giovedì 26 febbraio 2015

IL LAVORO GRATUITO E' ILLEGALE. Nota di Giorgio Cremaschi e Carlo Guglielmi




"Il lavoro gratuito è illegale, e le autorità ispettive devono intervenire". Nota di Giorgio Cremaschi e Carlo Guglielmi

"Parteciperemo alla manifestazione del 28 Febbraio a Milano contro il Jobsact, contro il lavoro gratis per Expo e per difendere il valore del Primo Maggio dalle minacce del governo Renzi.

Saremo in corteo e in piazza della Scala perché è il momento di far sentire la voce del lavoro che intende resistere al più grave attacco ai suoi diritti e a quelli sociali dal 1945 ad oggi.
Oggi sono in discussione anche le più elementari norme giuridiche e contrattuali, compresa quella che a una prestazione di lavoro deve corrispondere una retribuzione. L'incredibile accordo sindacale sottoscritto da Cgil Cisl Uil che autorizza il lavoro gratis non autorizza in alcun modo una pratica completamente illegittima. Expo è una fonte di affari e speculazioni, anche perseguite dalla magistratura, è una gigantesca impresa commerciale nella quale gli unici a non ricevere nulla saranno le persone che la faranno funzionare. Il lavoro gratis all'EXPO viola leggi e contratti sul piano salariale, normativo, contributivo, su quello della sicurezza del lavoro, come chiariamo nella nota tecnica allegata. Tutte le autorità ispettive pubbliche devono intervenire essendo passibili in caso contrario di omissione di atti di ufficio.

RINALDINI: "Cara Cgil il tempo delle mediazioni è finito."



"Cara Cgil il tempo delle mediazioni è finito. Serve un sindacato democratico". Intervento di Gianni Rinaldini

Dopo le manifestazioni e lo sciopero generale promossa dalla Cgil contro le politiche del Governo Renzi, il sindacato si trova nella necessità di definire le forme e le modalità per dare seguito e continuità alle scelte compiute.

So bene che esiste un'altra possibilità, quella di considerare quella fase una sorta di una tantum di cui gestire in qualche modo un atterraggio morbido che permetta di riprendere la normale routine quotidiana.
Sarebbe in questo caso una scelta disastrosa dove la stessa burocrazia sindacale sarebbe inevitabilmente travolta come una appendice del ceto politico.
La partecipazione alle manifestazioni e agli scioperi della Fiom e della Cgil, sono andati oltre le stesse aspettative perchè hanno incrociato il “sentire” delle persone in carne ed ossa, il malessere sociale diffuso che anche in questo modo ha scommesso di nuovo sul sindacato. La contemporaneità con altre esperienze di movimento, come lo sciopero sociale, che hanno attraversato quelle giornate hanno altresì reso evidenti le potenzialità e la vastità dell'opposizione sociale.

"Il sindacato e' un'altra cosa" Lombardia. Opposizione in CGIL. comunicato



Comunicato coordinamento regionale il sindacato è un'altracosa Lombardia. Opposizione in CGIL


Nei giorni scorsi sono stati emessi nella versione definitiva gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act , ennesimo e feroce attacco contro i lavoratori e le future generazioni, che più di tutti subiranno la precarizzazione selvaggia, ad uso e consumo dei profitti padronali,  e lo smantellamento progressivo del  Diritto del Lavoro favorevole ai lavoratori.

Proprio a Milano, sede di Expo e laboratorio di sperimentazione ed uso  del lavoro gratuito,  consentito   dagli accordi  firmati da CGIL/CISL/UIL, e contro al quale in sede congressuale la nostra area richiese alla CGIL ed alla  Camera del Lavoro di Milano il ritiro della firma,  ancora nessuna risposta concreta è stata messa in campo per contrastare la ferocia dei decreti attuativi.
Nella assenza totale delle iniziative, il Coordinamento Regionale de “Il Sindacato è un’altra cosa- Opposizione Cgil”, assume sia la  decisione di partecipare alla prima di manifestazioni ed iniziative convocate finora, quelle per il 28 Febbraio a Milano, proseguendo il percorso dello sciopero sociale del 14 novembre e dello sciopero generale del 12 dicembre, sia  di  interloquire  con tutti i percorsi del sindacalismo conflittuale e dei movimenti che vogliano convergere nell’’opposizione al Jobs Act e alle politiche di precarietà, attivando  campagne di informazione nei posti di lavoro preparando le mobilitazioni previste per l’avvio di expo e per il  1° maggio.

