giovedì 14 gennaio 2016

I FINTI SUCCESSI DEL JOBSACT E LA MALEDIZIONE DEL MERITO



I FINTI SUCCESSI DEL JOBSACT E LA MALEDIZIONE DEL MERITO

7-1-2016 - di G. Cremaschi

Il governo festeggia gli ultimi dati ISTAT che certificano una certa ripresa dell'occupazione, anche se essa è la più bassa d'Europa e comunque non intacca il livello consolidato della disoccupazione di massa. Questo dato però va intrecciato con quello appena fornito da Eurostat, che ci dice che più della metà dei laureati italiani non trova lavoro. Aggiungiamo infine la crescita vertiginosa dell'emigrazione giovanile contabilizzata pochi giorni fa.

Se questi dati li prendiamo assieme possiamo trarre un giudizio di sintesi. Dopo anni di caduta libera dell'occupazione le imprese sopravvissute alla crisi hanno deciso di sistemare gli organici, per camminare sul fondo della stagnazione economica. Lo hanno fatto contando su due agevolazioni di fondo: il gigantesco finanziamento a fondo perduto per assunzioni a tempo indeterminato e la libertà di licenziamento garantita dal Jobsact.

Altro che Jobs Act, il lavoro cresce per la riforma Fornero»



Intervista a Guglielmo Loy (Uil): «Altro che Jobs Act, il lavoro cresce per la riforma Fornero»

Il saldo della discordia

E veniamo al saldo occupazionale, la voce mai considerata dalle fanfare di governo. Al decrescere della disoccupazione corrisponde la crescita del tasso di inattività: l’Italia è al 36,4% e nel 2015 è rimasto invariato tra i 15 e i 64enni. In un anno sono stati registrati 206 mila occupati in più. Nello stesso periodo ci sono stati 138mila lavoratori che non cercano più un’attività e sono scoraggiati. Un record tutto italiano per un mercato del lavoro drogato dagli incentivi, precario e senza garanzie.
Nel terzo trimestre il tasso di occupazione nel nostro paese si conferma fanalino di coda in Europa e continua a scendere: oggi siamo al 56.4% (-0.3).

Jobs Act, l’occupazione stagna ma Renzi grida al miracolo



Jobs Act, l’occupazione stagna ma Renzi grida al miracolo

Abolite la realtà. Sterminate i poveri, saggi gufi. Per Renzi l’Italia ha il segno più e l’occupazione vola. La storia è nota: le «riforme» funzionano, avanti la prossima. Il disco è rotto. «La disoccupazione che continua a scendere è dimostrazione che il Jobs Act funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro #lavoltabuona» ha scritto ieri su twitter il presidente del Consiglio commentando i dati Istat sull’occupazione a novembre. «La disoccupazione è ai minimi da tre anni – ha detto il ministro del lavoro Poletti — Auguri sinceri a tutti quelli che hanno avuto un lavoro e a quelli il cui contratto precario è stato trasformato in rapporto di lavoro stabile e un grazie agli imprenditori».

Jobs Act: riforma delle mansioni applicabile a tutti i rapporti



Jobs Act: riforma delle mansioni applicabile a tutti i rapporti

martedì 22 dicembre 2015

LE ELEZIONI SPAGNOLE DEL 20 DICEMBRE

Le elezioni spagnole del 20 dicembre

di Ramon Mantovani
 Per capire i risultati delle elezioni spagnole del 20 dicembre è necessario conoscere, almeno sommariamente, il sistema elettorale. Altrimenti si può incorrere in gravi fraintendimenti ed errori interpretativi.
Il territorio dello stato spagnolo è diviso in 52 circoscrizioni elettorali provinciali.
Non esiste un collegio unico nazionale (come esisteva in Italia ai tempi del proporzionale) per attribuire ai partiti anche i seggi corrispondenti ai voti che non hanno concorso ad eleggere direttamente nelle circoscrizioni.
Essendo le circoscrizioni disomogenee dal punto di vista della popolazione e del rapporto seggi elettori sono sempre stati avvantaggiati i due grandi partiti (PP e PSOE) e i partiti nazionalisti catalani, baschi e galiziani. E svantaggiati i partiti presenti su tutto il territorio ma non abbastanza grandi per eleggere direttamente nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni.
In altre parole, che gli esempi concreti parlano da soli, nelle elezioni del 20 dicembre i seggi dei partiti presenti su tutto il territorio hanno un rapporto con il numero di elettori molto diverso. Un seggio del PP rappresenta 58mila voti. Del PSOE 61mila. Di PODEMOS 75mila. Di CIUDADANOS 87mila. Di IZQUIERDA UNIDA 460mila (!!!).

