giovedì 14 gennaio 2016

Altro che Jobs Act, il lavoro cresce per la riforma Fornero»



Intervista a Guglielmo Loy (Uil): «Altro che Jobs Act, il lavoro cresce per la riforma Fornero»

Il saldo della discordia

E veniamo al saldo occupazionale, la voce mai considerata dalle fanfare di governo. Al decrescere della disoccupazione corrisponde la crescita del tasso di inattività: l’Italia è al 36,4% e nel 2015 è rimasto invariato tra i 15 e i 64enni. In un anno sono stati registrati 206 mila occupati in più. Nello stesso periodo ci sono stati 138mila lavoratori che non cercano più un’attività e sono scoraggiati. Un record tutto italiano per un mercato del lavoro drogato dagli incentivi, precario e senza garanzie.
Nel terzo trimestre il tasso di occupazione nel nostro paese si conferma fanalino di coda in Europa e continua a scendere: oggi siamo al 56.4% (-0.3).


Il problema è l’atterraggio

C’è un positivo aumento di 30 mila occupati tra gli under 24, ma un aumento degli inattivi con 37 mila unità in più. Tra i 25 e 49enni in un solo anno l’occupazione è crollata di 98 mila unità. Tra i 25 e i 34 anni: si contano 139 mila disoccupati in meno, ma anche 140 mila inattivi. Il saldo è negativo.

Le serie storiche dell’Istat ci permettono di valutare la struttura del mercato del lavoro italiano nell’ultimo decennio. La conferma è inequivocabile: per il funesto combinato disposto tra la riforma Fornero che ha allungato l’età pensionabile, le leggi sulla precarietà e le riforme Renzi (Jobs Act+riforma Poletti del contratto a termine) l’occupazione tra gli under 35 è calata di 2,3 milioni, mentre gli occupati over 50 sono cresciuti di oltre 2,4 milioni. Tra i 25 e i 34 anni un ecatombe: persi 1,8 milioni di lavoratori in meno in dieci anni e un calo del tasso di occupazione di oltre dieci punti (dal 69,7% al 59,4%)
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Se a novembre 2005 risultavano occupate 7,3 milioni di persone under 35 (1.541 milioni tra i 15 e i 24 anni, 5.797 milioni tra i 25 e i 34 anni) dieci anni dopo le persone al lavoro in questa fascia di età erano appena 4.997 milioni (944 mila under 25 e 4.053 milioni tra i 25 e i 34 anni). È cresciuto il tasso di disoccupazione in maniera significativa per gli under 25 (dal 22,5% al 38,1%) ma anche per la fascia di età successiva passando dal 10,3% del novembre 2005 al 17,1% del novembre 2015 (era all’8,2% nel novembre 2007, prima della crisi). Per i lavoratori nella fascia di età più matura (50 anni e più) invece, negli ultimi 10 anni si è registrato un incremento delle persone al lavoro di oltre 2,4 milioni.

Nel 2005 gli ultracinquantenni al lavoro erano appena 5,09 milioni. Dieci anni dopo sono 7,5 milioni. E in questa fascia d’età aumentano i disoccupati (da 185 mila a 508 mila) insieme al tasso di disoccupazione (dal 3,5% al 6,3%).

Questo non è un paese per «giovani». E nemmeno per gli inattivi che non hanno un reddito minimo, né uno straccio di politiche attive e pochissimo contro la povertà per rallentare la caduta e non farli sfracellare all’atterraggio.


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