Leone
Lazzara, storico rappresentante sindacale in Atac (Roma) lascia la Cgil
Leone
Lazzara, storico rappresentante sindacale in Atac lascia la Cgil. E lo fa
postando su Faacebook una sua riflessione sull'argomento. Leone da sempre
rappresenta una voce libera e indipendente del sindacalismo di classe. La sua
decisione arriva dopo il piccolo terremoto provocato dal caso Bellavita. Questo
il testo integrale del post di Lazzara.
Dopo 35 anni, ritengo conclusa la mia esperienza di iscritto e militante della CGIL. Una decisione che mi pesa oltremodo prendere ma che, d'altro canto, sono convinto di dover prendere.
Dopo 35 anni, ritengo conclusa la mia esperienza di iscritto e militante della CGIL. Una decisione che mi pesa oltremodo prendere ma che, d'altro canto, sono convinto di dover prendere.
La più
grande organizzazione italiana dei lavoratori ha subito la mutazione sindacale
alla quale il PCI è stato costretto in politica.
Così come
i passaggi dal PCI al PDS, ai DS e al PD sono serviti a trafilare la forma e la
sostanza del pensiero marxista per sostituirlo con il suo opposto liberale,
mentre i militanti se ne andavano uno dopo l'altro scoprendo di non stare più
dalla parte giusta; così anche i passaggi da Trentin a Cofferati, a Epifani e
alla Camusso sono serviti a ridurre la CGIL ad un apparato ormai privo di
un'autentica identità ideale, subalterno al Padronato, costituito in massima
parte da sissignore al fianco dei quali ci si rende via via conto di non poter
stare.
In
entrambi i casi, con il PCI e con la CGIL, si è ricorsi senza alcuno scrupolo
all'intollerabile, odioso e stucchevole inganno di ribadire ossessivamente la
continuità fra il prima e il dopo; fra ciò che hanno fatto i dirigenti e le
masse del PCI e della CGIL per i lavoratori e il paese, e ciò che fanno ora i
capi del PD e della CGIL ai lavoratori e al paese in nome e per conto del
Capitale finanziario.
Fra la
funzione svolta dal PCI e dalla CGIL fino al 1989 e la funzione svolta dal PD e
dalla CGIL oggi, non solo non c'è alcuna continuità bensì una clamorosa e
conclamata discontinuità. Per dirla in altri termini: il PD e l'odierna CGIL
non c'azzeccano niente di niente con il PCI e la CGIL del passato. Gli esempi
che si possono fare a sostegno di quest'affermazione sono addirittura accecanti,
si che ve li risparmio tutti meno uno che invece è misconosciuto ma
determinante: la lotta.
Una
qualunque organizzazione politica e\o sindacale dei lavoratori non è tale se
non lotta continuamente; in modo intelligente, coniugando i grandi ideali alle
esigenze concrete.
E quando
le cose si mettono male, bisogna fare le lotte di retroguardia sia per limitare
i danni che per mantenersi in grado di reagire successivamente. Bisogna
lottare: sempre.
Il PD e l'odierna CGIL hanno piuttosto l'assillante preoccupazione contraria, cioè quella di mantenere sedate le masse in funzione di rendere, solo se possibile, meno dure le condizioni continuamente imposte dalla Finanza e il Padronato.
Il PD e l'odierna CGIL hanno piuttosto l'assillante preoccupazione contraria, cioè quella di mantenere sedate le masse in funzione di rendere, solo se possibile, meno dure le condizioni continuamente imposte dalla Finanza e il Padronato.
Loro ci
hanno passivizzati, e noi ci siamo fatti passivizzare; cosi che possono
tranquillamente dirci che alla lotta non si può ricorrere perché noi non la
vogliamo fare.
Fra le altre è la scusa più miserabile, che
però trova fondamento nella miseria mentale con la quale ci abbarbichiamo alle
gonne politiche e sindacali di chiunque si presenta come nuovo, pur di non
ammetterci che dobbiamo ricominciare a muovere i nostri culi flaccidi tutti i
santi giorni, non solo quello del voto.
Ho sempre
affermato che senza partito e senza sindacato non si può e non si deve stare;
oggi questo è più che mai vero perché CGIL\CISL\UIL, cosi come PD\FORZA ITALIA,
si sono acchittate leggi elettorali con le quali possono galleggiare beatamente
anche con un decimo degli iscritti attuali sul fronte sindacale, e dei voti
elettorali su quello politico. Mi iscrivo quindi all'USB, nonostante tutti i
limiti rimproverabili a questa organizzazione, perché è l'unico sindacato di
portata nazionale nel quale potrò dare il mio contributo di lotta alla nostra
causa di lavoratori così come ho sempre fatto da quando sono uno di noi.
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