavoro nei servizi stanno affondando nelle condizioni di quello che una volta si chiamava terzo mondo.

La questione non è che i morti sono cinesi, ma che in Italia si lavora come schiavi per paghe vergognose, e che questo può toccare a tutti. Perché c'è chi ci guadagna a mettere il proprio marchio su ciò che viene fatto per pochi centesimi, e la svalutazione dei nostri redditi ci pesa un po' meno se possiamo comprare indumenti a basso prezzo. Prima si dovevano trasportare da lontano le merci prodotte dagli schiavi, ora la strada è più corta perché gli schiavi li abbiamo in casa. I margini di profitto crescono con la schiavitù a chilometro zero.

Se non si ferma la macchina infernale della globalizzaIone, se non si ridà forza e dignità al lavoro quale che sia il colore della pelle o il taglio degli occhi di lo fa. Se si continua a parlare di competitività e produttività a tutti i costi. Se si continua ad accettare come fatto inevitabile che il lavoro sia sfruttato qui, tanto sennò lo sfruttano lì.

Se continueremo a considerare con riprovazione domenicale ipocrita, il culto che Papa Francesco ha chiamato del Dio Denaro. Se continueremo a sprofondare verso il capitalismo ottocentesco, di quel capitalismo subiremo sempre di più la ferocia.
Se vogliamo fermarci, cominciamo a dire che a Prato sono stati uccisi sette operai, come alla Tyssen krupp di Torino. Non sette cinesi, ma sette operai vittime in Italia dello schiavismo della globalizzazione.

sabato 26 ottobre 2013

UNA REPUBBLICA PRESIDENZIALE


Una Repubblica presidenziale e anticostituzionale.

Intervento di Giorgio Cremaschi


Abbiamo corso il rischio di dover essere grati ai falchi berlusconiani. Nella disperata ricerca di rappresaglie contro il destino giudiziario del loro capo, hanno infatti provato a colpire in parlamento il disegno di controriforma costituzionale. Purtroppo han fallito per pochi voti e grazie al soccorso prestato al governo dalla Lega, di cui è ben nota la sensibilità costituzionale. Così la riscrittura in senso autoritario della Carta uscita dalla resistenza antifascista prosegue.

Anche questo dobbiamo mettere nel conto delle responsabilità del governo delle larghe intese e della sua guida assoluta, Giorgio Napolitano.
All'attuale Presidente della Repubblica sono oggi perdonate posizioni e scelte che non sarebbero mai state accettate da nessun suo predecessore. Tra questi va ricordato Francesco Cossiga, posto in stato d'accusa dal PCI per le sue ripetute prese di posizione a favore del cambiamento della Costituzione.

PRESIDIO CONTRO I LADRI DI DEMOCRAZIA



Federazione Provinciale Milano

Carissimi Compagni/e

Lunedì 28 ottobre, ore 10, Aula Magna, Via Festa del Perdono 7, si ritroveranno a Milano per parlare di Riforme Costituzionali, il ministro Quagliariello, insieme a giuristi e senatori come Violante.

Per soli 4 voti viene superato al Senato il quorum dei due terzi che, se venisse superato anche alla Camera, darà la possibilità di evitare il referendum confermativo per le leggi di riforma costituzionale.

Per questo manifesteremo il nostro dissenso al ministro Quagliarello e alle scelte di manomettere la Costituzione nata dalla Resistenza. Loro parlano e a tutti noi viene negato il diritto di parola.

Invitiamo tutti/e a partecipare al presidio contro i LADRI DI DEMOCRAZIA Lunedì
dalle ore 10.00 Università Statale Via Festa del Perdono, 7

La Segreteria Provinciale del PRC

Paolo Ferrero: Congresso di rifondazione



Paolo Ferrero: Congresso di Rifondazione: sono contrario ad una svolta a destra.

Da qualche giorno circola sulla rete un appello di cento compagni e compagne
che invitano a sostenere gli emendamenti sulle tesi  9 e 15-16 (prima
firmataria Veronica Albertini) nel Congresso di Rifondazione Comunista.

Nell'appello si dice testualmente che: "Il concreto rischio che il nostro
partito corre, in assenza di profondi mutamenti nella linea politica e nella
composizione del gruppo dirigente, è la definitiva marginalizzazione".

Sui mutamenti nella composizione del gruppo dirigente mi pare che tutti i
documenti variamente convengano e quindi non dico nulla. Mi pare invece
necessario approfondire bene quali sono i "profondi mutamenti della linea
politica" che vengono proposti dagli emendamenti in questione.

Manifestazione in onore dei Combattenti per la Libertà



Manifestazione in onore dei combattenti per la Libertà


Mercoledì 31 ottobre 2013  alle ore 10,00 al campo della Gloria si svolgerà la manifestazione in onore dei Combattenti per la libertà, dei militari italiani internati dopo l’8 settembre 1943, dei deportati nei lager nazisti per motivi politici e a seguito della persecuzione antisemita.
Interverranno: rappresentanti del Comune, della Provincia,della Regione, della Diocesi milanese, il Rabbino capo, il Comandante del Presidio Militare. Concluderà la manifestazione, a nome delle Associazioni Partigiane e combattentistiche Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano.
Al termine della manifestazione alle 11,30 è previsto l’appuntamento con l’ANED al Cimitero Monumentale, dove si svolgerà la tradizionale cerimonia davanti al  Monumento del deportato e al Cimitero ebraico.

Ritrovo:  ore 8,45, lungo i bastioni di Porta Volta angolo Melchiorre Gioia (presso la nostra sede in via San Marco, 49)
Partenza: ore 9,00 circa per raggiungere il Cimitero Maggiore
Partenza dal Cimitero Maggiore: ore 11,00 circa per raggiungere il Cimitero Monumentale
Partenza dal Cimitero Monumentale: ore 12,30 circa per raggiungere la nostra sede in via San Marco, 49 - Milano

Un caro saluto.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale di Milano

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

Comitato Provinciale di Milano
Via San Marco, 49 - 20121 Milano
Ente Morale – Decreto Luogotenenziale n. 224 del 5 aprile 1945 - C.F. 80156470157
Tel.: 0276023372 - 0276023373 - 0276020620 - Fax 02784675 - 0289879983
e-mail: anpi.milano@tiscali.it - web: http://anpimilano.com/

lunedì 21 ottobre 2013

GIORNALISMO "DEMOCRATICAMENTE" CORTIGIANO



Una nuova indecente prova del "giornalismo cortigiano

Lo spettacolo messo in mostra dalla stragrande parte dei media nazionali ha superato ieri ogni limite di decenza. Come una sola emittente, al segnale convenuto, tutti i notiziari, tutti i telegiornali, in un crescendo spettacolare, hanno cominciato, sin dai giorni precedenti la manifestazione, a martellare sull'imminente messa a fuoco della città di Roma, quasi si fosse di fronte ad un tornado prossimo ad abbattersi sulla capitale con effetti devastanti. Difficile, se non impossibile, riuscire a capire, fra un bollettino paramilitare e l'altro, chi stesse manifestando e per che cosa. Il tema era uno solo: l'annunciata presenza di guastatori che avrebbero messo a socquadro la città. Decine di minuti, ad ogni telegiornale, sono stati impiegati per raccontare l'imponente dispiegamento delle forze di polizia; con altrattanta solerzia sono stati descritti i sicuri disagi cui la popolazione sarebbe andata incontro: il blocco e le deviazioni del traffico, i ritardi dei treni, l'annuncio che molti negozi avrebbero tenuto le serrande abbassate.