21 novembre. Mentre assistiamo nel più completo silenzio da
parte dei Governi che si sono succeduti al montare del dramma sociale della
precarietà abitative e del bisogno di una casa a canone sociale, esploso in
maniera devastante con la crisi economica di questi anni, scopriamo che esiste
un vero e proprio “tesoretto” stimabile in almeno 1.7 miliardi di euro, che
giace da anni inutilizzato presso Cassa depositi e Prestiti o alcune Regioni e
Comuni, oppure utilizzato per altri tipi di intervento che non hanno nulla a
che fare con la realizzazione di case popolari.....
Stiamo parlando dei cosiddetti fondi ex Gescal, versati dai lavoratori fra gli anni sessanta e metà anni novanta, e che potrebbero essere subito destinati alle politiche dell’abitare.
Una situazione assolutamente scandalosa: per questo abbiamo
lanciato, come Rete delle Città in Comune e Unione Inquilini, una vera e
propria campagna, presentando anche ordini del giorno in tutti i
consigli comunali in cui siamo presenti, per chiedere al governo, alle
Regioni e agli enti locali, di utilizzare subito questi fondi per
l’acquisizione di nuovo patrimonio edilizio pubblico, o rigenerazione
ristrutturazione di quello esistente da destinare a case popolari.
Per dare una risposta ad una delle vere emergenze sociali
del nostro paese. In questi anni abbiamo infatti assistito all’esplosione della
morosità, per il 90% incolpevole, all’aumento degli sfratti esecutivi e delle sentenze
di sfratto, e nel contempo all’aumento esponenziale del costruito e delle case
sfitte. Insomma a politiche che hanno favorito la rendita e la speculazione
edilizia piuttosto che la risposta ad un bisogno sociale. Le risorse ci sono e
vanno utilizzate, il resto sono solo dichiarazioni di principio di cui chi vive
questo dramma non sa che farsene.
Segue proposta di Odg da presentare negli enti locali.
Rete delle Città in Comune
Unione Inquilini
Il Consiglio Comunale
di…..
Premesso che
Sulla base dei dati del censimento Istat 2011 in Italia gli
edifici ad uso residenziale sono 12.187.698 per un totale di 31.208.161
abitazioni.
Le abitazioni occupate da persone residenti sono 24,1
milioni, pari al 77,3% del totale, mentre 7 milioni risultano non occupate o
occupate da non residenti.
Rispetto al Censimento del 2001, lo stock di abitazioni censite è aumentato di 3.916.168 unità, passando da 27.291.993 unità a 31.208.161. In particolare, il numero di abitazioni occupate è cresciuto di 2.481.889 unità mentre lo stock abitativo non occupato o occupato da non residenti è aumentato di 1.434.279 unità.
Rispetto al Censimento del 2001, lo stock di abitazioni censite è aumentato di 3.916.168 unità, passando da 27.291.993 unità a 31.208.161. In particolare, il numero di abitazioni occupate è cresciuto di 2.481.889 unità mentre lo stock abitativo non occupato o occupato da non residenti è aumentato di 1.434.279 unità.
Pertanto il 63,4% della crescita rilevata nel decennio ha
contribuito a incrementare il patrimonio abitativo occupato e il restante 36,6%
lo stock non occupato.
Quindi in 10 anni dal 2001 al 2011 abbiamo costruito oltre
1,4 milioni di case per destinarle al non occupato. La crescita quindi, tra il
2001 e il 2011, è stata del 14,3% per il numero di abitazioni nel complesso,
dell’11,5% per quelle occupate e del 25,4% per le non occupate o occupate da
persone non residenti.
