«Il
fatto è che la Resistenza non è finita, che la lotta di liberazione non
si è conclusa con l’abbattimento del regime fascista. Non si è ancora
attuata quella società nuova, più giusta e più a misura d’uomo, per la
quale i partigiani hanno combattuto e sono morti. Non possiamo ancora
deporre le armi». È un breve ma incisivo e lungimirante frammento de «La
memoria più lunga», un’intervista di Vera Maone (fotografa e
giornalista) a Vera Lombardi (Napoli 11 aprile 1904 – 26 ottobre 1995),
pubblicata nel fascicolo ‘Ricordate quel 25 aprile?’, allegato a il manifesto nel
1995, anno in cui ricorreva il cinquantenario della Liberazione dal
regime nazi-fascista. Dieci inserti per raccontare la lunga storia
dimenticata della guerra e della Resistenza antifascista dal 1936 al
1945; un’iniziativa atta a tenere viva la memoria per le future
generazioni. Detto ciò, appare evidente che la testimonianza/pensiero
della Lombardi, simbolo attivo e coerente della Sinistra, risulti essere
attuale, visti i tempi che stiamo vivendo, dove razzismo, fascismo,
sovranismo imperversano nel nostro Paese e in Europa.
Una famiglia militante
Vera
Lombardi, «pasionaria» e figura-cardine della vita politica e culturale
di Napoli e dell’Italia, nasce in una famiglia di forti tradizioni
socialiste. Il padre, Giovanni, noto avvocato antifascista fu eletto nel
1919 nelle liste del PSI nel collegio di Trani-Corato, in Puglia. Nel
1944 fu proposto sindaco di Napoli, ma gli alleati posero il veto perché
dirigente del PSIUP. Fu poi nominato presidente del Comitato di
Liberazione Nazionale di Napoli e membro dell’Assemblea Costituente
dove, quattro giorni prima di morire, si batté a difesa della scuola
pubblica e contro il finanziamento dello Stato alla scuola privata. A
causa dell’attività politica svolta, fu arrestato nel 1921 in Puglia,
nel clima di repressione e violenza scatenato dai fasci di combattimento
contro contadini e operai in lotta. La madre, Rosa Pignatari,
collaborava a L’Avanti e fece parte dell’équipe di traduttori che curò, per le edizioni de L’Avanti,
la pubblicazione di tutte le opere di Karl Marx e Friedrich Engels. Il
fratello, Franco, era nel Comitato Centrale del PSI e aveva preparato un
progetto di riforma della scuola che a tutt’oggi sarebbe attualissimo.
In tale ambiente, dunque, si forma culturalmente e politicamente Vera
Lombardi; una scelta vissuta sempre con determinazione, con profonda
convinzione e coerenza. È fermamente convinta che la politica è il
cardine basilare di una società. Politica non intesa e vissuta come
ostinata sfida per il raggiungimento e la gestione di spazi di potere,
bensì come visione del mondo su cui si erige e si struttura l’intera
esistenza: cultura, lavoro e rapporti sociali. Dopo essersi laureata in
Storia e Filosofia con il massimo dei voti e la pubblicazione della
tesi, nel 1932 vince il concorso a cattedra e insegna filosofia e
pedagogia negli Istituti magistrali di Salerno e Napoli.
Vietato alle donne
Vigeva
il divieto fascista di accesso alle donne ai licei, poiché si riteneva
che non fossero in grado di formare la coscienza nazionale. Dal 1946 al
1968 insegnerà storia e filosofia al liceo «Umberto» di Napoli. In
seguito diventerà ispettrice ministeriale. Contemporaneamente sia agli
studi universitari sia all’insegnamento, partecipa agli incontri
clandestini di antifascisti napoletani. I luoghi deputati erano case
private, come casa Croce, a palazzo Filomarino, o casa Del Valle, oppure
le librerie Guida di Piazza dei Martiri e Detken di Piazza del
Plebiscito. Si riunivano molti intellettuali: discutevano animatamente e
si scambiavano libri e materiali clandestini, in particolar modo quelli
sulla situazione italiana e internazionale, sulla guerra di Spagna e
sulla Russia. Dopo la guerra s’iscrive al PSIUP ma Vera, si sa, «stava
un passo avanti» e, come ella stessa spiega con una punta d’orgoglio,
«non inquadrata nelle posizioni della maggioranza ma in gruppo formato
da altri giovani come lei, critici verso il carattere burocratico
dell’URSS». Il gruppo si chiama «Iniziativa Socialista» e ne fanno parte
Gaetano Arfè, Lucio Libertini, Giuliano Vassalli.
