domenica 13 aprile 2014

TAV, E' LEGGE: UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'

La ratifica dell'accordo tra Italia e Francia per la Torino-Lione ad alta velocita' e' legge. Il voto decisivo (173 si', 50 no e quattro astenuti) al Senato, con dure contestazioni del Movimento 5 Stelle.

Con l'ok del Senato, la Tav "e' una realta' dalla quale non si torna indietro", sottolinea Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. L'accordo, firmato dai governi francese ed italiano il 30 gennaio 2012, riguarda la 'sezione transnazionale' della Torino-Lione, il tratto con i 57 km della maxi-galleria che colleghera' le nuove stazioni internazionali di Saint Jean-de-Maurienne, nell'omonima valle transalpina, e Susa (Torino).
Il via ai lavori di scavo del megatunnel tra le valli della Maurienne e di Susa, e' previsto all'inizio del 2016. A settembre di quest'anno si aprira' la procedura per il contributo europeo: la Ue dovrebbe arrivare alla quota massima del finanziamento, il 40%. La decisione e' attesa nel febbraio 2015.
Nel frattempo, al cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa, e' stata completato in queste ore il montaggio del nastro che trasporta all'esterno le rocce scavate. La talpa, dopo una sosta di qualche giorno, torna a scavare da 508 metri. Dovra' lavorare per altri 7 km, ma secondo i responsabili del cantiere lo scavo potrebbe terminare a fine 2015.
Le contestazioni alla Tav, pero', non si fermano, neppure sul fronte politico: "La Torino-Lione - sostengono i senatori del M5S - costera' 700 milioni di euro all'anno per 12 treni al giorno, mentre per farla andare a pareggio ne dovrebbero passare 350".
Sul pericolo veleni, Massimo Cervelli, senatore di Sel, chiede che vengano acquisiti e valutati con attenzione i dati, in quanto riportano la presenza di uranio e amianto in valori superiori ai livelli consentiti". "Il voto di oggi in Senato dimostra ancora una volta come il Palazzo sia lontano anni luce dai reali bisogni del Paese - commenta Nicoletta Dosio, valsusina, volto noto della protesta e candidata alle Europee nella lista Tsipras - il cantiere di cui parla il ministro Lupi e' un luogo di morte, in cui pochi, grandi, sporchi interessi distruggono risorse umane e ambientali, dilapidano il pubblico denaro, negano il diritto ad un presente decente e ad un futuro vivibile per tutti". Paolo Ferrero, segretario del Prc, parla di ''abominio”. Mentre Trenitalia taglia gli intercity, i pendolari viaggiano in condizioni indegne di un paese civile, la gente non arriva alla fine del mese e lo Stato si permette di buttare miliardi cosi'! Per un'opera inutile, dannosa e che la popolazione non vuole, giustamente''.

L'ARROGANZA DEL POTERE



Per quale oscura ragione il superamento del bicameralismo perfetto deve passare per forza attraverso la creazione di un ramo del Parlamento nel quale su 148 membri ce ne saranno 107 scelti dai partiti e 21 dal Quirinale?



ma qualcuno, onestamente, ha capito perché il governo ci tiene così tanto alla non elettività
del nuovo Senato? Voglio dire: perché è così importante, per l’esecutivo, che i cittadini non mettano becco nella scelta dei futuri senatori, che pure avranno poteri pari a quelli dei deputati sia nelle revisioni costituzionali sia nell’elezione del Presidente della Repubblica, così come nella scelta dei membri della Consulta e del Csm?
Per quale oscura ragione il superamento del bicameralismo perfetto deve passare per forza attraverso la creazione di un ramo del Parlamento nel quale su 148 membri ce ne saranno 107 scelti dai partiti e 21 dal Quirinale?
Ho provato a porre la domanda in giro, negli ultimi giorni, ma l’unica risposta che ho avuto finora è stata quella relativa ai costi della politica, cioè al risparmio che si otterrebbe eliminando gli stipendi dei senatori (ma non le loro trasferte: si tratta di 148 persone che per venire a Roma uno o due giorni la settimana saranno ovviamente spesati; e probabilmente avranno, come ora, un assistente
pagato).
Può essere, naturalmente, ma se la logica è questa (peraltro non altissima) allora non sarebbe
meglio abolirlo, piuttosto, il Senato?
Perché creare un’assemblea composta all’85 per cento da nominati (che avrà comunque un costo per lo Stato) e lasciarle ancora poteri tanto ampi, specie in materia costituzionale?
Pensate, tra l’altro, al combinato disposto tra questo ramo del Parlamento e l’altro, dove grazie
all’Italicum i deputati saranno eletti nel listino bloccato e mediante il meccanismo dell’opzione:
quindi anche loro in larga parte nominati dai partiti. Il risultato complessivo sarà un Parlamento
quasi esclusivamente di nominati È questa la riforma che doveva avvicinare i cittadini alla politica, i rappresentati ai rappresentanti?
Non vi sembra che vada esattamente nella direzione opposta? E non vi pare, questa, purissima conservazione da parte dell’establishment politico la sublimazione dell’arroganza del
potere.

di ALESSANDRO GILIOLI

PRECARI PER DECRETO





C’è da essere indi­gnati, cer­ta­mente e anzi­tutto, per il con­te­nuto dell’annunziato Decreto che pre­ca­rizza defi­ni­ti­va­mente il mer­cato del lavoro.

