In questi giorni è partito il progetto di “coalizione sociale”, di cui la Fiom insieme a gran parte dell’associazionismo del nostro Paese è parte attiva.
L’obbiettivo dell’iniziativa è quello di riuscire a mettere insieme tutte quelle realtà che quotidianamente portano avanti, nei propri campi di appartenenza, battaglie che sono di interesse generale, mettendo al centro della propria azione valori come la solidarietà.
Creare una rete che possa
intervenire per garantire a chi oggi è vittima della crisi tutto ciò di cui ha
bisogno. Riscoprire il volontariato l'impegno sociale e la pratica del mutuo
soccorso, che può dare le risposte, anche materiali, a chi oggi si sente
abbandonato.
Ma per capire bene cosa ci
spinge, come delegati della Cgil, ad accettare questa nuova sfida tanto ardua
bisogna analizzare anche dal nostro punto di vista, quello sindacale, cosa
accade nei luoghi di lavoro oggi.
Il sindacato, sopratutto la
Cgil, ha bisogno di fare una profonda riflessione e capire bene cosa porta oggi
migliaia di lavoratori, sopratutto precari, a pensare di poterne fare a meno.
Troppo spesso nel compiere
la nostra azione di delegati ci troviamo inermi di fronte a situazioni che
nulla hanno a che vedere con i valori fondanti presenti nella nostra
costituzione.
Ogni giorno le lavoratrici e
i lavoratori con la scusa della crisi vengono calpestati dalle logiche del
mercato.
Aziende che chiudono
lasciando migliaia di lavoratori in mezzo ad una strada, licenziamenti mirati
che colpiscono militanti sindacali o persone con gravi disabilità, salari
sempre più bassi, un forte peggioramento delle condizioni di lavoro e forme di
lavoro sempre più precario hanno innescato un pericoloso meccanismo.
I lavoratori oggi si sentono
soli, la forte paura di perdere il lavoro li mette in competizione fra loro e
li spinge a pensare che l’unico modo per potersi salvare è contrattare ogni
aspetto della propria vita lavorativa direttamente con i datori di lavoro
scavalcando i corpi intermedi e di conseguenza rendendo sempre più debole il
sindacato che fa del senso della collettività il proprio elemento fondante.
Poter fare sindacato in
queste condizioni diventa quasi impossibile.
Le grandi lotte del secolo
scorso che hanno portato a conquiste come lo Statuto dei diritti dei lavoratori
ci dicono l’esatto opposto: i lavoratori sono più forti se sono uniti e lottano
tutti insieme per migliorare le proprie condizioni.
La Cgil se è stata ed è la
grande organizzazione che noi tutti conosciamo è proprio perché da sempre ha
fatto dell’aggregazione dei singoli, dentro e fuori dai luoghi di lavoro, il
punto centrale di ogni azione.
Noi non possiamo permettere
che qualcuno, oggi, ne metta in discussione l’esistenza.
Ma per riuscire a fare ciò
abbiamo bisogno di riscoprire i vecchi valori e ritornare a quando il sindacato
si impegnava nelle grandi lotte che attraversavano tutto il Paese - che
all’apparenza potevano non avere niente a che fare con il mondo del lavoro -
ritrovando quell’unita con chi, come noi, fa dell’impegno e del sacrificio lo
strumento per cambiare le cose.
Dobbiamo convincere chi
cerchiamo di rappresentare che un altra strada esiste e che non è vero che sono
soli.
Dobbiamo mostrargli che sia
fuori che dentro i luoghi di lavoro c’è chi lotta per un lavoro ed un salario
dignitoso, che c’è chi pensa che la sanità e la scuola debbano essere
pubbliche, che c’è chi lotta per difendere i nostri territori e chi ogni giorno
lotta contro le mafie e contro la corruzione.
Dobbiamo creare consenso,
diffondere e coltivare una cultura dei diritti, una visione nuova del lavoro,
della cittadinanza, del walfare e della società.