Nel
1947, dopo la scissione di Palazzo Barberini, su iniziativa di Giuseppe
Saragat nasce il Partito socialista dei Lavoratori italiani (PSLI),
divenuto poi il Partito socialdemocratico italiano (PSDI). Vera aderisce
insieme ai compagni di ‘Iniziativa Socialista’ al nuovo soggetto
politico, ma lo lascerà senza indugio, seppur amareggiata, all’indomani
del famoso viaggio di Saragat in America che avrebbe segnato l’inizio
della decadimento del partito.
Dollari
Da quel
momento le direttive del partito vengono imposte esplicitamente da
Washington e di conseguenza nelle casse del PSDI iniziano ad affluire i
dollari. L’esperienza politica da lei rammentata con maggiore veemenza è
l’adesione all’Unione Socialista Indipendente (USI), fondata nel 1953
insieme a due fuoriusciti dal PCI, Aldo Cucchi e Valdo Magnani, con i
quali contribuisce alla battaglia politica per far decadere la «legge
truffa» voluta dalla DC. Nonostante ciò, non è e non sarà mai
anticomunista. Per lei il PCI rappresenta le istanze delle classi
lavoratrici; è il primo partito a organizzare la lotta antifascista a
Napoli mediante iniziative coordinate dalle cellule operaie clandestine
interne alle fabbriche, volantinaggio dal ponte della Sanità, dal ponte
di Chiaia, messaggi antifascisti incollati su portoni, tram e in luoghi
pubblici.
Anni Sessanta
Alla
fine degli anni Sessanta è attenta osservatrice dell’intensa stagione di
lotte operaie e studentesche e riesce a stabilire, sulla base del
proprio prestigio intellettuale e politico, un dialogo proficuo con le
nuove generazioni. Partecipa poi all’esperienza di Democrazia Proletaria
e nel 1987 è eletta consigliere comunale. Confluisce in Rifondazione
Comunista, nelle cui fila viene rieletta alla Sala dei Baroni. Tra le
pochissime figure di elevato livello culturale presenti in Consiglio,
combatte la logica affaristica e clientelare egemone in quella stagione
politica dell’amministrazione partenopea. Ella ha legato la propria vita
a momenti e segmenti importanti della storia civile e sociale
napoletana.
Nel
1964 fonda con Mario Palermo, Clemente Maglietta e Pasquale Schiano
l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza (dal 1996 a lei
intitolato) di cui è direttrice dal 1970 al 1977 e poi presidente. Negli
anni Settanta partecipa anche ad altre esperienze: ‘Mensa dei bambini
proletari’, ‘Associazione per il risveglio di Napoli’ insieme a Fabrizia
Ramondino, per menzionarne solamente alcune, riservando a tali forme di
associazionismo il medesimo impegno posto negli anni di politica attiva
nell’area del socialismo libertario.
La sua
attività politico-culturale si configura come il percorso di una
«socialista eretica» che ha dedicato tutta l’esistenza alla lotta per
l’emancipazione delle masse lavoratrici, e che ha coniugato gli ideali
di libertà e giustizia sociale per poter contrastare l’ideologia
neoliberista e denunciare le vecchie e nuove forme di esclusione e
sfruttamento generate da una società individualista e capitalista.
il manifesto, 11.1.2020
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