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

Costituito il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

Nel nostro paese sono in cantiere profonde modifiche dell’assetto politico-istituzionale, perseguite dall’attuale governo attraverso una vasta revisione della Costituzione ed una nuova legge elettorale destinate, purtroppo, ad incidere negativamente sulla qualità della democrazia e sui diritti dei cittadini.

Ciò avviene ridimensionando la centralità del suffragio diretto e del Parlamento, quale istituzione rappresentativa della sovranità popolare, alterando le garanzie del bilanciamento dei poteri e realizzando una inusitata concentrazione di poteri nelle mani dell’Esecutivo espresso da un unico partito e in particolare esaltando il ruolo dominante del Presidente del Consiglio, nel quadro di un generale soffocamento delle autonomie regionali e locali.

E’ inaccettabile che iniziative come queste, che incidono tanto profondamente sulla democrazia costituzionale avvengano imponendo al Parlamento una marcia a tappe forzate. Questo strozza il confronto politico impedendo la necessaria partecipazione dei cittadini al processo decisionale su scelte che determinano un significativo cambiamento del Patto costituzionale sul quale si fonda l’unità del popolo italiano come comunità politica. Ed è intollerabile che l’Esecutivo pretenda che la riforma costituzionale sia trattata come un decreto legge che il Parlamento deve ratificare, e in aggiunta che la Costituzione sia riscritta da un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, senza sentire l’esigenza, almeno, di un largo e democratico confronto preventivo.

LE RAGIONI DI LANDINI

Le ragioni di Landini

 Ricapitoliamo i fatti. Il segretario della Fiom Maurizio Landini, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, dichiara che siamo alla «fine di un’epoca» e che pertanto «è venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi».

Per questo, precisa, «il sindacato si deve porre il problema di una colazione sociale più larga e aprirsi a una rappresentanza anche politica». Il quotidiano diretto da Marco Travaglio traduce e strilla un titolo a tutta pagina «Landini: ora faccio politica». Si scatena una indecente bagarre mediatica. E sebbene lo stesso Travaglio riconosca che quelle parole messe tra virgolette Landini non le ha mai pronunciate, il capo del governo le brandisce come un’arma impropria per mettere fuori gioco il segretario del principale sindacato operaio di questo paese, con l’obiettivo di delegittimarlo anche moralmente. Come se fare politica sia diventato un peccato mortale: per gli altri naturalmente, non per chi il potere politico lo detiene.

lunedì 23 febbraio 2015

TTIP UNA TRAMA OCCULTA



TTIP una trama occulta
un accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea
che attraverserà la vita di tutti noi

INCONTRO PUBBLICO
Giovedì 12 Marzo - dalle 21,15 alle 23,30
Via Jacopino da Tradate 9

Si chiama Transatlantic Trade  Investment  Partnership (TTIP),
Accordi commerciali vincolanti voluti dalle Multinazionali per eliminare tutte le barriere “non tariffarie” che rendono costosi gli investimenti: normative di tutela del lavoro, di standard agricolo e alimentare, di salvaguardia ambientale, di tutela dei servizi pubblici d’interesse generale.
Se dovesse entrare in vigore, i privilegi delle multinazionali avrebbero forza di legge e legherebbero completamente le mani dei governanti che saranno chiamati a giudizio se si trovano a pregiudicare i profitti delle stesse.
E' necessaria una corretta informazione, in grado di trasmettere la consapevolezza necessaria a suscitare un’indignazione collettiva e produrre una mobilitazione sociale ampia e plurale.
Ne parliamo con:
Vittorio Agnoletto

 GAP(Gruppo di Acquisto Popolare) Prealpi Milano

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GAP Prealpi
via Jacopino da Tradate, 9 - 20155 Milano

GRECIA: TUTTI ALLENATORI AL BAR

Grecia: tutti allenatori al bar

La giornata di oggi ha visto esultare tutti coloro che sperano che il governo greco fallisca. E’ l’apoteosi dei commentatori che danno i voti all’allenatore al lunedì al bar. La cosa più impressionante è la convergenza tra critiche da destra e da sinistra che dipingono Tsipras come uno sconfitto e come un illuso.

