Mozione approvata dal direttivo del circolo Emilio Colombani Zona 8
Tra qualche mese avremo
un'importante tornata di elezioni amministrative che fotograferà per un verso
la natura e il cammino fatto dal processo di costruzione del soggetto unitario
della sinistra antiliberista e per un altro lo stato di salute del governo
Renzi e del suo progetto neoliberista autoritario.
Esattamente come è accaduto per
le elezioni regionali nelle quali Renzi ha subito una sconfitta e la sinistra
non ha vinto ma ha gettato delle basi da cui ripartire
Le nostre decisioni non possono
quindi prescindere da valutazioni di tipo nazionale sia rispetto ai soggetti
politici in campo, sia per quanto riguarda gli effetti delle scelte del governo
centrale sui Comuni.
il Pd ha oramai completato la propria
mutazione genetica. È il partito dell'attacco al lavoro e ai sindacati, alla
democrazia, all'ambiente, per un modello economico sottomesso integralmente al
mercato e all'impresa. Lo smantellamento del pubblico attraverso il taglio di risorse
da un lato e le privatizzazioni dall'altro sono esplicitamente parte del
programma di questo partito e del suo governo. Questi orientamenti i
rappresentanti del Pd li perseguono con coerenza e continuità sia a livello
nazionale che a livello locale.
il centro sinistra e' morto insieme all'idea
che l'unità elettorale avrebbe permesso I'egemonia della sinistra al suo
interno.
Le scelte politiche del governo
del Pd hanno perseguito, come quelle dei governi precedenti (attraverso tagli
all'welfare e ai servizi pubblici , le privatizzazioni ecc) il rafforzamento di
un neocentralismo governativo che ha minato profondamente I'autonomia degli
enti locali rendendo loro impossibile la stessa programmazione dei servizi.
Vengono meno quei margini che in passato hanno consentito deroghe rispetto ai
vincoli nazionali e politiche redistributive. Gli stessi residui margini scompaiono
del tutto se si amministra con un PD che controlli la maggioranza dei
consiglieri.
È quello che è accaduto, per
venire a Milano, anche con Pisapia dove, con la giustificazione dei vincoli di
bilancio, abbiamo subito scelte molto gravi, persíno quando non erano previste
dal programma.
Nel nome di questi vincoli e di
una presunta buona amministrazione si sono rifiutate pervicacemente scelte
politiche redistributive tese a ricostruire il legame con i ceti popolari della
citta e togliere spazio alla lega e alle destre.
Altra accoglienza hanno avuto a
palazzo Marino gli interessi dei poteri economici e finanziari come nel caso
della M4 dove si è deciso di indebitarsi per 100 milioni all'anno per 30 anni.
Quanto disagio e sofferenza sociale si sarebbe potuto alleviare con quelle
risorse!
Per questi motivi alla domanda
cruciale: se i 5 anni di questa amministrazione abbiano rappresentato un terreno
favorevole per il rafforzamento dei movimenti sociali, la crescita della
partecipazione, lo sviluppo di una sinistra di classe, il consolidamento e il
radicamento nelle zone della città dei circoli del Prc, la risposta non può che
essere negativa.
La dissoluzione della grande
partecipazione all'origine della vittoria di Pisapia e' forse il simbolo più
significativo di cosa e' stato e di come e'stato percepito I'operato di questa
amministrazione.
Per tutti questi motivi si
ritiene che:
A livello nazionale non sia
credibile una sinistra che si candidi a governare il paese con un progetto di
alternativa al neoliberismo e che, contemporaneamente,
si presenti in coalizioni diversificate
nelle differenti situazioni o,peggio, alleata di partiti responsabili delle
politiche contro cui si dice di battersi.
Sia pertanto è necessario, per evitare anche I'errore delle regionali, che si decida di presentarsi con un unico
simbolo riconoscibile su tutto il territorio nazionale e che si costruiscano
alleanze solo con liste elettorali che si pongano sul terreno dell'alternativa
al neoliberismo.
A Milano non sia credibile, stanti
i vincoli derivanti dalle politiche del governo e dopo le difficoltà vissute
con la giunta Pisapia, che si pensi di poter governare con un sindaco e una
maggioranza dei consiglieri targata Pd.
Quindi riteniamo che:
a)il Prc non debba partecipare
ad alleanze elettorali con il Pd e non debba partecipare in nessun caso alla definizione di programmi e/o
primarie che servirebbero solo a legittimare il candidato vincente,,
sicuramente designato da Renzi, che una
volta eletto imporrà lui, il proprio programma .
b) il Prc lavori da subito alla
costruzione di una presenza elettorale autonoma, alternativa al Pd unificando,
in un processo partecipativo, tutti i soggetti sociali e politici che si muovono
in una prospettiva antiliberista
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