martedì 19 maggio 2015

ABOLIRE LA RIFORMA FORNERO



Abolire la riforma Fornero

Sulle pensioni viene fatta molta voluta confusione. Va ricordato che, a partire dal 1998, il saldo tra i contributi versati e le pensioni erogate al netto delle tasse – che rientrano nelle casse dello stato – è in attivo. Un attivo che per il 2013 è stato di ben 21 miliardi di euro. Dunque il sistema pensionistico contribuisce ogni anno al bilancio pubblico e non viceversa.
Al tempo stesso quel sistema è iniquo per il livello troppo basso della maggior parte delle pensioni, e lo è tanto più dopo la controriforma Fornero, che con l’innalzamento di 6-7 anni dell’età pensionabile ha solo prodotto nuova disoccupazione tra i giovani e lasciato migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno perso il lavoro senza nessun reddito. Mentre i lavoratori precari  ad una pensione dignitosa non ci arriveranno mai.
Un governo decente dovrebbe rispettare la sentenza della Corte, cosa che il governo Renzi non fa, continuando a danneggiare in particolare le pensioni medie, che con il sistema dell’una-tantum non recuperano per nulla la perdita comportata dal blocco quadriennale delle rivalutazioni. Mentre contemporaneamente va rimessa in discussione tutta la controriforma Fornero, a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile e vanno colpiti i privilegi mettendo un tetto per le pensioni a 5000 euro.

lunedì 18 maggio 2015

LA "CARTA DI MILANO": SOTTO LE PAROLE … NULLA



LA "CARTA DI MILANO": SOTTO LE PAROLE … NULLA


Documento dell'Associazione “CostituzioneBeniComuni”
(Adattamento redazionale)

Tutto il dibattito su questa Expo rischia di dover ruotare attorno a un'unica fotografia: da un lato migliaia di persone entusiaste tra gli stand della grande Esposizione, dall'altra le auto bruciate e la città sfregiata. Ma non è così. Restano tutte le ragioni della critica a Expo. Restano le tante persone che, al di là dell'adesione alle manifestazioni, continuano a pensare che occorre insistere nella critica e continuare ad avanzare proposte alternative su contenuti precisi.
Il tema: “Nutrire il pianeta … energia per la vita” riguarda ognuno di noi e ben poco ha a che fare con quanto realizzato da questa Expo. Noi continueremo questo impegno - anche in previsione del grande Convegno Internazionale che si svolgerà a Milano venerdì 26 e sabato 27 giugno con la seconda edizione di: "Expo: nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali" - affinché diritto all'acqua, diritto al cibo e giustizia sociale non siano solo degli slogan. Ripartiamo da qui e dalla critica alla "Carta di Milano".

PENSIONI: la più grande rapina del secolo



Pensioni, la più grande rapina del secolo!

Cinquecento euro per 4 milioni di pensionati. E’ questa l’elemosina che Renzi è disposto a fare per “onorare” la sentenza della Consulta sul risarcimento. Insomma, dei 18 miliardi che doveva ne tira fuoti poco più del dieci per cento. Questo significa che se ne tiene ben sedici. E' la più grande rapina del secolo, non c'è che dire. Senza contare che 500 euro rappresenta la somma media. E quindi questo significa che le fasce più basse, ovvero pensioni sociali e doppio delle pensioni sociali prenderanno molto meno.

Ma non è tanto il discorso sui numeri ad indispettire, ma gli argomenti usati per giustificare l'operato del suo collega Monti. "Ovviamente non e' un rimborso totale - ha spiegato a Giletti nel corso del programma “L’arena” - che sarebbe di 18 miliardi. Significherebbe tagliare la scuola, il sociale e le strade. Sarebbe allucinante". Non solo, i due miliardi che il Governo distribuirà ad agosto, a detta di Renzi erano stati messi da parte per intervenire contro la povertà. Come a dire, “ora i poveri non avranno niente per colpa dei pensionati”.

Tra le prime reazioni c’è quella di Elio Lannutti, presidente di Adusbef. "Se entro fine mese l'Inps non pagherà scatteranno le azioni legali e i decreti ingiuntivi per l'esercizio dei diritti dei pensionati",dice Lannutti, che condurrà la battaglia insieme alla Federconsumatori. Lannutti, commentando l'annuncio del premier Renzi, respinge le "carità pelose per vincere le elezioni" e sottolinea che si tratta "dell'esercizio di un diritto sancito dalla Consulta". I consumatori non escludono di ricorrere alla class action, ma la ritengono una strada non facile.

