Ferrero (Prc): “Landini? Serve sinistra autonoma dal Pd e la Cgil farebbe bene a stare dentro”
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista intervistato da IntelligoNews, accoglie molto positivamente la nascita di Coalizione sociale, nuovo soggetto politico lanciato da Maurizio Landini per “difendere i diritti di tutti”.
Cosa cambia a sinistra con Coalizione sociale?
«E’ molto positivo che si
allarghi il fronte di coloro che si vogliono opporre alle politiche
dell’austerità e neoliberiste. Questa proposta di Landini, con l’appoggio di
Don Ciotti, di costruire uno schieramento di tutte le forze sociali interessate
a cambiare l’agenda politica è una grande notizia».
Landini non vuole sentire parlare di
partito ma dice che i sindacati devono essere un soggetto politico. Non le
sembra che si giochi sull’ambiguità?
«E’ solo l’Italia provinciale e demente degli ultimi 20 anni, della seconda repubblica, che ha ridotto il sindacato a una specie di amministratore fallimentare. Se una guarda agli anni 70, il sindacato ha sempre fatto politica a 360°, rappresentando i lavoratori. I sindacati greci hanno fatto decine di scioperi contro le politiche di austerità dell’Ue, i sindacati tedeschi hanno detto che la vittoria di Tsipras in Grecia non è un pericolo ma un’opportunità, tutti fanno politica, solo in Italia siamo abituati alla subalternità totale. Confido che Coalizione sociale riavvicini tanta gente alla politica».
Alla fine, quindi, Coalizione
sociale presenterà una lista.
«Cgil, Cisl e Uil alla fine degli anni 70 mica si presentavano alle elezioni ma
hanno cambiato la società italiana, facendo lotte, cultura, avanzando proposte,
obbligando i partiti a seguirli. La maggior parte dei partiti sono state
macchine per catturare il consenso passivo dentro quello che era il senso
comune dilagante, in realtà il problema che pone Landini, e che condivido
totalmente, non è prendere il consenso, ma cambiare la società e le priorità
che non sono privatizzare il lavoro ma fare nuovi posti».
I vostri percorsi sono destinati a
unirsi o intrecciarsi?
«L’auspicio è che si riesca a
costruire questa larga coalizione sociale. Noi siamo chiamati a costruire una
coalizione politica di sinistra, le due cose sono destinate a intrecciarsi. Ad
esempio, come Rifondazione mercoledì avremo una riunione con la Fiom per la
manifestazione del 28 marzo. Ci sono elementi di convergenza, ci si incrocia,
si dialoga e ci si incontra perché si sostengono cose molto simili».
La Camusso ha detto che “non era stata informata”. Subito ai ferri corti?
«Su questo preferisco non entrare, penso che la Cgil farebbe bene a stare dentro la Coalizione sociale. Il sindacato nei termini concertativi ha finito, per fortuna, perché è stata una stagione disastrosa. La vera sfida di oggi è riunire la società contro le politiche di austerità».
Anche Cofferati disse per anni che
non voleva fare politica. Stesso percorso per Landini?
«Non lo so, non mi sembra. Credo che il punto vero è che nel 2002-2003, quando c’era quella forza, si sarebbe dovuto fare un salto in avanti come Cgil. In quel momento si doveva fare la Coalizione sociale, in questo senso Landini è più avanti».
Nel 2002 ci fu la storica
manifestazione al Circo Massimo con la Cgil che portò in piazza circa un
milione di lavoratori contro la riforma del lavoro del governo Berlusconi.
«Quello era il momento giusto, ora
la storia del Paese sarebbe diversa se all’epoca si fosse costruita una
Coalizione sociale forte. La stessa incomprensione c’è stata da parte nostra
sul piano politico. Facemmo un errore con Rifondazione Comunista, dopo le
grandi lotte per i lavoratori, a entrare nella coalizione di centrosinistra
pensando di poter cambiare le cose. Ci furono quindi errori sia dal punto di
vista sindacale sia politico. Spero che non si ripetano e che si apra una nuova
fase per costruire una sinistra politica autonoma e alternativa al Pd che ha
fatto solo schifezze».
Pubblicato il 16 mar 2015
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