La riforma del con­tratto di lavoro a ter­mine e di appren­di­stato che Mat­teo Renzi ha annun­ciato, come unica misura con­creta e imme­diata in mezzo allo scop­piet­tio dei suoi annunci di riforma, pre­clude per il futuro l’accesso ad un lavoro sta­bile a tutti i lavo­ra­tori gio­vani e adulti.

Ma indi­gna­zione anche per il modo asso­lu­ta­mente pas­sivo con cui le forze poli­ti­che “di sini­stra” e le orga­niz­za­zioni sin­da­cali hanno accolto la noti­zia, anche per­ché pro­ba­bil­mente clo­ro­for­miz­zate dall’annunzio di una non disprez­za­bile “man­cia” elar­gita ai lavo­ra­tori sotto forma di sgra­vio Irpef.
Salvo gli oppor­tuni appro­fon­di­menti, la sostanza è comun­que chia­ris­sima e ine­qui­vo­ca­bile. Si vuole intro­durre la pos­si­bi­lità di sti­pula di un con­tratto di lavoro a ter­mine senza indi­ca­zione di alcuna cau­sale con durata lun­ghis­sima, fino a tre anni.

DALLA CONCERTAZIONE ALLA COMPLICITA' , PER LA CRISI DEL SINDACATO SERVE LA ROTTURA



Quel terribile applauso che, tempo fa. nella trasmissione di Fazio ha sottolineato un passaggio particolarmente reazionario di Renzi fa venire i brividi. Il Presidente del consiglio ha affermato che farà lavorare i disoccupati, e se i sindacati si opporranno pazienza.

Quindi secondo Renzi e il pubblico di Fazio i sindacati sarebbero contrari a far lavorare i disoccupati, quindi i disoccupati ci sono anche per colpa loro.

 È una vecchia baggianata che periodicamente percorre gli umori della destra: i sindacati hanno rovinato l'Italia e ora il presidente nuovo e moderno la fa sua, approfittando della crisi evidente e della burocratizzazione di CGIL CISL UIL. In questo modo Renzi strizza un occhio a chi verrebbe sindacati più forti ed efficaci e un altro a chi non li vorrebbe in nessun modo. È questo il suo modo di non essere né di destra, né di sinistra, cioè di essere di destra stando formalmente a sinistra.
Avendo passato un bel pezzo di vita sindacale a contestare la concertazione, posso ben dire che non sono a lutto per la sua fine, però non posso non tenere conto del fatto che essa cade dal lato della finanza, delle banche e delle multinazionali, e non da quello dei diritti del lavoro. Socialmente cade da destra.

Job act. Nel nome della troika si chiude il cerchio. Il lavoro è una merce. A basso costo.


No, non era affatto un bluff il Job Act di Renzi. Chi ha pensato che si sarebbe trattato di acqua fresca dovrà ricredersi.

Quel piano è contro il lavoro o, per meglio dire, contro i lavoratori e contro il loro diritto di coalizione che è la condizione essenziale per difendere dignità e condizioni di vita accettabili.
Quanto oggi sappiamo è che la manovra si svolgerà in due tempi. Prima, attraverso un decreto, i padroni incasseranno il regalo che reclamavano da tempo: la possibilità di assumere a tempo determinato, per trentasei mesi, fino al venti per cento dell’intero organico aziendale, senza bisogno di prevedere causali di qualsivoglia tipo. Non solo. In quell’arco di tempo l’azienda potrà reiterare il contratto quante volte vorrà. Ciò significa che un lavoratore potrebbe vedersi rinnovare il contratto di settimana in settimana: tre anni con la lama sul collo, in balia del padrone, della sua volontà, dei suoi umori, dei suoi ricatti.

COSA E' E COME FUNZIONA IL FISCAL COMPACT

La trappola del Fiscal compact

Si parla tanto del Fiscal Compact ma pochi sanno come funziona veramente. E non solo in Italia. Nei corridoi di Bruxelles la voce che gira è che il testo completo del patto “l’hanno letto in 10 e capito in 3”. Quanto c'è di vero, dunque, su quello che si sente in giro?


Tanto per cominciare, c’è da dire che il Fiscal Compact di nuovo introduce molto poco. Il testo poggia in buona parte sul Trattato di Maastricht (1991) e sul patto di stabilità e crescita (1999) – le tavole su cui sono incise le sacre regole di bilancio dell’Ue –, e poi riprende e integra un insieme di disposizioni proposte dalla Commissione nel periodo 2010-11 e per la maggior parte già adottate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, come il Patto per l’euro e in particolare il six-pack e il two-pack .