Meno netto il commento di Carla Cantone, segretaria dello Spi-Cgil: "Bene che si cominci ad affrontare il problema dalle pensioni medio -basse ma Renzi non se la può cavare solo con un bonus una tantum. Sicuramente è meglio di niente ma la questione aperta non può finire né qui né così. Farebbe bene a confrontarsi con noi per non fare errori".

SCUOLA: intervista ad Alessandra Fantauzzi, RSU unicobas



"Dalla scuola è uscito netto un segnale collettivo contro l'autoritarismo"

Alessandra Fantauzzi, maestra, rappresentante sindacale Unicobas a Roma. Il mondo sindacale è spaccato tra chi ritiene il testo inemendabile, chi chiede radicali trasformazioni e chi già segnala la propria disponibilità al compromesso…
Vedremo nel concreto cosa accadrà. Posso solo dire che questa materia non si può affrontare con un’ottica sindacale stretta. In piazza non c’erano solo gli insegnanti, che sono i diretti interessati, ma anche gli studenti, le famiglie, e anche molte persone che sono venute a gridare il loro “no”anche se non fanno parte della scuola. Il nodo è politico, come del resto ogni cosiddetta riforma che è stata tentata nella scuola. Proprio perché ogni riforma non aveva una ratio ma di volta in volta partiva da un angolo visuale ristretto, la riorganizzazione, piuttosto che il corpo docente, i tagli, oppure gli ordinamenti. Ad un certo punto è esplosa la contraddizione, ovvero la maturazione della consapevolezza politica dell’attacco alla scuola pubblica. Ancora si deve consolidare ma se sapremo irrobustirla avremo dato un senso alla battaglia di questi mesi.

SCUOLA: guanto di sfida dei COBAS



Scuola, i Cobas lanciano il guanto di sfida dello sciopero durante gli scrutini. L'ok di Flc-Cgil. Vacilla il fronte unitario, però. 

 Cobas a testa bassa contro la cosiddetta riforma della scuola. La “Buona scuola” dovrà passare per le forche caudine del blocco degli scrutini per due giorni, come minimo. Analoga risposta era arrivata già ieri dall'Unicobas, che ha piazzato la stessa forma di protesta fra l'8 e il 18 giugno. Segnali di guerra anche dalla Flc Cgil che per bocca del segretario generale di categoria Mimmo Pantaleo si dice pronta a lanciare il guanto di sfida. “Sciopereremo durante gli scrutini nel rispetto delle regole che prevedono la possibilità di astenersi dal lavoro per due giorni consecutivi – dice, in una intervista al manifesto - spostando gli scrutini fino ad un massimo di cinque giorni”. Il Garante sugli scioperi, Roberto Alesse, intanto ha già fatto sapere che adotterà "il massimo
rigore a tutela degli utenti".

sabato 16 maggio 2015

Es. Cosa serve il pareggio di bilancio in costituzione?



Renzi spedisce Morando a dire che il rimborso sulle pensioni sarà una elemosina: "Non si può, c'e il pareggio di bilancio.

L'intento del governo è quello di "fare presto ma bene, nel contesto della Costituzione repubblicana in vigore che contiene anche il nuovo articolo 81, che prevede il principio dell'equilibrio" di bilancio. Così il viceministro dell'Economia Enrico Morando al termine di una informativa sul caso pensioni in commissione Bilancio al Senato. Esattamente come ha scritto “Controlacrisi” ieri, il Governo intende “spianare” la sentenza della Corte costituzionale usando le sue stesse armi. Del resto, la lettera dell'Ue con le raccomandazioni lascia proprio intendere questo e, pur senza ricordarlo esplicitamente, fa proprio riferimento all'art. 81.
Morando, da parte sua, ha sottolineato che proprio l’articolo 81 ”prevede l'equilibrio tra entrate e spese" un principio, insomma, che "ci impegna non solo con la Ue ma anche con la Costituzione". Quindi l'articolo 81 deve essere tenuto in conto sul decidere cosa fare dopo la sentenza". E quindi sul cosiddetto rimborso delle pensioni arriverà men che meno di una elemosina.
Per il governo, ha precisato Morando, "l'interpretazione che circola per cui la sentenza della Corte comporterebbe un ritorno alla legislazione vigente prima" del Salva Italia addirittura "non e' fondata", in sostanza non c'è alcun vincolo a 'ridare tutto a tutti'. E quindi la strada è quella di "rimuovere" le due ragioni che hanno portato la Corte ha bocciare lo stop per 2 anni (2012 e 2013) dell'adeguamento degli assegni pensionistici sopra tre volte il minimo all'inflazione. Il viceministro non ha dato altri dettagli dell'intervento, nemmeno sui tempi, limitandosi a dire che non si occupa "di convocazioni del Consiglio dei ministri". In ogni caso, ha sottolineato, ci sono "diverse ipotesi" sul tavolo e che la decisione "sarà presa collegialmente nei prossimi giorni". La Corte Costituzionale, ha ricordato Morando, ha dichiarato illegittimo il blocco dell'indicizzazione delle pensioni del governo Monti "perché‚ la sospendeva per due anni e non per uno, come si era fatto in precedenza, e perché‚ riguardava pensioni più basse rispetto a quelle coinvolte da altri interventi".


