mercoledì 18 dicembre 2013

IL FORCONE BRILLA NEL VUOTO DELLA SINISTRA


La pro­te­sta dei “For­coni”, che ha inve­stito ormai tutte le regioni ita­liane, è diven­tata la più visi­bile mani­fe­sta­zione delle rivolte con­tro la sof­fe­renza sociale pro­vo­cata dalla glo­ba­liz­za­zione, dalla crisi eco­no­mica e dalle poli­ti­che di auste­rità dell’Europa. Men­tre sono sem­pre più dif­fuse l’insofferenza e la sfi­du­cia verso i par­titi e la classe poli­tica.

In Ita­lia, di fronte alla cre­scita della disoc­cu­pa­zione, alla caduta del potere d’acquisto delle fami­glie e alla chiu­sura di molte aziende non ave­vamo avuto finora mobi­li­ta­zioni para­go­na­bili agli “indi­gna­dos” spa­gnoli o a “occupy wall street”. La pro­te­sta si era soprat­tutto espressa nel voto per il Movi­mento 5 Stelle: gio­vani, disoc­cu­pati, ope­rai e in gene­rale i ceti popolari.Ma i par­la­men­tari del movi­mento non sono riu­sciti a far valere le domande di cui erano por­ta­tori: il red­dito di cit­ta­di­nanza, il soste­gno alle pic­cole e medie imprese, i tagli dei costi della poli­tica e la difesa del sistema di wel­fare hanno otte­nuto poco ascolto in un par­la­mento sostan­zial­mente com­mis­sa­riato dal governo della lar­ghe intese, com­mis­sa­riato a sua volta da Bru­xel­les e da Ber­lino.

Il movi­mento dei “For­coni” era emerso nel gen­naio scorso in Sici­lia, riu­scendo a para­liz­zare l’isola per diversi giorni con la mobi­li­ta­zione di auto­tra­spor­ta­tori, pro­dut­tori agri­coli e com­mer­cianti. Anche se aveva otte­nuto la soli­da­rietà degli stu­denti a Palermo e il soste­gno di qual­che espo­nente di cen­tro­de­stra, dopo poco tempo si era dis­solto, senza lasciare tracce signi­fi­ca­tive nelle suc­ces­sive ele­zioni regionali.

Riven­di­ca­zioni ana­lo­ghe sono stata rilan­ciate nelle ultime set­ti­mane con suc­cesso a livello nazio­nale ripro­po­nendo il nome di “Movi­mento dei For­coni”. Si sono atti­vate le stesse cate­go­rie (tra­spor­ta­tori, com­mer­cianti, agri­col­tori, arti­giani) con mol­te­plici richie­ste di taglio delle tasse, a cui si sono pre­sto unite con­te­sta­zioni di tipo poli­tico con­tro l’euro, le poli­ti­che dell’Unione euro­pea e soprat­tutto con­tro il governo e la classe poli­tica ita­liana. Il movi­mento dei “For­coni” è riu­scito così a unire alle spe­ci­fi­che riven­di­ca­zioni di cate­go­ria alcune delle parole d’ordine che ave­vano garan­tito il suc­cesso del Movi­mento 5 Stelle nelle ultime ele­zioni politiche.Alla pro­te­sta dei “For­coni” si sono uniti poi quelli che più subi­scono gli effetti della crisi e delle poli­ti­che di auste­rità (gio­vani, stu­denti, disoc­cu­pati e pre­cari). Il movi­mento è molto diver­si­fi­cato a livello locale e rifiuta una spe­ci­fica con­no­ta­zione poli­tica. Ha però richia­mato in diverse situa­zione l’attenzione e l’impegno di atti­vi­sti di destra (Casa Pound e Forza Nuova). E d’altra parte, le cate­go­rie sociali che l’hanno pro­mosso hanno in pas­sato votato soprat­tutto per i par­titi di cen­tro­de­stra. Il Movi­mento 5 Stelle si è pro­po­sto di dare rap­pre­sen­tanza alla pro­te­sta a livello isti­tu­zio­nale, pur pren­dendo le distanze da vari epi­sodi che si sono veri­fi­cati nelle gior­nate di mobilitazione.

Non è chiaro al momento attuale quanto potrà durare il movi­mento dei “For­coni”, né se potrà aggre­gare nuovi sog­getti sociali, cre­scere e tra­sfor­marsi. La pro­te­sta d’altra parte è stata pre­ce­duta da molti altri epi­sodi di mobi­li­ta­zioni “sel­vagge” negli ultimi mesi, come lo scio­pero pro­lun­gato dei dipen­denti dei tra­sporti pub­blici a Genova o le pro­te­ste per la casa a Roma e in diverse città ita­liane.

In un con­te­sto di cre­scente sof­fe­renza sociale, la sini­stra brilla per la sua assenza: in parte è impe­gnata a difen­dere le poli­ti­che del governo e dell’Europa, in parte si pone all’opposizione, ma è troppo fram­men­tata dagli stec­cati ideo­lo­gici, dai per­so­na­li­smi e dai nar­ci­si­smi di molti dei suoi diri­genti. I sin­da­cati con­fe­de­rali si sono limi­tati, negli ultimi due anni, a cri­ti­che ver­bali verso il governo, seguite solo in qual­che caso da mobilitazioni.In una fase di crisi e di cre­scenti dif­fi­coltà per le popo­la­zioni dei paesi euro­pei, è deci­siva la capa­cità di dare rap­pre­sen­tanza poli­tica alla pro­te­sta popo­lare. Se la sini­stra è assente o troppo debole e fram­men­tata, si lascia un grande spa­zio per la destra popu­li­sta. Che non a caso, si sta rior­ga­niz­zando su scala con­ti­nen­tale, lasciando cadere le divi­sioni e le reci­pro­che insof­fe­renze del pas­sato. Così il Front Natio­nal di Marine Le Pen si può unire al Pvv (Par­tito per la libertà) dell’olandese Wil­ders, al Vlaams Belang in Bel­gio, al Par­tito della Libertà Austriaco (Fpo) fon­dato da Hei­der e a tutte le for­ma­zioni che lot­tano con­tro le poli­ti­che di auste­rità euro­pee e al tempo stesso si impe­gnano con­tro gli immi­grati e l’Islam.

Anche la Lega Nord ha lasciato cadere le pre­clu­sioni che ha sem­pre avuto nei con­fronti del Front Natio­nal. Mat­teo Sal­vini si pre­para ad acco­gliere Marine Le Pen come ospite d’onore al con­gresso di Torino che lo con­sa­crerà nuovo lea­der del par­tito. E spera di rilan­ciare in que­sto modo il Car­roc­cio, dopo gli scan­dali della fami­glia Bossi e i lun­ghi anni di governo con Berlusconi.


| Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Biorcio 

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