PARTITA LA RACCOLTA DI FIRME PER ELIMINARE IL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE
Autore: giovanni russo spena
Partita la raccolta firme per eliminare il pareggio di bilancio in costituzione
Sono partite mobilitazione e raccolta di firme sulla proposta di legge di
iniziativa popolare per eliminare il “pareggio di bilancio” imposto,nella
Costituzione,dalla quasi unanimità del Parlamento nonostante la forte campagna
di massa che movimenti e sinistra radicale promossero.Il PD,anzi,fu alfiere del
cambiamento dell'articolo 81 della Costituzione.
L'attuale raccolta di firme è uno strumento efficace per una controinformazione
ed una critica di massa ai trattati europei recessivi.E' anche il modo più
militante ed efficace per cogliere,in senso solidale,la verità strategica della
dura sfida a cui ci chiama il nuovo governo greco.Non dobbiamo sottovalutare
l'importanza della proposta di legge che,nel suo testo,permette di riscoprire
,”nel solco della Costituzione,la portata rivoluzionaria dei diritti
fondamentali”,come scrive il prof. Azzariti,che della proposta di legge è il
principale estensore.
L'hanno firmata i dirigenti delle forze sindacali,politiche,associative
dell'intero arco critico con i Trattati europei neoliberisti.L'idea di fondo
della proposta di legge è quella di tracciare una politica alternativa ,una
strategia di fuoriuscita “da sinistra” dalla crisi.E,quindi,un abbattimento
della continuità delle politiche di stampo neoliberista.Il tentativo non è
velleitario,perchè si ricollega ai principii fondamentali del costituzionalismo
moderno,che pone al centro della statualità e della formazione sociale il
rispetto inderogabile dei diritti sociali.Il potere economico e politico non
può ritenere tali diritti una variabile dipendente di un fantomatico “pareggio
di bilancio”,che espropria la sovranità dello Stato sulla politica economica e
che è solo leva ed alibi per politiche recessive antipopolari.
Tanto più in fasi recessive è fondamentale assicurare i diritti sociali (oltre
che politici).Se vogliamo realmente rispettare la Costituzione,che obbliga lo
Stato all'adempimento dei doveri di solidarietà politica,economica e sociale,dobbiamo
pretendere che il risanamento economico abbia al centro
diritti,persone,vite,diritti al lavoro,all'ambiente,all'abitare,alla
formazione,al reddito sociale.E' obbligo dello Stato centrale,ma anche degli
enti locali(i quali sono tenuti ad assicurare i “livelli essenziali delle
prestazioni”).Mentre l'Europa dei Trattati recessivi ritiene la nostra
Costituzione una pericolosa “carta bolscevica”,noi lanciamo la sfida ambiziosa
(ma realista) di valorizzarne la portata rivoluzionaria (la “rivoluzione promessa”,come
scriveva Pietro Calamandrei).Battersi per far firmare la proposta di
legge,discutendo,facendo informazione ed assemblee,organizzando banchetti,è
certo solo un piccolo atto.Ma è necessario per aprire varchi ed entrare
incontatto con la società che soffre ed è disorientata dal PD e dai mass media
in maniera non meramente propagandistica e sloganistica.Un piccolo strumento
per una critica dell'economia politica “dal basso”.
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