Un nota del Coordinamento per la democrazia costituzionale sull’accordo raggiunto al’interno del PD
Il compromesso raggiunto nel Pd sulle modifiche alla
legge costituzionale Renzi-Boschi in discussione al Senato non dà agli elettori
il diritto di eleggere direttamente i loro rappresentanti e non risolve gli
altri punti inaccettabili di questa manomissione della Costituzione che abbiamo
sempre denunciato. Un’assemblea legislativa deve trarre la sua fonte di
legittimità dalla sovranità popolare, che si esprime attraverso il voto.
In particolare il rinvio delle procedure di nomina ad
una legge successiva lascia aperta la possibilità che tutti i consiglieri
regionali-senatori siano eletti mediante liste bloccate nelle quali i cittadini
elettori non possono scegliere.
Questo inaccettabile compromesso, inoltre, lascia
irrisolti tutti gli altri nodi. In particolare la sottrazione alle Regioni di
ogni possibilità di governo del territorio; la sostanziale attribuzione al
Governo del controllo dell’agenda dei lavori della Camera dei Deputati, già
mortificata e sottoposta alla supremazia dell’esecutivo in virtù della legge
elettorale voluta dal governo Renzi che garantisce al partito vincitore un
premio di maggioranza sproporzionato come e peggio che nel “porcellum”,
l’eliminazione della garanzia della doppia lettura per le leggi che riguardano
i diritti fondamentali dei cittadini; la sproporzione numerica fra senatori
(100) ed i Deputati (630) che rende irrilevante il ruolo del Senato
nell’elezione del Presidente della Repubblica.
Rimangono, pertanto le nostre ragioni di dissenso e
permane l’esigenza di mantenere viva la mobilitazione per evitare che vengano
portate a compimento scelte che stravolgono l’impianto della democrazia
costituzionale, patrimonio della Resistenza, a danno di tutti i cittadini.
Il coordinamento per la democrazia costituzionale è
convocato per discutere la nuova situazione il15 ottobre alle ore 14.30 in via
Buonarroti 12 a Roma, sala Fredda
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