sabato 16 maggio 2015

DOCUMENTO APPROVATO DALLA DIREZIONE NAZIONALE PRC DEL 10/5/2015



Il tempo è ora!

Nel corso degli ultimi mesi sono venute maturando in Italia le condizioni per dar vita ad un processo di costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra antiliberista.



Si tratta di un fatto molto positivo che ha avuto negli ultimi giorni una decisa accelerazione e che pone concretamente dinnanzi a noi la possibilità oltre che la necessità di dar vita ad un processo
costituente della sinistra.
Da molto tempo Rifondazione Comunista lavora per dar vita a questo processo costituente, per costruire una Syriza italiana, e ritiene quindi assolutamente necessario operare oggi per la sua realizzazione. Se non ora quando?
Gli elementi che maggiormente hanno costruito le condizioni dell’avviarsi di questo processo sono
due.


In primo luogo la vittoria di Syriza in Grecia – accompagnata dall’emergere di Podemos in Spagna –
ha reso evidente a livello di massa la presenza di una posizione antiliberista a livello europeo
contro le due posizioni liberiste egemoni: quella tecnocratica e quella razzista e nazionalista. La
vittoria di Syriza non solo ha aperto una speranza per vasti strati popolari ma ha inciso
positivamente anche sul dibattito interno alla sinistra, diventando il punto di riferimento
principale per la maggioranza di coloro che si oppongono alle politiche neoliberiste.
In secondo luogo le politiche del governo Renzi che nel loro carattere palesemente di destra
hanno allargato contraddizioni già presenti fino a farle esplodere. In primo luogo l’attacco ai diritti
sociali ha determinato una forte critica da parte dei settori sociali interessati e ha portato alla
rottura dell’esecutivo con la maggioranza delle organizzazioni sindacali. Pur non avendo,
quest’ultime, intrapreso una coerente azione di mobilitazione e di lotta, questo fatto rappresenta
un punto rilevantissimo e di grande novità. Dal JOBS Act alla “riforma” della scuola, la rottura è
stata palese e foriera di ulteriori positivi sviluppi. La fine del collateralismo tra Cgil e PD è un fatto
nuovo che parla di un inedito spazio politico. In secondo luogo la rottura dell’esecutivo con ampi
settori democratici sul terreno delle riforme costituzionali e della legge elettorale. Per la prima
volta risulta chiaro che il PD di Renzi sta destrutturando il sistema democratico e viene quindi a
cadere l’ultimo presupposto fondativo del bipolarismo italiano. La stessa scelta di una legge
elettorale ipermaggioritaria basata sui partiti e non sulle coalizioni elimina ogni spazio di ambiguità
nei rapporti tra la sinistra e il PD: o si sta con Renzi o ci si pone in alternativa a Renzi.
In questo contesto si sono aperte significative contraddizioni all’interno del PD che oltre ad un
processo di disaffezione e di allontanamento a livello di base, hanno dato luogo ad un positivo
protagonismo anche di parti del gruppo dirigente nazionale che hanno rotto e stanno rompendo
con il PD.
Parallelamente SEL, pur con contraddizioni politiche non risolte in merito al superamento chiaro
delle illusioni sul centro sinistra, si colloca oggi sulla strada di costruire un soggetto unico della
sinistra nella realtà del paese.
Si tratta quindi di cogliere la decisiva occasione di coniugare le contraddizioni aperte dal governo
Renzi con la disponibilità politica a costruire una sinistra antiliberista che sappia costruire una
positiva sinergia con la “Coalizione sociale” proposta da Landini, che auspichiamo possa
svilupparsi, contribuendo al superamento della passività sociale che ha caratterizzato fortemente
questi ultimi anni.
In questo quadro importante è il passaggio delle elezioni regionali che vedono in ogni regione la
presenza di liste unitarie collocate chiaramente in alternativa al centro sinistra. Rifondazione
Comunista ha lavorato a fondo per realizzare queste liste, riuscendo a determinare in alcune realtà
schieramenti alternativi ampi. Dobbiamo quindi operare affinché in tutte le elezioni regionali
cominci ad emergere chiaramente un progetto politico di sinistra alternativo a quello renziano.
In questo contesto decisiva è la presenza e il ruolo che ha giocato e che deve continuare a giocare
l’Altra Europa. Dopo aver dato vita alla lista unitaria per le elezioni europee, l’Altra Europa è – da
un lato – l’unico soggetto unitario, costitutivamente plurale, in campo. Inoltre, la dichiarata
volontà de l’Altra Europa di essere un soggetto politico che opera con l’unica finalità di dar vita ad
un processo di aggregazione più ampio, ne ha definito un ruolo centrale in tutti i processi di
dialogo ed iniziativa posti in essere in questi mesi. Riteniamo quindi assai importante il ruolo
politico dell’Altra Europa al fine di dar vita ad un processo costituente che non abbia
caratteristiche pattizie ma che ponga esplicitamente il tema di un nuovo inizio.
Rifondazione Comunista ritiene quindi necessario operare immediatamente per costruire il
percorso politico unitario, intrecciandolo alla costruzione del conflitto sociale a partire dalla
questione del lavoro, della scuola, del reddito minimo, al fine di arrivare prima dell’estate alla
partenza del processo costituente della sinistra antiliberista.