Dobbiamo ridefinire un
sentire comune fra le lavoratrici e i lavoratori per tornare ad impegnarci su
temi di carattere generale che investano i principi stessi della società e da
lì ripartire su un rapporto di forza meglio definito e su posizioni più alte.
In questo noi, come
delegati, possiamo giocare un ruolo fondamentale grazie al rapporto quotidiano
e diretto con le lavoratrici e i lavoratori.
I vari governi che negli
ultimi anni si sono succeduti hanno deciso di scaricare sulle spalle dei
lavoratori tutto il peso della crisi economica.
Riforme, come quella sulle
pensioni dell’ex ministro Fornero fino al più recente Jobs act, non solo non
creano o creeranno posti di lavoro ma contribuiscono invece a rendere sempre più
precario e usurante quel poco lavoro che c’è.
Il Governo Renzi decidendo
di applicare alla lettera quanto chiesto da questa Europa della finanza e dalle
organizzazioni padronali ha mostrato da che parte ha scelto di stare; gli
attacchi portati al sindacato confederale rientrano a pieno in quella logica.
Oggi abbiamo bisogno di
difenderci e per farlo abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, perché molto
probabilmente non ci saranno altre occasioni per farlo.
Per sopravvivere esistono
sempre due strade: o ti adegui o lotti.
Adeguarsi significa
accettare di vivere in un Paese dove i lavoratori saranno sempre precari e dove
il sindacato non potrà più fare niente per migliorarne la condizione.
Oppure decidi di lottare: le
piazze come quella del 25 ottobre e del 12 dicembre ci hanno chiaramente
indicato la strada.
In quelle piazze e nel
percorso di preparazione che ha portato ad esse, dove erano presenti precari
disoccupati, movimenti, comitati e semplici cittadini, si può dire che si è
avviato il progetto della coalizione sociale ora sta a noi farcene carico e con
il nostro consueto impegno e la nostra grande passione portarlo avanti.
Ogni battaglia sociale che
oggi si combatte in Italia deve diventare una nostra battaglia.
Essere nelle piazze in
difesa della scuola pubblica perché consapevoli che quello è un bene che
ci appartiene e quindi va
difeso.
Essere al fianco di chi
coraggiosamente nei territori più difficili combatte contro le mafie e la
corruzione perché quello è un cancro che uccide anche il futuro dei nostri
figli.
Lottare per una sanità
pubblica che oggi è sempre più vittima di tagli e mala gestione e che noi
chiediamo che deve tornare ad essere gratuita è sopratutto di qualità.
Lottare per la difesa dei
nostri territori e dei beni comuni.
Portare avanti insieme a
tante realtà già presenti una battaglia comune sul reddito minimo
E allo stesso modo
coinvolgere tutte queste realtà nelle nostre battaglie.
Bisogna coinvolgere tutti
nella lotta per la conquista di un nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori che
dia vere tutele anche a chi fino ad oggi non ne ha avute.
La riconquista del contratto
nazionale non è un problema di pochi. Esso ha rappresentato sempre un punto di
riferimento di carattere nazionale che rendeva uguali tutti i lavoratori del
Paese, ed oggi senza di esso rischiamo una competizione fra i territori aziende
e singoli lavoratori.
Queste battaglie devono
necessariamente interessare tutti, perché tutti, studenti o semplici cittadini
sono o saranno lavoratori e il futuro che gli si prospetta è fatto di diritti
negati e precarietà.
Sabato 28 marzo può e deve
essere un primo appuntamento: Unions, la manifestazione della Fiom mette al
centro i temi del lavoro i diritti la democrazia la giustizia sociale la
legalità il reddito e l’Europa.
Invitiamo tutti, delegati di
ogni categoria della Cgil, lavoratrici e lavoratori, a partecipare alla
manifestazione della Fiom e ad aprire, nei territori e nei luoghi di lavoro,
una discussione sul tema della coalizione sociale che porti a iniziative di
carattere generale.
Autoconvocati CGIL
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