domenica 10 luglio 2016

"Appunti per una riflessione ancora sul votoe la debacle della sinistra".



"Appunti per una riflessione ancora sul voto a Torino e la debacle della sinistra". Intervento di Gianni Marchetto
Sono sbalordito: che la politica si sia immiserita ai soli appuntamenti elettorali. Personalmente avevo conosciuto un altro modo di fare politica. Oggi che il peso specifico è tutto sbilanciato sulla rappresentanza elettorale a qualsiasi costo e in qualsiasi maniera ecco che le contraddizioni esplodono e non ce la si può cavare dicendo "proveremo a fara meglio la prossima volta": così sembriamo tutti criceti nella ruota.

In un periodo storico poi, che vede l’esaurirsi la “spinta propulsiva” della democrazia delegata – controprova: dal 40/50% di persone che non vanno più a votare – lo strapotere dei burocrati mai votati da nessuno (vedi la UE) – i referendum volti a dare più potere agli esecutivi, e via andando, diventa di fatto un potere dittatoriale travestito da  democrzia.
  Se non si vuole lasciarla morire (la democrazia delegata) occorrono delle forti iniezioni di “democrazia diretta”, in modo da favorire la partecipazione dei cittadini e “mettere nella bagna” i cittadini stessi! Poi, quanta enfasi esagerata nel volere fare il Sindaco, per fare che poi? Il “gabelliere” dei vari governi e dei burocrati della UE... (vedi i due patti di stabilità)! A meno che uno non voglia fare il “Sindaco disobbediente” – ma allora deve da subito pensare a costruirsi una alleanza.

Per quanto riguarda l'andamento del voto a Torino, la piattaforma era azzeccata: le due Torino, il blocco di potere, ecc. La metodologia pure: i 1.000 incontri di 5 persone l’uno, la raccolta dal basso però… salvo l’approccio corretto, forse è il target che era sbagliato, controprova: il nostro voto migliore è nelle stesse zone di Fassino, e nelle periferie? Ho partecipato a 2 incontri con i candidati, di una Circoscrizione (la 3) e dei candidati al Consiglio Comunale: ho trovato delle competenze e delle motivazioni;
Cosa è mancato? Del tempo, molto di più di quanto Airaudo ha messo a disposizione… E ancora di più l’INNESTO…

È pur vero che l’esercizio della egemonia ha bisogno di “narrazioni” forti, e ad oggi queste mancano drammaticamente, sapendo però che le parole “sinistra, socialismo, comunismo, ecc...” non commuovono più nessuno.

Esercitare l’egemonia vuol dire praticare il “corpo a corpo”: dalla mia esperienza ho imparato che l’egemonia corre anche su questa gamba. Nell’ascoltare l’altro, capirne le ragioni, valorizzarne quando ci sono il suo saper fare, farlo sentire protagonista. Il che non significa fargli solo da “spugna”, ma sapere anche confrontarsi e scontrarsi. E magari ritornare con le pive nel sacco: “pratica non riuscita”.

Ed è chiaro che se l’alfa e l’omega del fare politica uno la individua UNICAMENTE nel presentare una Lista Elettorale, trovo che sia “comprensibile” il suo comportamento dettato dal “voto utile, dal male minore” e via disgraziando, anche se i “fedeli alla causa” coloro i quali accampano sempre queste scelte, oramai si sono accollati la responsabilità di ritardare il fallimento delle varie “ditte”. Se però la sua presenza elettorale non è l’alfa e l’omega, allora si apre tutto un altro ragionamento...

Le mie considerazioni
• La Sinistra (quella che si presenta da parecchia anni ad ogni appuntamento elettorale) è morta e sepolta, almeno in chi la vuole rappresentare. Il 3 o 4% totalizzato a Torino, Milano o a Roma rappresenta solo noi e col tempo e la nostra dipartita si esaurirà. Bisogna farsene una ragione. La “sinistra” va ricostruita dalle fondamenta. Ad oggi, salvo noi, non c’è più nessuno che si commuove per la parola sinistra, socialismo, ecc.

• Bisogna piantarla lì con il “leninismo straccione” che vede sempre i dirigenti impegnati a “vedi come ti educo il pupo”, ovvero alcuni (sempre gli stessi) che in occasione delle elezioni vagano per il territorio armati di otri che vogliono rovesciare nelle teste (che loro pensano vuote) dei potenziali elettori. La mia di testa è piena, magari di cazzate, ma con quelle occorre farci i conti se si vuole convincermi, se no ciccia…;
• Il comportamento elettorale: provo a darne una spiegazione “scientifica”. Il meglio della psicologia sociale da me letta (di marca americana) in “Immagini e Piani del comportamento” così spiega il comportamento delle persone: “di fronte ad un modello consolidato, la famiglia, la tribù, la nazione, il capitalismo, il socialismo, il taylorismo, il tojotismo, ecc. cosa ci si aspetta dal comportamento delle persone? Che si INTEGRINO o si RIBELLINO”. (È evidente che qui sto parlando del comportamento elettorale). Sono due facce di una unica medaglia che nei fatti lascia il tutto così com’è. Nella storia ci sono stati innumerevoli casi in cui ci sono state delle ribellioni che hanno lasciato tutto com’era. Nel nostro paese andando indietro si può fare l’esempio del “bruciare i municipi” nel nostro meridione. Fino ad arrivare ai moti di Reggio Calabria. Per brevità non enumero i casi più vicini a noi.

• Ci sono state due sole generazioni che hanno emancipato la loro (giusta) ribellione in strumenti di potere, in contrattazione, con obiettivi generali e specifici che hanno inciso sullo “stato di cose esistente”: la generazione di giovanissimi partigiani (dal 1943 al 1945) che pur minoritaria pose in essere, andando ad un duro scontro con i tedeschi e i fascisti, un profondo mutamento del quadro allora esistente. La generazione del ’68 studentesco e quella operaia del ’69 entrambe giovanissime. In tutte e due i casi realizzando una necessaria (anche se combattuta) saldatura con le esperienze delle generazioni precedenti. Altro che l’azzeramento di Renzi o del M5S! l’uno (il Renzi) che rappresenta l’integrazione, l’altro (con Grillo) rappresenta la ribellione.

• Ancora: le persone non nascono con il loro “raziocinio” incorporato: diventare raziocinanti è un processo, ha bisogno di poter coniugare l’esperienza personale con la cultura (che è anche esperienza altrui);
• La “ribellione” è una “esplosione” di rabbia, vendetta, rivalsa, ecc. contro qualcuno, contro qualcosa;
• L’espressione più alta del raziocinio si manifesta nelle “rivoluzioni” che cambiano “lo stato di cose esistenti”, ma che hanno bisogno di essere pensate, contenere un “progetto”;
• Io così mi spiego il comportamento elettorale sia a Torino come nella Brexit.
Si pone il problema del “che fare”
• La condizione, però, è che si parta dal riconoscimento di una comunità scientifica allargata, cioè che le capacità di "problem solving", non risiedono unicamente nella testa degli "esperti tecnici" della comunità scientifica tradizionale (tra i quali anche i politici di professione), ma nell'agire sociale è presente a tutti i livelli un altro «esperto grezzo", ricco di capacità e competenze, al quale va dedicata attenzione e riconoscimento. Si tratta in ultima analisi di mettere a confronto con pari dignità "esperienza e scienza". Su tematiche definite e anche su obiettivi modesti.

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