SCHEDA SULLE SCUOLE POPOLARI
La Dispersione scolastica
La dispersione scolastica e l’abbandono sono una vera e
propria “piaga sociale” nel nostro paese anche in quella che dovrebbe essere la
nostra avanzatissima Lombardia, anche nella nostra città di Milano.
Dietro i dati generali, dietro le medie, pur gravi, si
nasconde poi una dispersione più alta e più preoccupante negli istituti tecnici
e professionali. Il che ci indica che il fenomeno riguarda particolarmente
quegli studenti che hanno una certa provenienza sociale. Un dato questo che
conferma come la selezione sia una “selezione di classe” come si diceva un
tempo.
Forniamo alcuni dati (da TuttoscuolA)
-
2 milioni 900.000
– studenti partiti e mai arrivati al diploma negli ultimi 15 anni nella scuola secondaria statale, vittime
di un fallimento formativo.
-
167.000
studenti dispersi nell’ultimo quinquennio nel percorso verso la maturità
-
37% - di dispersione negli istituti
professionali
-
68.000
– studenti dispersi al 1° anno delle superiori
-
91.000
– studenti dipersi dopo il biennio iniziale
-
Metà – degli studenti si disperde già
dopo il primo biennio
-
500
milioni – di € di docenza “sprecata” per gli studenti dispersi
-
32,6
miliardi – di € l’anno il costo sociale dei Neet, i giovani tra i 15 ed i 29
anni che non studiano, non lavorano, non fanno formazione.
Negli ultimi 15 anni quasi 3 milioni
di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori
statali non hanno completato il corso di studi.
Rappresentano il 31,9% dei circa 9
milioni di studenti
che hanno iniziato in questi tre lustri le superiori nella scuola statale e di
questi è come se l’intera popolazione di Piemonte, Lombardia e Veneto non ce
l’abbia fatta.
Praticamente uno su tre si è disperso!
E dispersione fa rima con disoccupazione!
Sono cifre da “guerra mondiale” (Dossier di TuttoscuolA)
E’ una vera e propria piaga sociale che indebolisce il corpo
sociale del paese e ne riduce la capacità come sistema nazionale nella società
della conoscenza.
Il costo sociale è enorme stimabile in 32,6 miliardi di €
l’anno e se questi giovani entrassero nel sistema produttivo nazionale si
guadagnerebbero più di 2 punti di PIL.
Questa emorragia non
è però vissuta come una vera e propria “emergenza” dai diversi livelli
istituzionali né c’è la adeguata attenzione anche da parte dei soggetti
sociali. Ciascuno vive questo dramma singolarmente nella propria solitudine,
sia come studente sia come famiglia.
Tra rassegnazione e sottovalutazione di questo fenomeno, viene
così pregiudicato il futuro lavorativo di questi ragazzi, anzi questa selezione
è propria di un sistema che si preoccupa
solamente di formare i “prescelti” gli “ottimati” mentre per gli altri – i
dispersi – i dequalificati sul piano delle conoscenze - c’è solo un futuro di
precarizzazione strutturale e funzionale ad un certo tipo di mercato del lavoro
capitalistico.
Questi dati dovrebbero diventare una priorità per i diversi
livelli istituzionali, dal Governo alle Regioni alle amministrazioni comunali.
Occorrerebbe un Piano
Straordinario per contrastare la Dispersione Scolastica e l’abbandono. Un
Piano che non c’è!
Da parte del Governo, che aveva annunciato risorse
mirabolanti per la scuola e contro la dispersione, da parte della Regione
Lombardia che dovrebbe mettere a disposizione risorse consistenti invece che
dare 30 milioni di € ogni anno alle scuole private.
Non solo non c’è questa attenzione. Ma le politiche di tagli
micidiali di risorse da parte dei vari governi /dalla Gelmini a Renzi/ non
hanno fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione, per cui quelle
poche risorse che gestivano le scuole per i corsi di recupero o sono state
ridotte al lumicino oppure sono azzerate.
E le prime vittime di questa “espulsione” sono proprio questi
ragazzi.
Si vuole una società in cui prevalga l’ignoranza – 16 milioni
di analfabeti di ritorno o funzionali nel nostro paese che ragionano con la
pancia piuttosto che partecipare consapevolmente e criticamente al processo
democratico.
