Confermato il Summit UE – Canada di domenica, il CETA
veleggia verso la sua approvazione. Il negoziato con la Vallonia, la regione
francofona del Belgio che si è coraggiosamente opposta all’accordo, si è
concluso con la scelta di accostare al testo consolidato una dichiarazione
interpretativa e alcune prese di posizione messe nero su bianco da Commissione
Europea e Consiglio Europeo.
La Campagna Stop
TTIP conferma le mobilitazioni del 5 novembre in diverse città italiane,
lanciando uno #StopCETAday con l’intento di sollevare un dibattito all’altezza
nel Parlamento italiano ed europeo. Sebbene le divisioni degli ultimi giorni
siano state ricomposte e il summit UE-Canada confermato, restano gravi
perplessità e preoccupazioni su un trattato commerciale che non protegge i
cittadini e l’ambiente.
Secondo Stop TTIP
Italia, il braccio di ferro del Parlamento della Vallonia con il Canada e
l’Unione Europea ha permesso di portare a casa alcuni punti di avanzamento,
seppur limitati: sarà la Corte Europea di Giustizia, ad esempio, su input del
Belgio, a valutare la legalità del meccanismo ISDS/ICS, il tribunale
sovranazionale per gli investimenti che permette alle aziende di denunciare gli
Stati. Inoltre, basterà un voto contrario anche nel Parlamento regionale di uno
Stato federale a far saltare l’applicazione provvisoria del CETA in caso certe
modifiche non vengano apportate in modo sostanziale. Altri potenziali passi
avanti riguardano la promessa di una completa esclusione dalla liberalizzazione
per i servizi che gli Stati membri decidono di qualificare come “servizi
pubblici” e per i cosiddetti “servizi di interesse generale”. A ciò si aggiunge
un impegno a tutelare l’agricoltura, vietare le importazioni di OGM e carne
agli ormoni, proteggere il principio di precauzione.
“Come purtroppo
temevamo il colpo di coda è arrivato. In ogni caso, la coraggiosa posizione
della Vallonia, lasciata isolata dai Governi europei e in primis da quello
italiano, ha obbligato l’Unione Europea a fare alcune concessioni su temi che i
movimenti della società civile denunciano da anni”, sottolinea Monica Di Sisto,
portavoce della Campagna Stop TTIP Italia. “Resta da capire come il testo del
CETA, sdoganato nel settembre 2014 e che va in direzione del tutto opposta,
possa essere vincolato a una dichiarazione interpretativa che mina alle
fondamenta alcuni suoi organi chiave, come il comitato per la cooperazione
regolatoria. Questo tavolo di esperti, aperto all’influenza delle grandi
imprese, nasce con l’obiettivo specifico di eliminare barriere regolamentari
che proteggono i servizi, il mercato del lavoro, l’ambiente e la sicurezza
alimentare”.
La Commissione,
infine, si è impegnata a rivedere “il più presto possibile” il meccanismo di
arbitrato, “allo scopo di garantire l’indipendenza e imparzialità dei giudici”
e un “rigoroso processo di selezione” per quelli che andranno a comporre il
tribunale e la corte d’appello. L’ICS, dichiara la Commissione, dovrà
progredire verso “un sistema in cui i giudici sono assunti full time”. Fino a
quel momento, tuttavia, resterà in vigore il pericolosissimo salario “a
cottimo”, che li invoglia a decidere in favore degli investitori privati, unici
soggetti che possono adire la Corte e quindi garantire continuità di
emolumenti.
“Queste modifiche,
affidate da Bruxelles a una dichiarazione che non fissa tempi certi per
l’entrata in vigore, non possono convincere la società civile”, dichiara Elena
Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP. “Vogliamo che l’Italia
inizi una approfondita discussione in Parlamento su questo accordo rischioso,
che espone a forti rischi tutto il comparto della produzione agricola, cercando
di mascherarlo con lo specchietto per le allodole delle 42 Indicazioni
geografiche italiane parzialmente tutelate (su oltre 280 riconosciute dal
Ministero) e non ha nessuna norma vincolante capace di tutelare i diritti del
lavoro e le questioni legate allo sviluppo sostenibile, come la lotta al
cambiamento climatico. Anche il Parlamento Europeo deve sollevare la testa e
impedire l’applicazione provvisoria, una truffa per scavalcare le ratifiche
nazionali. Come Campagna Stop TTIP crediamo sia comunque necessario un
dibattito pubblico in cui sia coinvolto il Parlamento a cui chiediamo di non
ratificare il trattato, per questo rilanciamo lo #StopCETAday il 5 novembre
prossimo”.
Il 5 novembre diverse città italiane tra cui Milano, Roma, Torino, Verona, Udine si mobiliteranno con presidi e iniziative per chiedere all’Italia dibattito pubblico e al Parlamento la non ratifica del CETA.
Qui l'elenco delle città coinvolte
Il 5 novembre diverse città italiane tra cui Milano, Roma, Torino, Verona, Udine si mobiliteranno con presidi e iniziative per chiedere all’Italia dibattito pubblico e al Parlamento la non ratifica del CETA.
Qui l'elenco delle città coinvolte
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