Io penso al contrario che il governo greco non sia stato sconfitto: l’accordo registra i rapporti di forza e la vittoria di Syriza ha già cominciato a modificarli positivamente, altrimenti il programma della troika sarebbe stato unicamente confermato.
Il governo greco ha quindi fatto la cosa giusta:
in primo luogo perché aveva da risolvere il problema immediato di pagare stipendi e pensioni a fine mese e non esistevano altre strade per farlo se non questo accordo ponte.
In secondo luogo perché non è possibile – e non lo abbiamo mai pensato – che le cose potessero cambiare da un giorno all’altro solo in virtù della vittoria della sinistra in un paese, per di più debole. Qualcuno pensa che la realtà si cambi magicamente attraverso la proposta giusta – magari l’uscita dall’Euro – noi pensiamo che esistano i rapporti di forza e che il problema della sinistra non è di far finta che non esistano ma piuttosto di lavorare attivamente a cambiarli.
L’accordo di ieri dà tempo e apre spazi di manovra per il governo greco, per questo è una sua vittoria.
Adesso, invece di fare i commentatori su cosa fa Tsipras, il nostro problema è utilizzare il tempo per costruire in Italia e in tutta Europa un movimento di massa contro l’austerità che metta in difficoltà i governi di tutta Europa nel proseguire le politiche neoliberiste. Il nostro obiettivo è quello di aprire uno spazio per una trattativa vera in cui l’uscita dalle politiche neoliberiste non sia solo uno slogan ma diventi un obiettivo di milioni e milioni di lavoratori, disoccupati, precari. Vedremo alla fine se l’Europa si può cambiare o meno. Dopo aver fatto la battaglia sul serio. Il risultato si vede alla fine della partita, non dopo tre palleggi di riscaldamento: perlomeno per chi la partita la vuole giocare e vincere, non limitarsi a fare l’allenatore del lunedì.

LA COSTITUZIONE INDEBOLITA DAL JOBS ACT

Un premier che marcia spedito verso l’800

E’ evi­dente che, con i decreti attua­tivi della fami­ge­rata carta di espro­pria­zione dei diritti deno­mi­nato Jobs Act, la Costi­tu­zione non è più la stessa. La prima parte, quella dei valori fon­da­men­tali, anche se non ancora toc­cata in modo espli­cito, è inde­bo­lita dalla legi­sla­zione più recente, vera pistola pun­tata con­tro il resi­duale diritto del lavoro.

Frutto della seconda costi­tu­zio­na­liz­za­zione, lo Sta­tuto del 1970 era il com­pen­dio di una con­giun­tura sto­rica irri­pe­ti­bile che pre­sen­tava con­di­zioni poli­ti­che più favo­re­voli al mondo del lavoro. L’articolo 18 era in fondo il sim­bolo della rela­tiva potenza accu­mu­lata dal lavoro, rispetto al domi­nio asso­luto del capi­tale, e la dimo­stra­zione dei frutti posi­tivi sca­tu­riti dalla con­giun­zione di con­flitto sociale e grande mano­vra politica.

Jobs Act: Renzi fa i compiti assegnatigli dalla Troika. Prepariamo referendum

Jobs Act: Renzi fa i compiti assegnatigli dalla Troika. Prepariamo referendum 

Jobs Act: Renzi fa i compiti assegnatigli dalla Troika e riduce il lavoro a merce. Rilanciare le mobilitazioni, costruire un ampio schieramento referendario.