DOCUMENTO APPROVATO DALLA DIREZIONE NAZIONALE PRC DEL 10/5/2015



Il tempo è ora!

Nel corso degli ultimi mesi sono venute maturando in Italia le condizioni per dar vita ad un processo di costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra antiliberista.



Si tratta di un fatto molto positivo che ha avuto negli ultimi giorni una decisa accelerazione e che pone concretamente dinnanzi a noi la possibilità oltre che la necessità di dar vita ad un processo
costituente della sinistra.
Da molto tempo Rifondazione Comunista lavora per dar vita a questo processo costituente, per costruire una Syriza italiana, e ritiene quindi assolutamente necessario operare oggi per la sua realizzazione. Se non ora quando?
Gli elementi che maggiormente hanno costruito le condizioni dell’avviarsi di questo processo sono
due.

L'EUROPA E L'EVERSIONE DI SYRIZA




L'Europa e l’eversione di Syriza

 Le notizie incrociate che vengono da Bruxelles ed Atene non sono buone. Nonostante le dichiarazioni di facciata, le istituzioni europee si stanno preparando per la possibile uscita della Grecia dall’area euro, un fatto dato per più che probabile dall’industria finanziaria. Intanto Tsipras si barcamena come può, tra mancanza di liquidità, pagamenti in scadenza ed un partito in fibrillazione.
Quel che dobbiamo cercare di capire è il perché di questo showdown. Era chiaro fin dall’inizio che il nuovo governo di Syriza non avesse nessuna vera chance di rompere il ciclo dell’austerity , ma era forse lecito aspettarsi un poco più di flessibilità da parte delle istituzioni europee. Al contrario, tutti gli spazi di mediazione sono stati chiusi, prima da Berlino, poi da Francoforte, infine da Bruxelles. L’impressione è che si stia provando a spingere la Grecia verso l’uscita.
Perché? La risposta va cercata non solo e non tanto nella volontà di alcuni stati membri (tipo la Germania) e forse neanche nella rigidità ideologica di alcuni decision-makers.
Il motivo è piuttosto la rigidità istituzionale dell’Europa. La costruzione economico-politica su cui si basa l’euro è per molti versi simile a quella del Golden Standard: una moneta unica (come gli scambi ultra-fissi del GS) in cui l’equilibrio dei conti – e la credibilità dei governi e delle istituzioni monetarie – è la garanzia indispensabile per il funzionamento del sistema.
In un mondo del genere è quasi inevitabile che le crisi – e qualsiasi genere di squilibrio – vengano risolte dal lato dell’offerta: svalutazione interna (austerity più “riforme”) per guadagnare competitività, e scarico delle tensioni economiche sulla società: sul lavoro, ovviamente, ma in parte anche sul capitale “perdente”. Le alternative sono difficilmente praticabili. Una politica fiscale espansiva a livello nazionale non è concepibile perché la perdita di sovranità monetaria dei singoli stati rende il debito potenzialmente insostenibile. Una politica fiscale “federale”, così come una politica monetaria tradizionalmente “monetarista”, ha il difetto di scaricare su altri paesi il debito dei paesi in difficoltà e non è dunque gestibile in termini geopolitici.
Tale sistema economico prevede però, come ai tempi del Gold Standard, una totale insulazione dalle pressione democratiche. Non a caso le regole di bilancio erano la spina dorsale del Trattato di Maastricht, non a caso il six pack e il two pack, oltre i controlli preventivi sui bilanci pubblici, riducono ulteriormente la sovranità dei parlamenti nazionali.
L’Europa – e le sue regole – sono argomenti non contendibili nello spazio politico tradizionale, una cosa accettata da sempre dalle destre e sinistre cosiddette “di governo”. Il livello nazionale deve essere subordinato a quello comunitario, è l’unica maniera per mantenere la credibilità di questa UE e di evitare spinte centrifughe. La vittoria di Syriza ha rotto questa convenzione non scritta e rappresenta un potenziale vulnus per la compattezza della UE. Non va dimenticato che il Gold Standard si ruppe anche e soprattutto per l’emergere della democrazia e per le pressioni insostenibili contro l’ordine economico liberale. Ecco allora che mantenere l’ordine politico e punire “disciplinarmente” chi lo mette in discussione diviene più importante del preservare intatta l’area euro. In quest’ottica, il peccato maggiore di Tsipras non è tanto chiedere un allentamento dell’austerity, quanto rivendicare il proprio mandato elettorale come paritario con le regole UE.
L’alternativa, per Syriza, è quindi molto semplice: abbandonare l’Euro; o la resa totale, rinunciando ad ogni pretesa di riforma o compromesso che, data la natura della UE, diventa automaticamente eversiva. Sperare di trovare una via di mezzo, sperare di ottenere qualsiasi concessione, anche di facciata, dalla UE, non è realistico.