 
Com’è noto, il Trattato di Maastricht – successivamente rafforzato dal Patto di stabilità e crescita – si componeva di due “regole d’oro”:

giovedì 3 aprile 2014

LA DEMOCRAZIA DIMEZZATA

Il dise­gno di legge costi­tu­zio­nale appro­vato ieri dal Con­si­glio dei mini­stri per il “supe­ra­mento” del bica­me­ra­li­smo per­fetto non ha il solo obiet­tivo che dichiara. Quello che declama è secon­da­rio, stru­men­tale.

La sosti­tu­zione del Senato pari­ta­rio con que­sto fan­to­ma­tico assem­bra­mento di pre­si­denti di regione, di due dele­gati di ogni regione, di sin­daci e di “nomi­nati” dal Capo dello stato in numero cor­ri­spon­dente a quello delle regioni non mira solo allo svuo­ta­mento espli­cito di potere di quel ramo del Par­la­mento (lo si potrà ancora chia­mare cosi?) ma a qual­cosa di più rile­vante e inquie­tante.
Anche più che inquie­tante. Non uso a caso un ter­mine di tal tipo. Di fronte abbiamo l’estremismo revi­sio­ni­sta che sfo­cia nell’assolutismo maggioritario.

APPELLO PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE


Appello per la difesa della Costituzione

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto. Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava.
Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato. Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone“.

Appello firmato dai costituzionalisti Nadia Urbinati, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassarre, Alessandro Pace, Gaetano Azzariti, Roberta De Monticelli e altri. Ci sono anche, tra i firmatari, Stefano Rodotà, Salvatore Settis e Gustavo Zagrebelsky.

martedì 1 aprile 2014

TECNOLOGIE GENETICHE: COSA SONO GLI OGM

Incontro pubblico sugli OGM

Il GAP Prealpi invita tutti all’incontro pubblico dal titolo:

Tecnologie genetiche: cosa sono gli OGM


Gianni Tamino*
Vincenzo Vasciaveo**

  • La sicurezza alimentare i pericoli per la salute umana e animale 
  • Sovranità alimentare e dipendenza dalle multinazionali 
  • Coesistenza impossibile tra coltivazioni OGM e coltivazioni tradizionali o biologiche : i pericoli della contaminazione 
  • Le normative e le azioni istituzionali a livello europeo e nazionale 

venerdì 11 aprile, ore 21:00
via Jacopino da Tradate, 9 - Milano
c/o CAM 

Questo sarà il primo di un ciclo di incontri pubblici in vista di Expo 2015 perché come GAP Prealpi vogliamo proporre al quartiere momenti di dibattito per ragionare su argomenti come alimentazione sana e sviluppo sostenibile, sovranità e sicurezza alimentare, equità.

*Biologo, è stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, in particolare, del Gruppo di lavoro sui rischi biologici, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie
** Distretto Economia Solidale Rurale (DESR) Parco Agricolo Sud Milano


con preghiera di diffusione dell'iniziativa

FRANCIA. IL VERO "BOTTO" E' QUELLO DELLA SINISTRA, MA I MEDIA TACCIONO

Il “day after” le elezioni municipali in Francia i media parlano di vittoria assoluta di Le Pen e del Front National. Nessuno nomina il Front de Gauche di Mèlenchon, evidentemente l’estrema destra piace di più della sinistra radicale al mainstream.

Tutti parlano dell’inarrestabile ascesa della destra del Front National, e sicuramente l’ascesa della Le Pen è un fatto reale, anche se per nulla nuovo. Nessuno invece nomina anche solo la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, forse perchè troppo di “sinistra” e quindi troppo fastidioso per i cantori dell’informazione. Eppure osservando con attenzione i risultati del primo turno delle elezioni municipali francesi, ecco che emerge subito come sia lui, e non Marine Le Pen, il vero protagonista, al punto che ha rubato migliaia di voti ai socialisti di Hollande. La vera domanda quindi è: come mai i media vogliono sbandierare lo spauracchio del neofascismo? Come mai preferiscono Marine Le Pen, presentata quasi con simpatia, alla sinistra di Mèlenchon? Il Fronte della Sinistra ha presentato liste in molti più comuni che l’estrema destra e nelle città con più di 9000 abitanti il Front De Gauche ha letteralmente quadruplicato i voti andando al secondo turno in 67 municipalità; non solo, il FG ha anche superato il 10% in 308 comuni francesi, non proprio bruscolini, ma i quotidiani italiani hanno pensato bene di non nominarlo nemmeno, come se non esistesse. Sia mai che venisse anche in Italia in mente a qualcuno di votare a sinistra e non per Renzi. Del resto visto anche il modo con cui hanno affrontato le vicende ucraine, presentando come “positivi” i neofascisti di piazza Maidan, ecco che ben si capisce dove vanno le preferenze di questa nostra “bella” Europa.