domenica 15 febbraio 2015

Crisi, tutte le fandonie sul Pil di Ocse, Governo e Bankitalia.

Crisi, tutte le fandonie sul Pil di Ocse, Governo e Bankitalia. La denuncia della Cgil
Ieri l’Istat ha diffuso dati sul pil che subito hanno provocato entusiastiche affermazioni sull’uscita dalla recessione. Cioè, per il solo fatto che la variazione della crescita è pari a zero c’è qualcuno che ha il coraggio di parlare di fine della picchiata. A guardar bene, la variazione congiunturale nulla calcolata dall'Istituto di statistica per il quarto trimestre 2014 è comunque effetto di un arrotondamento. In base ai valori assoluti del prodotto interno lordo, si registra infatti un calo di circa 70 milioni di euro rispetto al trimestre precedente. Tuttavia, proprio per effetto degli arrotondamenti, e delle revisioni, anche minime, dei dati precedenti, la differenza si annulla. In termini assoluti, dal 2011 ad oggi, da quando cioè l'Italia ha smesso di crescere, l'economia italiana ha comunque perso oltre 70 miliardi di euro. L'effetto appunto, evidente ormai nell'economia reale, di tre anni e mezzo di caduta del valore aggiunto che non si è arrestata in media nemmeno nel 2014, chiusosi, in base alle stime preliminari a -0,4%. Un cambio di passo negli investimenti e nei consumi, secondo gli analisti, non si è infatti ancora concretizzato. Quello che si è verificato nell'ultima parte dell'anno è che l'indebolimento dell'euro ha spinto le esportazioni, controbilanciando le difficoltà interne. La stessa lettura viene data anche dall'Istat: tra ottobre e dicembre dal lato della domanda si è registrato "il contributo negativo della componente nazionale, compensato da un apporto positivo della componente estera netta".Secondo la Cgil negli ultimi 7 anni le previsioni sul Pil italiano si sono sempre rivelate sbagliate: dal 2007 al 2013, infatti, il paese sarebbe dovuto crescere dell'1,6% secondo le stime Ocse e di 5,4 punti percentuali secondo le leggi finanziarie approvate dagli esecutivi al governo. In realtà, invece, il Pil è 10,5 punti sotto rispetto a quanto previsto dall'Ocse e 14,3 punti sotto, rispetto alle stime dei governi che si sono succeduti. I più irrealistici quelli guidati da Silvio Berlusconi, Mario Monti ed Enrico Letta, che complessivamente hanno sovrastimato la crescita del 14,3% "gonfiando" il Pil di circa 330 miliardi. Anche per il 2015, infatti, l'errore è dietro l'angolo. "Ancora una volta i modelli previsionali calcolano una ripresa che non ci sarà'', dice la confederazione guidata da Susanna Camusso che avanza il dubbio che la metodologia di calcolo "venga piegata dalle contingenze politiche". "Siamo di fronte ad un clamoroso errore scientifico o questo 'ottimismo per l'anno dopo' nasconde l'intento di ostacolare un dibattito sulle alternative necessarie circa la politica economica?", si chiede il segretario confederale, Danilo Barbi secondo cui il protrarsi di questo sbaglio la dice lunga sulla "volontà politica e culturale di dire che non c'è nulla da cambiare nelle strategie economiche perchè basta aspettare che le cose si aggiustino da sole''.La prova del nove di tutto questo "incauto ottimismo", d'altra parte, sta per la Cgil, nei numeri stessi al netto dell'entusiasmo: l'Italia, calcolano gli economisti di Corso Italia, tornerebbe ai livelli precrisi di crescita solo nel 2026 e riagguanterebbe quelli sull'occupazione solo nel 2031 nonostante "le ripetute previsioni ottimistiche della Banca d'Italia, confermate dall'ultimo bollettino economico di gennaio".
Lo stesso risultato si ottiene infatti, anche analizzando le "ancora più rosee stime" del Centro studi di Confindustria, diffuse a fine gennaio: "al Pil italiano, esaurita la spinta esogena, mancherebbero comunque 4.7 punti percentuale per tornare ai livelli precrisi, da realizzare nel 2017-2018, cioè nell'arco della presente legislatura".
Più basso invece l'errore previsionale di Banca d'Italia, Commissione europea e Fondo monetario internazionale rispettivamente di 13,6 ; 12,4 e 11,6 punti percentuali.

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