Riforma della scuola - Le proposte di Sbilanciamoci!



Riforma della scuola - Le proposte di Sbilanciamoci!

Non può esserci una “buona scuola” senza che tutte le scuole godano di un buono stato di salute. Per questo le proposte avanzate dalla campagna Sbilanciamoci! nella sua “contro-manovra” 2015, partono dall'innalzamento dell'investimento sull'istruzione dal 4,7 al 6,5 per cento del Pil. Come? Innanzitutto abolendo i fondi statali per le scuole paritarie e il buono scuola, misura che frutterebbe 470 milioni di euro circa, e sostituendo l'ora di religione con l’ora di storia delle religioni o con insegnamenti alternativi scelti autonomamente dalle scuole, risparmiando così 1,5 miliardi di euro. In questo modo si potrebbero aumentare i fondi destinati all’autonomia scolastica, rifinanziando per oltre 300 milioni la legge 440/97 e il Mof, il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, per 600 milioni di euro, ripristinandone così la dotazione originaria. Altri capitoli di spesa dovrebbero poi essere finalizzati alla promozione dei progetti studenteschi coordinati dai Comitati e dalle associazioni studentesche (finanziamento di almeno 10 milioni al Dpr 567); alla formazione di tutti i docenti sulle innovazioni pedagogiche e didattiche da poter apportare nelle classi, oltreché sui temi dell’integrazione, dell’intercultura e sull’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, senza legare l’attivazione di questi corsi a criteri di merito o demerito; e allo stanziamento di 200 milioni di euro per stage, alternanza scuola-lavoro e miglioramento della didattica. Per fare fronte ai problemi dell'edilizia scolastica, Sbilanciamoci! propone l'implementazione di un piano pluriennale straordinario nazionale che preveda lo stanziamento di almeno 20 miliardi di euro (1 miliardo l'anno), puntando sulla realizzazione di scuole ex novo e di plessi polivalenti per la messa in rete delle attività didattiche e sull'adeguamento delle strutture già esistenti per la messa in sicurezza, l’agibilità statica e quella igienico-sanitaria, oltre all'eliminazione delle barriere architettoniche e all'adeguamento delle strutture e degli strumenti per i disabili. Infine, il diritto allo studio, per il quale Sbilanciamoci! propone l'approvazione di una legge nazionale che individui i Livelli essenziali delle prestazioni che le Regioni sono tenute a erogare in termini di servizi diretti e indiretti a sostegno degli studenti, imponendo alle amministrazioni minimi ineludibili di investimento che tengano conto della totalità dei soggetti aventi diritto. E l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità, per cui si propone un investimento di 20 milioni di euro annui per la formazione di 400.000 insegnanti curricolari.
Il Rapporto integrale di Sbilanciamoci! è consultabile e scaricabile gratuitamente dal sito www.sbilanciamoci.org