Le statistiche ci parlano di 650.000 famiglie nelle
graduatorie e di 60.000 famiglie che ogni anno subiscono una sentenza di
sfratto. E che in 10 anni si sono registrati 700.000 sfratti di cui
il 90% per morosità incolpevole. Nonché che, se negli ultimi anni le sentenze
di sfratto esecutivo flettono leggermente, aumentano invece le richieste di
esecuzione con la forza dell’ordine.
l’Italia risulta agli ultimi posti in Europa per patrimonio
residenziale pubblico e soprattutto per investimenti in questo settore, il
tutto a fronte della sempre più drammatica situazione dell’emergenza casa
Premesso altresì che
nel marzo 2016 il settimanale «il Salvagente» pubblicava un
articolo nel quale si rendeva noto che sul c/c 28128 della Cassa depositi e
prestiti (Cdp) un fondo vincolato esclusivamente a programmi di edilizia
residenziale pubblica, vi sarebbero stati oltre 2 miliardi e mezzo di euro
relativo ai fondi ex Gescal, cioè alle contribuzioni ad hoc dei lavoratori
dipendenti trattenute dagli anni sesssanta agli anni novanta
dalla ricognizione effettuata nel 2016 dal settimanale «Il
Salvagente» in Cassa depositi e prestiti figuravano giacenze per 1.017.779.954
di euro e risorse assegnate ma non spese per 1.347.168.302 euro; a queste si
aggiungevano i «girofondi» – da acquisire dal Ministero dell’economia e delle
finanze e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – altri 356
milioni di euro; si arrivava quindi a una cifra impressionante che supera i 2,5
miliardi di euro;
Il governo ha confermato sostanzialmente queste cifre – fra
giacenze inutilizzate sul fondo e inutilizzo di risorse stornate alle Regioni
rispondendo ad una recente interrogazione parlamentare, e che il governo “sta
valutando con le strutture del MEF e con le Regioni la possibilità di
utilizzare anche queste risorse nell’ambito delle politiche di rigenerazione
delle città e delle aree interne che rappresentano una delle priorità del
Governo”
Sottolineato però
Che nel contempo il ministro delle infrastrutture ha
annunciato che con la prossima manovra economica il governo stanzierà 1
miliardo di euro per finanziare “un piano per far rinascere le
case e i quartieri delle nostre città”, attraverso “la rigenerazione degli
edifici, il sostegno alle famiglie in affitto e i cantieri nei piccoli comuni”,
ma il miliardo di cui parla la titolare delle infrastrutture, a quanto precisa
l’ufficio stampa del dicastero, non è in alcun modo riferibile al tema del
fondi ex Gescal.
Ricordato altresì
Che le Regioni o non hanno utilizzato i fondi ex gescal
stornati dal livello nazionale o li hanno utilizzati del tutto o in parte per
finalità diverse.
che simili casi risultano – o per non utilizzo o per diverso
utilizzo – essere moltiplicati anche per enti locali quali i Comuni al riguardo
di fondi stornati a sua volta dalle Regioni
la sentenza 424 del 1995 della Corte Costituzionale per la
quale “gli storni dei fondi sono incostituzionali” in riferimento ai fondi ex
gescal utilizzati per finalità diverse da quelle dedicate al patrimonio
residenziale pubblico dedicato
Evidenziato quindi
Come il diritto all’abitare risulti sempre più compromesso
da uno iato fra le esigenze di una parte sempre più consistente della popolazione
che avrebbe diritto e bisogno di accedere ad un alloggio popolare, e un
costruito sempre più rilevante che risulta sfitto, quindi di fatto in ossequio
alla mera speculazione edilizia, senza dimenticare il patrimonio pubblico e
privato le cui funzioni d’uso sono venute a cadere e che risulta abbandonato o
inutilizzato, quando invece potrebbe essere convertito per la creazione di
nuova edilizia popolare
Come, in particolare tutto l’ammontare dei fondi ex Gescal,
sia esso inutilizzato o diversamente utilizzato, sarebbe urgente e necessario
destinarlo effettivamente all’acquisizione o riqualificazione/rigenerazione
(anche dal punto di vista dell’efficienza energetica e ambientale) di edilizia
residenziale pubblica.