Mentre in Europa il governo greco cerca di aprire una breccia nelle politiche di austerità, in Italia Renzi fa i compiti assegnatigli dalla Troika: riscrive lo statuto del lavoro riducendolo a merce e cancella decenni di lotte delle lavoratrici e dei lavoratori. Ovviamente Renzi e il suo l’apparato propagandistico sono all’opera nello “spiegare” come le riforme creeranno nuovo lavoro, faranno crescere il Pil, risolveranno la precarietà… e via con le magnifiche sorti e progressive. Si tratta di falsità evidenti che vanno contrastate, rilanciando le mobilitazioni e lavorando sin d’ora alla costruzione di un ampio schieramento referendario.

NOTAV CONTRO LO SPRECO DI RISORSE PUBBLICHE

No Tav sabato in piazza contro "l'immane spreco di risorse pubbliche". Pronto il ricorso alla Corte dei Conti. Prc al corteo

“Un immane spreco di risorse pubbliche”. Il movimento No Tav torna in piazza, a Torino, sabato prossimo. Lo fa dopo un lungo periodo di assenza e una forte ondata di repressione che ha visto tra l’altro una megacondanna a un secolo e mezzo di carcere per circa cinquanta militanti.

L’ultimo appello alla protesta coincide con la presentazione all’Ue di un “progetto che non c’è”. Il termine ultimo sarà il 26 febbraio,sempre che il Cipe approvi. In un documento di otto pagine (più un allegato di 30) che sarà inviato al premier Renzi e ai ministri di Trasporti, Ambiente ed Economia, il presidente dell'Unione dei Comuni della Valsusa, Sandro Plano, ritiene la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità "un delirio progettuale" A nome dei sindaci della Val Susa, che il 21 saranno presenti in massa, invita il Governo a "fare come per il ponte di Messina, fermando l'opera. Prima di aggravare la situazione, visto che il 26 febbraio scade il termine per presentare il progetto definitivo alla Ue"."Il documento - hanno spiegato nei giorni scorsi in conferenza stampa a Torino Plano e alcuni amministratori, ambientalisti ed esponenti tecnici del Movimento No Tav - illustra gravi problematiche relative alle procedure. La legge prevede che il progetto che il Cipe intende approvare sia accompagnato dal cronoprogramma e dalla stima certificata dei costi dell'opera, incluso il tratto francese. Ma tutto questo non c'é‚ o è molto carente. La Francia è in ritardo con la progettazione, in questa fase una valutazione corretta non è possibile. Senza contare che il Cipe aveva precedentemente approvato il progetto preliminare con 222 prescrizioni, ma molte risultano non ottemperate".
Copia dei documenti - hanno annunciato - sarà inviata anche alla Corte dei Conti, che secondo gli esponenti No Tav e ambientalisti "potrebbe avere qualcosa da dire su un'opera della quale non si conosce con chiarezza il costo”. Ezio Locatelli e Fabio Panero, rispettivamente segretario provinciale di Torino e segretario regionale del Piemonte annunciano che Rifondazione Comunista-Sinistra Europea sarà in piazza con il movimento notav, e con loro anche il segretario nazionale Paolo Ferrero. “Saremo presenti – dicono Locatelli e Panero – per riaffermare la nostra opposizione alla realizzazione di un megaopera inutile, distruttiva. L’alta velocità Torino Lione è uno sperpero di risorse pubbliche a sostegno di interessi affaristici, uno sperpero tanto più spudorato in presenza di una crisi economica che viene usata per tagliare pensioni, salari, stato sociale. Una situazione semplicemente vergognosa e intollerabile: i soldi ci sono per gli speculatori, gli affaristi ma non per i servizi di cui hanno bisogno realmente i cittadini, in specie le fasce più deboli della popolazione. “Saremo presenti – dicono ancora Locatelli e Panero – per manifestare contro la riduzione del conflitto della Val Susa a pura questione di ordine pubblico, da reprimere, da demonizzare. Una strategia della repressione – ultimo atto in ordine di tempo l’assurda condanna a 148 anni di prigione di 48 notav – perseguita a tambur battente dal Governo e dai poteri dominanti nel vano tentativo di zittire una protesta che dura da oltre 25 anni. Se lo scordino, questa protesta andrà avanti fino alla vittoria. Rifondazione Comunista, come sempre, sarà al fianco del movimento di lotta della Valsusa”. 
Autore: fabio sebastiani