Il saldo della discordia
E
veniamo al saldo occupazionale, la voce mai considerata dalle fanfare di
governo. Al decrescere della disoccupazione corrisponde la crescita del tasso
di inattività: l’Italia è al 36,4% e nel 2015 è rimasto
invariato tra i 15 e i 64enni. In un anno sono stati registrati 206
mila occupati in più. Nello stesso periodo ci sono stati 138mila lavoratori che
non cercano più un’attività e sono scoraggiati. Un record tutto italiano
per un mercato del lavoro drogato dagli incentivi, precario e senza
garanzie.
Nel
terzo trimestre il tasso di occupazione nel nostro paese si conferma fanalino
di coda in Europa e continua a scendere: oggi siamo al
56.4% (-0.3).
Il problema è l’atterraggio
C’è un
positivo aumento di 30 mila occupati tra gli under 24, ma un aumento degli
inattivi con 37 mila unità in più. Tra i 25 e 49enni in un solo anno
l’occupazione è crollata di 98 mila unità. Tra i 25 e i 34 anni:
si contano 139 mila disoccupati in meno, ma anche 140 mila inattivi. Il saldo
è negativo.
Le
serie storiche dell’Istat ci permettono di valutare la struttura del mercato
del lavoro italiano nell’ultimo decennio. La conferma è inequivocabile:
per il funesto combinato disposto tra la riforma Fornero che ha allungato l’età
pensionabile, le leggi sulla precarietà e le riforme Renzi (Jobs
Act+riforma Poletti del contratto a termine) l’occupazione tra gli under
35 è calata di 2,3 milioni, mentre gli occupati over 50 sono cresciuti di
oltre 2,4 milioni. Tra i 25 e i 34 anni un ecatombe: persi 1,8
milioni di lavoratori in meno in dieci anni e un calo del tasso di
occupazione di oltre dieci punti (dal 69,7% al 59,4%)
.
Se
a novembre 2005 risultavano occupate 7,3 milioni di persone under 35
(1.541 milioni tra i 15 e i 24 anni, 5.797 milioni tra i 25
e i 34 anni) dieci anni dopo le persone al lavoro in questa fascia di età
erano appena 4.997 milioni (944 mila under 25 e 4.053 milioni tra
i 25 e i 34 anni). È cresciuto il tasso di disoccupazione in
maniera significativa per gli under 25 (dal 22,5% al 38,1%) ma anche per la
fascia di età successiva passando dal 10,3% del novembre 2005 al 17,1% del
novembre 2015 (era all’8,2% nel novembre 2007, prima della crisi). Per
i lavoratori nella fascia di età più matura (50 anni e più) invece,
negli ultimi 10 anni si è registrato un incremento delle persone al lavoro
di oltre 2,4 milioni.
Nel
2005 gli ultracinquantenni al lavoro erano appena 5,09 milioni. Dieci anni dopo
sono 7,5 milioni. E in questa fascia d’età aumentano i disoccupati
(da 185 mila a 508 mila) insieme al tasso di disoccupazione (dal 3,5%
al 6,3%).
Questo
non è un paese per «giovani». E nemmeno per gli inattivi che non
hanno un reddito minimo, né uno straccio di politiche attive e pochissimo
contro la povertà per rallentare la caduta e non farli sfracellare
all’atterraggio.
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