Come l’Ispra abbia diffuso recentemente i dati del consumo
di suolo negli scorsi 12 mesi da cui risulta come nelle grandi città nel 2018
si sono persi in media 24 metri quadri per ogni ettaro di area verde. La
popolazione continua a decrescere e il cemento ad aumentare: è come se nel 2018
avessimo costruito quasi 500 metri quadri per ogni cittadino in meno. In
totale, quasi la metà della perdita di suolo si concentra nelle aree urbane. Di
conseguenza come invertire questa tendenza, anche riqualificando il patrimonio
edilizio residenziale pubblico, sia elemento non secondario per il contrasto
quindi al consumo di suolo e di conseguenza ai cambiamenti climatici
Che quindi l’emergenza casa risulti del tutto misconosciuta
nel nostro paese e anzi – complice anche l’annosa crisi economica – essa si
aggravi sempre di più mente si assiste nel contempo ad un inqualificabile
aumento del patrimonio residenziale sfitto, quindi ad una situazione che si può
identificare nello slogan “case senza gente e gente senza case”
Che quindi il pieno utilizzo dei fondi ex Gescal, sia a
livello nazionale, regionale e dei Comuni, nonché un recupero di quanto
utilizzato per altre finalità sia doveroso e urgente, e che sia altresì
doveroso per rispettare la suddetta sentenza della Corte Costituzionale.
Mancato rispetto della quale espone l’ente coinvolto a possibili sanzioni da
parte della magistratura contabile
Che le associazioni dell’inquilinato – in particolare
l’Unione Inquilini – stanno compiendo il massimo della pressione affinché
questa vicenda dei fondi ex gescal venga non solo denunciata ma affinché gli
enti deputati agiscano al fine di sanarla
Impegna
l’amministrazione comunale a
Verificare la presenza nel proprio bilancio di fondi ex
Gescal e a riferirne urgentemente al consiglio comunale
Ove presenti i medesimi nel bilancio comunale ad utilizzarli
per la messa in iter (anche relativamente alle tempistiche di realizzazione) di
dettagliati progetti relativi all’acquisizione di nuovo patrimonio residenziale
pubblico – e sua riqualificazione e rigenerazione ove necessario – o alla
riqualificazione/rigenerazione del patrimonio esistente entro e non oltre 6
mesi dall’approvazione del presente ordine del giorno.
A procedere allo storno di tali fondi all’ente pubblico
sovraordinato ove non fossero rispettate tali tempistiche
A, ove risultassero fondi di tale natura utilizzati dal
Comune per finalità diverse da quelle dedicate, interrompere ogni azione
in corso messa in atto con l’utilizzo di tali fondi e o a compiere ogni azione
tesa al re incameramento di fondi di pari entità, per scelte -
dell’amministrazione corrente o di quelle passate – diverse da quelle alle
quali questi fondi erano destinati a norma della sentenza della corte
Costituzionale 424 del 1995. Tutto ciò in sede di auto tutela rispetto a
possibili sanzioni da parte della Corte dei Conti.
A segnalare alla Corte dei Conti eventuali diversi utilizzi,
da parte di passate amministrazioni del Comune, dei fondi ex gescal stornati al
Comune da enti sovra ordinati
Invita la Regione a
Mettere – ove fossero presenti nel bilancio regionale fondi
ex gescal stornati dal livello nazionale e non utilizzati – in atto in un tempo
massimo di sei mesi un piano di utilizzo di tali fondi fondi, con finalità
dedicati all’incremento e o riqualificazione e rigenerazione di patrimonio
residenziale pubblico. Tempistica superata la quale a restituire al livello
nazionale i fondi in questione non utilizzati
Compiere ogni azione, in pari tempistiche, per stornare
all’interno del proprio bilancio eventuali fondi ex gescal utilizzati in passato
dalla Regione per finalità diverse da quelle deputate
Invita il governo
nazionale:
ad agire in tutte le sedi e presso tutti gli attori
coinvolti – regioni, comuni, Cassa Depositi e prestiti in primis – affinché
venga effettivamente indicata una concreta utilizzazione in tempi certi e
brevi, per le finalità di all’incremento e o riqualificazione e
rigenerazione di patrimonio residenziale pubblico, dei fondi ex gescal in
questione e non utilizzati. Nonché a predisporre tutte le procedure affinché
quelli non utilizzati da Regioni e Comuni entro 6 mesi vengano restituiti al
livello istituzionale sovra ordinato.
A compiere ogni atto – e a riferirne al Parlamento e alle
Conferenze Governo – Regioni e Governo – Enti Locali – , nei confronti degli
enti ad esso sotto ordinati, affinché vi sia un interessamento della
magistratura contabile al fine di verificare il rispetto della sentenza della
Corte Costituzionale 424 del 1995 ove risultasse la presenza nel propri bilanci
dei fondi ex Gescal ad essi stornati.
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