domenica 27 settembre 2015

Mozione approvata dal direttivo del circolo Emilio Colombani Zona 8



Mozione approvata dal direttivo del circolo Emilio Colombani Zona 8


Tra qualche mese avremo un'importante tornata di elezioni amministrative che fotograferà per un verso la natura e il cammino fatto dal processo di costruzione del soggetto unitario della sinistra antiliberista e per un altro lo stato di salute del governo Renzi e del suo progetto neoliberista autoritario.

Esattamente come è accaduto per le elezioni regionali nelle quali Renzi ha subito una sconfitta e la sinistra non ha vinto ma ha gettato delle basi da cui ripartire
Le nostre decisioni non possono quindi prescindere da valutazioni di tipo nazionale sia rispetto ai soggetti politici in campo, sia per quanto riguarda gli effetti delle scelte del governo centrale sui Comuni.


 il Pd ha oramai completato la propria mutazione genetica. È il partito dell'attacco al lavoro e ai sindacati, alla democrazia, all'ambiente, per un modello economico sottomesso integralmente al mercato e all'impresa. Lo smantellamento del pubblico attraverso il taglio di risorse da un lato e le privatizzazioni dall'altro sono esplicitamente parte del programma di questo partito e del suo governo. Questi orientamenti i rappresentanti del Pd li perseguono con coerenza e continuità sia a livello nazionale che a livello locale.
 il centro sinistra e' morto insieme all'idea che l'unità elettorale avrebbe permesso I'egemonia della sinistra al suo interno.

Le scelte politiche del governo del Pd hanno perseguito, come quelle dei governi precedenti (attraverso tagli all'welfare e ai servizi pubblici , le privatizzazioni ecc) il rafforzamento di un neocentralismo governativo che ha minato profondamente I'autonomia degli enti locali rendendo loro impossibile la stessa programmazione dei servizi. Vengono meno quei margini che in passato hanno consentito deroghe rispetto ai vincoli nazionali e politiche redistributive. Gli stessi residui margini scompaiono del tutto se si amministra con un PD che controlli la maggioranza dei consiglieri.

È quello che è accaduto, per venire a Milano, anche con Pisapia dove, con la giustificazione dei vincoli di bilancio, abbiamo subito scelte molto gravi, persíno quando non erano previste dal programma.

Nel nome di questi vincoli e di una presunta buona amministrazione si sono rifiutate pervicacemente scelte politiche redistributive tese a ricostruire il legame con i ceti popolari della citta e togliere spazio alla lega e alle destre.

Altra accoglienza hanno avuto a palazzo Marino gli interessi dei poteri economici e finanziari come nel caso della M4 dove si è deciso di indebitarsi per 100 milioni all'anno per 30 anni. Quanto disagio e sofferenza sociale si sarebbe potuto alleviare con quelle risorse!
Per questi motivi alla domanda cruciale: se i 5 anni di questa amministrazione abbiano rappresentato un terreno favorevole per il rafforzamento dei movimenti sociali, la crescita della partecipazione, lo sviluppo di una sinistra di classe, il consolidamento e il radicamento nelle zone della città dei circoli del Prc, la risposta non può che essere negativa.
La dissoluzione della grande partecipazione all'origine della vittoria di Pisapia e' forse il simbolo più significativo di cosa e' stato e di come e'stato percepito I'operato di questa amministrazione.

Per tutti questi motivi si ritiene che:
A livello nazionale non sia credibile una sinistra che si candidi a governare il paese con un progetto di alternativa al neoliberismo e che,  contemporaneamente,  si presenti in coalizioni diversificate nelle differenti situazioni o,peggio,  alleata di partiti responsabili delle politiche contro cui si dice di battersi.

Sia pertanto è necessario,  per evitare anche I'errore delle regionali,  che si decida di presentarsi con un unico simbolo riconoscibile su tutto il territorio nazionale e che si costruiscano alleanze solo con liste elettorali che si pongano sul terreno dell'alternativa al neoliberismo.
A Milano non sia credibile, stanti i vincoli derivanti dalle politiche del governo e dopo le difficoltà vissute con la giunta Pisapia, che si pensi di poter governare con un sindaco e una maggioranza dei consiglieri targata Pd.

Quindi riteniamo che:
a)il Prc non debba partecipare ad alleanze elettorali con il Pd e non debba partecipare  in nessun caso alla definizione di programmi e/o primarie che servirebbero solo a legittimare il candidato vincente,, sicuramente designato da Renzi,  che una volta eletto imporrà lui, il proprio programma .

b) il Prc lavori da subito alla costruzione di una presenza elettorale autonoma, alternativa al Pd unificando, in un processo partecipativo, tutti i soggetti sociali e politici che si muovono in una prospettiva antiliberista

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