E sappiamo che i populismi si innervano proprio sulla
mancanza di cultura e sul rapporto diretto del leader col popolo scavalcando o
sterilizzando i corpi intermedi della società, vere e proprie istituzioni
intermedie.
L’istruzione e la cultura sono il vero antidoto al
diffondersi dei populismi e delle pulsioni autoritarie.
I DATI SULLA
DISPERSIONE IN LOMBARDIA E A MILANO
Se nell’ultimo quinquennio la media nazionale è stata del
27.9%, vi sono però notevoli scostamenti tra le regioni e le aree territoriali.
Può stupire – Dossier TuttoscuolA – il fatto che dopo le
isole – dove il tasso medio di dispersione è del 35,4% - sia il Nord-Ovest, con
un tasso del 29.1% ad avere la situazione più precaria.
Le regioni del Nord-Ovest, in una situazione piuttosto
omogenea, sono tutte sopra la media nazionale , con la Lombardia che sfiora il
30%.
I territori lombardi hanno fatto sempre registrare tassi di
dispersione sopra la media con il record negativo del 1999-2000 quando al
termine del quinquennio risultava disperso il 38% degli studenti lombardi della
scuola statale.
Oggi la media è del 29,1% il che vuol dire oltre 39.000
studenti dispersi nel corso dell’ultimo quinquennio.
Per quanto riguarda la città di Milano i dati nel
quinquennio, che va dal 2009/2010 al 2013/2014, ci dicono che siamo passati da
31.157 a 21.777 con una riduzione di 9.380 unità, in quanto probabilmente
esiste una “seconda gamba” o “secondo canale” rappresentato dal sistema dei
corsi di istruzione e formazione professionale.
Un secondo canale che prevede una scelta precoce a 13 anni,
del tutto antipedagogica, e che indirizza già questi studenti nella direzione
della differenziazione sociale.
GLI ISTITUTI
PROFESSIONALI
Gli istituti professionali detengono il non invidiabile
primato del più alto tasso di dispersione. Il che conferma la natura di classe
di questa piaga sociale, in quanto questi istituti sono frequentati da studenti
spesso stranieri o comunque italiani provenienti da famiglie delle classi
popolari.
Negli ultimi quinquenni il tasso di dispersione è diminuito
ogni anno dai livelli degli anni 90 che si attestavano sopra il 50% ma rimane
sempre il dato più preoccupante toccando nel
2014 il 38,1% con più di 50.000 studenti dispersi.
Ricordo il caso dell’Istituto Marelli a Milano – quartiere
Bovisa – dove troviamo una media del 40% di dispersione con punte del 70% negli
indirizzi industriali.
LE SCUOLE
POPOLARI
L’esperienza delle scuole popolari risale agli anni 1967/68
proprio nella città di Milano e proprio nei quartieri popolari. Ricordiamo le
prime scuole operaie per il raggiungimento del diploma di terza media che
anticiparono le 150 ore.
Le 150 ore furono una grande conquista delle lotte operaie e
studentesche del biennio rosso.
Oggi certamente la caratterizzazione è diversa, ma queste
scuole nascono anche adesso soprattutto nelle zone periferiche dove maggiore è
la domanda sociale.
Nascono come esigenza di contrastare la dispersione
scolastica e l’abbandono attraverso un lavoro volontario di docenti, in parte
pensionati ed in parte di docenti ancora in servizio nelle scuole o nelle
universtà, o anche con il contributo di studenti degli ultimi anni che aiutano
i loro compagni più in difficolta secondo un’impostazione molto interessante e
proficua che è la PEER EDUCATION (Educazione tra pari)
Come Associazione NonUnodiMeno abbiamo scelto di operare
all’interno degli istituti e non all’esterno, proprio per segnalare che agiamo
a sostegno della Scuola Pubblica Statale, oggi in crisi e non in grado di
garantire dei corsi di recupero.
Pertanto contrastiamo l’impostazione di Porto Franco che
opera a Milano e Provincia da molti anni fornendo un servizio individuale a
migliaia di studenti attraverso l’apporto di centinaia di studenti universitari
legati a Comunione e Liberazione con l’intento ribadito più volte dal Ministro
Lupi di dar vita ad una scuola alternativa e libera rispetto alla scuola
pubblica statale.
Operare da parte nostra all’interno delle scuole significa
lavorare in accordo con i Consigli di Istituto, con le Presidenze, con i
Collegi docenti e con i Comitati Genitori, attraverso vere e proprie
Convenzioni annuali o triennali.
