L’11 febbraio 2020, a
seguito del reclamo collettivo n. 158 del 2017 presentato dalla CGIL con il
sostegno della Confederazione Europea dei Sindacati, il Comitato europeo dei
diritti sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto che l’Italia viola il
diritto dei lavoratori licenziati senza valido motivo “a un congruo indennizzo
o altra adeguata riparazione” come previsto dall’art. 24, parte II, lett. b),
della Carta sociale europea riveduta.
L’art. 24 della Carta
sociale europea riveduta (Cser) sancisce il diritto di ogni lavoratore
ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva e realmente
dissuasiva nei confronti di comportamenti arbitrari del datore. Vale a dire che
al lavoratore deve essere garantita la reintegrazione nel posto di lavoro
oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato
al danno subito, senza “tetti” di legge che limitino il potere del giudice nel
quantificarlo.
Il Comitato di
Strasburgo, con la sua decisione dell’11 febbraio, ha riconosciuto che il
sistema sanzionatorio del licenziamento illegittimo configurato dal decreto
legislativo n. 23/2015 (c.d. Jobs Act), anche dopo le modifiche apportate dal
doppio intervento del legislatore (decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, c.d.
“decreto dignità”) e della Corte costituzionale (sentenza n. 194 del 2018),
resta privo dei requisiti di effettività (rispetto al ristoro dei danni subiti
dal lavoratore) e deterrenza (rispetto al comportamento illegittimo del datore)
richiesti dall’art. 24 della Cser. Infatti la legislazione italiana vigente
esclude a priori la possibilità
di essere reintegrati nella maggior parte dei casi di licenziamento (fatte
salve alcune rare eccezioni) e fissa l’importo massimo dell’indennizzo
erogabile al lavoratore (6 mesi di retribuzione per i dipendenti di piccole
imprese, 36 per le medio-grandi).
Il riconoscimento di
queste violazioni costituisce una vittoria per i lavoratori e le lavoratrici,
ma anche una smentita dell’ottica che ha guidato il legislatore del 2015 nel
riformare la materia: quella di dare più certezza alle imprese quanto ai costi
del licenziamento.
di Andrea Allamprese
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