lunedì 10 aprile 2017

Contrasto alla povertà, il ddl delega è legge



Contrasto alla povertà, il ddl delega è legge ma il modello resta quello del bonus renziano, con in più una sproporzione enorme con l'entità reale dei bisogni

Il Ddl delega sul contrasto alla povertà ha superato l’esame del Senato ed è diventato legge con 138 voti a favore e 71 contrari (21 gli astenuti). “Un passo avanti per venire in contro alle difficoltà delle famiglie. Impegno sociale priorità del Governo”: così ha tweettato il Premier Paolo Gentiloni. Con l’approvazione del Ddl sarà introdotto il cosiddetto reddito di inclusione per i nuclei familiari con i requisiti previsti dalla legge, pe rla verità molto restrittivi. Una misura che tra il 2017 e il 2018 sarà finanziata con 4 miliardi di euro grazie ai quali saranno aiutati circa 400 mila nuclei familiari.
Per beneficiare della misura sarà previsto un requisito di durata minima di residenza nel territorio nazionale. È previsto un graduale incremento del beneficio e dell’estensione dei beneficiari, da individuare prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, donne in stato di gravidanza, disoccupati di età superiore a 55 anni.
Attualmente il Sia (che diventerà Rei) è pari a 400 euro al mese che saranno elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.


Il inistro Poletti aveva chiesto di finanziare il provvedimento con 500 milioni aggiuntivi, mentre alla fine, nella legge di Bilancio sono stati stanziati appena 150 milioni, Considerato che l’Italia nel 2015 ha raggiunto il record storico di 4 milioni e 598 mila individui in povertà assoluta, il 7,6% della popolazione residente, pari ad 1 milione e 582 mila famiglie, “non è difficile immaginare che quanto stanziato escluderà dagli aiuti circa il 78% dei poveri certificati dall’Istat. Se a questo si aggiunge che il 39,9% degli italiani non può permettersi una spesa imprevista di 800 euro, il quadro è completo”, concludono dall’associazione”, dice Massimiliano Dona, dell’unione nazionale dei consumatori. Critiche severe arrivano anche dal Movimento Cinque Stelle.
 “Una misura ereditata dagli spot a cui ci ha abituato il governo Renzi", è la critica di Nunzia Catalfo, senatrice M5S e vice presidente della Commissione Lavoro, che aggiunge: "Nessun miglioramento del testo e' stato consentito, ancora una volta alle opposizioni, negando cosi' qualsiasi tipo di aiuto a milioni di persone che sono in difficolta'" ha continuato Catalfo. "Il ddl poverta', trattandosi di una legge delega che dovra' essere sviluppata con ulteriori decreti attuativi, non consente ancora di conoscere con chiarezza quanti saranno i beneficiari, cosi' come non e' nemmeno possibile individuare con esattezza l'importo del sostegno al reddito a cui avranno diritto. L'unico aspetto chiaro e' che le risorse che intendono destinare al provvedimento sono del tutto insufficienti" ha continuato la senatrice M5S.

"Si parla infatti, di poco piu' di 1 miliardo di euro, a fronte dei circa 15 miliardi che servirebbero per affrontare il problema seriamente. Eppure le risorse ci sarebbero. Quella che e' mancata, invece, e' stata la volonta' politica. Volonta' che non e' mancata per destinare 20 miliardi di euro per il recente salvataggio delle banche (tra cui la banca amica del Pd, MPS) o per trovare ogni anno 10 miliardi di euro da destinare al famoso bonus degli 80 euro. Per non parlare dei circa 18 miliardi che costera' il cosiddetto Jobs Act, che e' servito solo a precarizzare il mondo del lavoro", ha proseguito Catalfo. "A quanto pare, a beneficiare del 'bonus' sarebbero soltanto alcune famiglie con figli minori o quelle con un membro under 55, escludendo cosi' categorie fortemente penalizzate come quella dei pensionati o dei giovani" ha proseguito la senatrice M5S.
"Eppure i dati parlano chiaro: piu' di 1 milione e mezzo di pensionati percepiscono una pensione inferiore a 500 euro al mese, negli ultimi anni 400 mila pensionati hanno abbandonano il nostro Paese per andare all'estero a cercare una vita dignitosa, la disoccupazione giovanile e' intorno al 40% (in alcune regioni del Sud addirittura circa il 60%), 100 mila persone, soprattutto giovani, abbandonano ogni anno il nostro paese" ha continuato.
"Milioni di cittadini resteranno senza alcun aiuto. Cio' nonostante, i dati ufficiali evidenzino una situazione inquietante: la poverta' e' ai massimi storici raggiungendo i
livelli del 2005, 17 milioni e mezzo di persone sono a rischio poverta' o esclusione sociale, circa 10 milioni di persone non riescono proprio ad avere una vita dignitosa, oltre 4 milioni e mezzo di persone vivono addirittura in poverta' assoluta, senza dimenticare gli 11 milioni di persone che non riescono ad accedere a cure mediche per mancanza di risorse" ha continuato Catalfo.


Nessun commento:

Posta un commento