Consideriamo il nostro intervento di volontariato temporaneo
fino a che non saranno ripristinate le risorse necessarie per sostenere questi
ragazzi.
Ma riteniamo che, proprio perché gli studenti in difficoltà
sono le prime vittime di queste politiche che hanno umiliato la Scuola Pubblica
Statale, non possiamo esimerci dal dare il nostro contributo anche a quelle
famiglie che, nella crisi che morde, non sono in grado di far fronte alla situazione
con lezioni private che non possono certamente permettersi.
La critica di chi pensa che in questo modo mettiamo una pezza
al sistema non coglie la gravità della crisi e la necessità in questa fase
storica di mettere in campo, nell’assenza dello stato, una vera e propria
strategia di mutualismo solidale che deve mantenere però anche il profilo
conflittuale nel richiedere con forza che le risorse siano ripristinate o che
si metta a punto DA PARTE DEL GOVERNO E
DELLE ISTITUZIONI UN PIANO
STRAORDINARIO DI CONTRASTO ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA, vista l’entità del
fenomeno come abbiamo visto sopra.
Ecco perché accanto all’azione di volontariato necessita
un’azione di supporto e di iniziativa sul piano istituzionale e parlamentare
per offrire sponda politica nel richiedere piani precisi ed adeguatamente
finanziati.
Anche gli enti locali, taglieggiati dal Governo centrale
proprio sul piano delle risorse per il diritto allo studio, dovrebbero dar vita
ad una forte iniziativa, non solo locale, ma nazionale, contro la dispersione scolastica, innescata
dal rapporto fecondo con le esperienze delle Scuole Popolari.
Questo vorrebbe dire maggiore attenzione e maggiore
coraggio per una questione come
l’istruzione che è centrale per il nostro paese.
L’esperienza di Syriza
dei doposcuola popolari è stata per noi fonte di ispirazione e di pratica politica. Doposcuola
Popolari, mense, cliniche al servizio dei cittadini sono un esempio di
mutualismo solidale da perseguire nella concretezza dell’azione contro i danni
devastanti della crisi. Fra l’altro Syriza – lo voglio ricordare – ha unito
tutti questi interventi in un’unica, grande Associazione in grado di mettere in
rete tutti questi servizi volontari. E questo potrebbe essere il nostro passo
successivo.
COME LAVORANO
LE SCUOLE POPOLARI
Nel nostro intervento non ci limitiamo al lavoro di recupero
dei ragazzi che certamente è essenziale, ma lavoriamo anche attraverso una
metodologia che renda protagonisti gli stessi ragazzi del loro percorso
formativo.
Questo perché? Perché nella scuola tradizionale – “la scuola
cosiddetta azienda” - gli studenti vengono considerati semplicemente delle “teste
da riempire” una sorta di “computerizzazione delle conoscenze e del loro
ordinamento produttivo” (Massimo Recalcati – L’ora di lezione) “Da questo principio di prestazione e assenza
di senso autentico del valore simbolico dell’istituzione – derivano
l’indisciplina, la svogliatezza, la difficoltà e rendere continuativo il
proprio impegno, il rispetto per gli insegnanti. Insomma la generale riduzione
dell’apprendimento al PLAGIO” (Recalcati).
Ecco noi ci prefiggiamo di incentivare, di animare “il
desiderio di sapere” come “condizione di ogni possibile sapere”, in modo che i
ragazzi “ricerchino il proprio sapere” scoprendo il “rapporto del sapere con la
vita”.
Ciò vuol dire lavorare sulla loro autostima, vuol dire
proporre una metodologia che si basi sul “cooperative learning” sull’aiuto
reciproco, cooperativo, attraverso
piccoli gruppi non più di 6/7 tendenzialmente omogenei e non sul
rapporto “one to one” come propone C.L.
Ciò vuol dire proporre una didattica di tipo laboratoriale –
esempio la radio web gestita direttamente dai ragazzi od il teatro – in modo
che imparino a coniugare il sapere e il saper fare.
Ciò vuol dire proporre degli sportelli con professionisti
specializzati per la rimotivazione ed il riorientamento dei ragazzi.
Quello che ci ha stupito in questa esperienza è stata la
disponibilità gratuita di molti docenti anche universitari che hanno fatto la
scelta di trasmettere il loro sapere e di non disperderlo.
