Quel terribile applauso che, tempo fa. nella trasmissione di Fazio ha sottolineato un passaggio particolarmente reazionario di Renzi fa venire i brividi. Il Presidente del consiglio ha affermato che farà lavorare i disoccupati, e se i sindacati si opporranno pazienza.
Quindi secondo Renzi e il pubblico di Fazio i sindacati sarebbero contrari a far lavorare i disoccupati, quindi i disoccupati ci sono anche per colpa loro.
È una vecchia baggianata che periodicamente percorre gli umori della
destra: i sindacati hanno rovinato l'Italia e ora il presidente nuovo e moderno
la fa sua, approfittando della crisi evidente e della burocratizzazione di CGIL
CISL UIL. In questo modo Renzi strizza un occhio a chi verrebbe sindacati più
forti ed efficaci e un altro a chi non li vorrebbe in nessun modo. È questo il
suo modo di non essere né di destra, né di sinistra, cioè di essere di destra
stando formalmente a sinistra.
Avendo passato un bel pezzo di vita sindacale a contestare la
concertazione, posso ben dire che non sono a lutto per la sua fine, però non
posso non tenere conto del fatto che essa cade dal lato della finanza, delle
banche e delle multinazionali, e non da quello dei diritti del lavoro.
Socialmente cade da destra.
Noi che la contestavamo da sinistra abbiamo più volte denunciato il fatto
che lo scambio che stava alla base della concertazione, rafforzamento del ruolo
istituzionale di CGIL CISL UIL in cambio della loro disponibilità ad accettare
la regressione del mondo del lavoro, aveva qualcosa di insano. Questo scambio,
il sindacato come istituzione stava meglio mentre per i lavoratori andava
sempre peggio, non poteva durare all'infinito.
Renzi e il sistema di potere che lo ha messo lì e che oggi lo sostiene sono
ingenerosi. Grazie alla collaborazione o non opposizione dei grandi sindacati
abbiamo avuto la caduta dei salari, la precarizzazione di massa per legge, il
peggioramento delle condizioni di lavoro, un sistema pensionistico che è tra i
più feroci ed iniqui di Europa. Appena insediato come ministro dell'economia,
Tommaso Padoa Schioppa spiegò che il suo governo, quello di Prodi, aveva gli
stessi obiettivi di quelli della signora Thatcher, solo li voleva realizzare
con la collaborazione e non con lo scontro con i sindacati.
Fino alla crisi la concertazione ha funzionato e lor signori dovrebbero
essere riconoscenti alla moderazione sindacale. Ora però non serve più, con le
politiche di austerità e i diktat della Troika, anche la sola immagine di essa
non piace ai signori dello spread, per i quali il sindacato è negativo in sé.
Come diceva il generale Custer degli indiani, per chi guida la finanza e ci
giudica sulla base dei propri interessi, il solo sindacato buono è quello morto.
Già nel libro verde del ministero del lavoro gestione Sacconi, si chiedeva il
passaggio dal regime della concertazione a quello della complicità con le
imprese. E questa è stata la richiesta dalla lettera BCE del 4 agosto 2011,
assunta da Berlusconi che sperava così di salvarsi, e poi resa operativa da
Monti.
Renzi è un puro continuatore di questa politica, ma è lì perché ha il
compito di costruire attorno ad essa quel consenso che non ha mai avuto. Per
questo dopo aver sostenuto Marchionne contro la FIOM, ora cavalca lo scontento
sacrosanto che c' è verso la passività di CGIL CISL UIL , ma per colpire il
sindacato non per rafforzarlo. Renzi ha lamentato che la CGIL si svegli dopo
aver dormito venti anni, ciò che vuole è che quel sonno continui per sempre.
Alla crisi e alla ritirata dell'azione sindacale Susanna Camusso e Maurizio
Landini stanno reagendo in due modi conflittuali tra loro e comunque sbagliati.
La segretaria generale della CGIL difende la linea ed i comportamenti della
CGIL di oggi, ne nega la burocratizzazione e la passività e ripropone la
concertazione su scala ridotta, come azione comune delle cosiddette parti
sociali, sindacati e Confindustria tutti nella stessa barca. L'accordo del 10
gennaio é una disperata difesa della casa che crolla, ma in realtà aggrava la
crisi democratica del sindacato attraverso regole autoritarie e corporative.
La risposta di Landini parte dalla giusta denuncia di questa crisi
democratica, ma poi finisce per scegliersi con interlocutore proprio quel Renzi
che è avversario politico di un sindacato davvero rinnovato.
Camusso, per non cambiare, si aggrappa all'intesa con CISL UIL e
Confindustria, così prestando il fianco alla demagogia renziana contro le caste
sindacali.
Landini, che afferma di voler cambiare, si aggrappa a Renzi, così
compromettendo tutto il senso della sua battaglia.
Entrambe queste scelte sono il segno che la CGIL è una organizzazione in
piena crisi, i cui gruppi dirigenti hanno sinora tentato tutte le strade tranne
una. Quella di rompere con i palazzi della politica e del potere e con ogni
collateralismo con il centrosinistra, per ricostruire la piena autonomia di
azione sociale.
Il sindacato deve cambiare e la sfida di Renzi va raccolta, ma proprio per
lottare meglio contro il suo governo, ultimo esecutore delle politiche di
austerità.
Il bellissimo film americano Fronte del porto negli anni 50 denunciava la
corruzione nel sindacato. Questa c'era davvero, ma il film si collocava nella
campagna maccartista per colpire la sinistra radicale e i comunisti, e in
particolare il sindacalismo conflittuale educato dalle lotte degli anni della
presidenza Roosvelt.
Alla fine la corruzione sindacale rimase tutta, ma il sindacato era stato
epurato proprio dei suoi elementi più combattivi. Un contributo lo diede anche
l' attore e futuro Presidente Ronald Reagan, con le sue denunce contro i
militanti radicali nel mondo dello spettacolo.
Giorgio Cremaschi
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