La proposta politica che noi avanziamo è quella esplicitata in modo chiaro nel documento
dell’ultimo congresso tenutosi a Perugia nel dicembre 2013 e che qui riportiamo integralmente:
“Come abbiamo detto più volte Rifondazione Comunista è necessaria ma non sufficiente e per
questo proponiamo di avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra
di alternativa. Riteniamo, infatti, che le frammentazioni e la divisione della sinistra italiana siano
l’esito della radicale sconfitta sociale e politica degli ultimi decenni, ma anche dei nostri errori e
limiti soggettivi. Nell’avanzare questa proposta siamo perfettamente consapevoli che i tentativi di
riaggregazione che in questi anni abbiamo insistito a promuovere sono stati viziati da limiti
soggettivi relativi alla natura stessa dei processi unitari messi in campo. Non si può costruire
l’unità a partire da accordi di vertice fra organizzazioni ed aggregazioni che nel corso del tempo si
sono divise, senza percorsi reali di condivisione democratica e partecipata di contenuti e priorità.
Non si può costruire l’unità solo sulla base delle scadenze elettorali e meno ancora con l’unico
obiettivo di superare quorum e sbarramenti con liste improvvisate ed espressione di equilibri
incomprensibili ai più. Non si può costruire l’unità sulla base di pregiudiziali ideologiche od
organizzative tese a pretendere scioglimenti, abiure ed ulteriori divisioni nelle già troppe
organizzazioni esistenti. Non si può separare il processo di unificazione e aggregazione politica dai
processi di costruzione e internità al conflitto sociale. L’unità politica è strettamente connessa alla
costruzione di un movimento unitario contro il liberismo e l’attacco alla democrazia, di cui la
manifestazione del 12 è il primo passo. Riteniamo pertanto che sia necessario fare un salto di
qualità che non ripeta gli errori del passato. Per questi motivi il Prc propone alcune idee che ritiene
utili per poter determinare il salto di qualità che tutte e tutti sentono necessario, anche sulla base
di quanto accade nel resto d’Europa, con le positive esperienze di aggregazione di Syriza, del Front
de Gauche, di Izquierda Unida.
1. È necessario avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla
base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi, che
si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra e al Partito Democratico, per il
riferimento in Europa al Partito della Sinistra Europea e al Gue, per l’esplicito collegamento con le
battaglie della Fiom, della sinistra della CGIL, del sindacalismo di base e dei movimenti di
trasformazione.
2. È importante che tale soggetto assuma come centrale una piattaforma per la ricostruzione
della sovranità popolare e la rifondazione democratica di ogni ambito della vita sociale e politica a
partire dalla difesa e dall’attuazione della Costituzione. Dalla democrazia nei luoghi di lavoro, allo
sviluppo della democrazia partecipativa e diretta, alla ripresa di un’iniziativa costante per il
sistema proporzionale sul terreno della democrazia rappresentativa.
3. È indispensabile che il processo di costruzione di tale soggetto, non avvenga in modo
verticista e pattizio, ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato di tutte le persone
concordi con gli obiettivi unitari, sulla base del principio “una testa, un voto”; che il soggetto
unitario abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale; che le forze organizzate, locali e
nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario senza sciogliersi, s’impegnino a non
esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo
soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte. “
L’unità tra le forze politiche della sinistra è quindi una condizione necessaria al fine di dar vita ad
un processo costituente, nella chiarezza che l’obiettivo da raggiungere è la fondazione di un nuovo
soggetto politico – non la federazione o l’allargamento dei soggetti attuali – e il suo intreccio con i
movimenti sociali. Unità finalizzata a dar vita ad un nuovo spazio pubblico della sinistra, che veda
tutti i soggetti individuali e collettivi coinvolti con pari dignità in un processo democratico e
partecipato.
A tal riguardo è decisiva la relazione tra democrazia, partecipazione e pluralismo del soggetto
stesso a cui vogliamo dar vita. Le caratteristiche che noi riteniamo necessarie al fine di costruire
una sinistra di popolo sono la piena democraticità del nuovo soggetto politico e il rispetto e la
valorizzazione della pluralità delle culture e delle appartenenze che necessariamente lo
caratterizzeranno. Non si tratta quindi di dar vita all’ennesimo partito della sinistra che sarebbe
destinato a ripercorrere inevitabilmente le divisioni e i processi di abbandono silenzioso a cui
abbiamo già assistito troppe volte, ma si tratta di costruire un soggetto unitario e plurale che oltre
a praticare la critica dell’economia politica sia in grado di misurarsi con la critica della politica.
L’unità deve essere finalizzata all’innovazione e alla definizione processuale di forme organizzative
che sappiano valorizzare le differenze invece di irrigidirle.
Documento approvato dalla Direzione Nazionale del 10/5/2015





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