Quello che ci ha colpito è stato il consenso non solo dei
ragazzi ma anche delle famiglie: i genitori si sono fatti coinvolgere a volte
con entusiasmo, costituendo proprie associazioni, partecipando attivamente all’organizzazione
della Scuola Popolare, riattivando una partecipazione che pareva spenta.
Insomma un bilancio che è positivo anche per i risultati
raggiunti sul piano del recupero: l’80/90% di ragazzi promossi a fine anno o a
settembre.
Ci viene continuamente richiesto di replicare questa
esperienza delle Scuole Popolari in altri istituti – per il momento non siamo
in grado di andare oltre le 4/5 scuole che attualmente stiamo organizzando. Ma
se altre forze, altre zone si dimostrassero disponibili, davvero si potrebbe
generalizzare questa esperienza in molte scuole di Milano e della Provincia e
poi su scala almeno regionale.
LE SCUOLE DOVE OPERIAMO COME NONUNODIMENO
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Istituto
Cardano – Scuola Superiore di Lampugnano Quartiere Gallaratese: attualmente, ma
in crescita, partecipano 65 studenti con una quindicina di docenti volontari-
Convenzione triennale con la scuola – ottimo rapporto con il Comitato Genitori
e con la Presidenza e Consiglio di Istituto che ci hanno concesso degli spazi
significativi. Importante sostegno del CDZ 8
-
Istituto
Dalla Chiesa – Scuola media di Via Gallarate – Progetto Icaro concordato con la
scuola – una cinquantina di studenti con circa 10 docenti – Buon rapporto con
la Presidenza e con i docenti del mattino.
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Istituto
Virgilio – Liceo di Piazza Ascoli – zona 3 – una cinquantina di studenti con
una quindicina di docenti e con in più alcuni studenti degli ultimi anni che
collaborano attivamente come attività di volontariato. Ottimo rapporto con la
Presidenza ed il Consiglio di Istituto. Importante sostegno del CDZ 3
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Istituto
Pascoli – Scuola media di Via Cova – Zona Lambrate/Ortica – anche qui una
cinquantina di studenti con un numero di docenti da potenziare. Rapporto
positvo con la Direzione Scolastica ma soprattutto con l’Associazione dei
Genitori che partecipa attivamente all’organizzazione del Doposcuola Popolare.
Anche qui ottimo rapporto con il CDZ della Zona 3
-
Scuola
Elementare di via Paravia – Zona SanSiro – dove c’è una realtà assai
problematica in quanto l’80% degli studenti è straniero. Siamo stati chiamati,
insieme ad altre associazioni presenti sul territorio per tentare di sostenere
questa realtà che presenta aspetti di conflittualità anche di tipo
etnico-religioso. Ci siamo impegnati come Associazione per arrivare ad un incontro
con l’Assessore Cappelli ed il delegato del Sindaco nel rapporto con la città
Paolo Limonta in modo da ottenere importanti impegni sul piano della mediazione
culturale.
-
Altre
richieste ci arrivano da altri istituti come il Galileo Galilei Zona SanSiro,
come il Centro Scolastico Puecher – Istituto Torricelli – Zona Piazza
Abbietegrasso o altri,ma ancora non abbiamo le risorse per poter intervenire.
L’Appello che
rivolgiamo è che altre zone, altri amici o compagni, altri docenti si mettano a
disposizione per dare vita a questo progetto straordinario contro la Dispersione
scolastica e l’abbandono che abbiamo visto crescere nel consenso di ampi strati
di popolazione, soprattutto tra quelli che vivono nelle zone periferiche.
Ci piace concludere
questa relazione con questa citazione “ il morbo, la patologia della scuola è
il riciclare un sapere che tende anonimamente alla ripetizione, annullando la
sopresa, l’imprevisto, il non ancora sentito, il non ancora conosciuto… un
sapere di questo genere non può essere assimilato senza generare un effetto di
soffocamento, anoressia intellettuale, disgusto…
La scuola non si misura
dalla somma nozionistica delle informazioni che dispensa, ma dalla sua capacità
di rendere disponibile la cultura come un nuovo mondo” (da l’ora di lezione di Massimo
Recalcati
Questo vogliono essere
le Scuole Popolari: la scoperta del sapere per dare a tutte/i le stesse
possibilità, come prevede la SCUOLA DELLA COSTITUZIONE.
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