RICORSO DECRETO LEGGE SU PENSIONI



Note e indicazioni fornite in data 21.12.2015 per fare ricorso davanti al giudice del lavoro in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n.70/2015, contro il decreto legge 21.5.2015 n.65 (governo Renzi) convertito in legge n.109/2015, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n.166 del 20.7.2015.
Cari/e compagni/e,

circa sei mesi fa alcuni compagni della città e della provincia di Milano – su indicazione e suggerimento del collettivo pensionati di Milano dell’Area sindacale “Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil” – hanno presentato istanza in via amministrativa alla Direzione INPS (competente per città o territorio di residenza di ogni ricorrente), usando il testo del modulo a suo tempo a voi fornito e che riteniamo opportuno allegare in copia alla presente.

Sinistra, lettera aperta di Pippo Civati e Paolo Ferrero



Sinistra, lettera aperta di Pippo Civati e Paolo Ferrero
Pubblicato il 21 dic 2015
La primavera prossima si andrà al voto in molte importanti città. Occasione imperdibile per la costruzione di un’alternativa politica, morale e sociale al governo del Partito Nazione: in quasi tutte le realtà si sta lavorando in questa direzione.

Chi parla di “eccezioni locali” sta sbagliando: non esistono un Pd nazionale “cattivo” e un Pd locale “buono” con cui invece si possono stringere alleanze. Si tratta ovunque dello stesso Pd e delle stesse politiche. Precarietà, nuove povertà, marginalità sociale, dramma abitativo: gli effetti di Jobs act, “buona” scuola, finanza fantasiosa (dopo quella creativa di Tremonti) si manifestano dolorosamente e con chiarezza proprio a livello locale, ed è con l’impatto delle politiche nazionali che i nuovi sindaci si troveranno a fare i conti.

lunedì 21 dicembre 2015

In Iraq per tutelare i grandi affari di Trevi.



"In Iraq per tutelare i grandi affari di Trevi. Noi in piazza il 16 gennaio". Intervento di Giorgio Cremaschi

La decisione del governo Renzi di inviare 450 soldati in Iraq sulla diga di Mossul è un atto di guerra in violazione brutale dell'articolo 11 della Costituzione, aggravato dalle ragioni privatistiche che lo motivano.

La società Trevi ha vinto l'appalto per la ristrutturazione della grande diga sull'Eufrate. E qui c'è già la prima menzogna della propaganda governativa, simile a quelle che si usano per giustificare le grandi opere in Italia. La diga infatti non è sull'orlo del crollo; tale affermazione, fatta per dare più valore morale all'invio di truppe, è stata smentita dallo stesso direttore dell'impianto che ha dichiarato che l'impianto opera in assoluta normalità. L'investimento di miliardi di euro serve ad un potenziamento dell'opera e la vittoria all'asta dell'azienda di Cesena fa parte della normale giostra dei grandi affari. All'interno dei quali rientrano anche le spese sulla sicurezza.

sabato 19 dicembre 2015

LA RIFORMA COSTITUZIONALE IN SINTESI.



LA RIFORMA COSTITUZIONALE IN SINTESI.

SCHEDA/COMMENTO DEL PROF. AZZARITI

La Riforma Costituzionale: La fine del bicameralismo perfetto e la riduzione delle funzioni del Senato, eliminato il rapporto di fiducia tra il Governo e il Senato. Sarà la sola Camera ad accordare o revocare la fiducia al Governo.

venerdì 18 dicembre 2015

CONSIGLIO COMUNALE DEL 17 DICEMBRE 2015

CONSIGLIO COMUNALE DEL 17 DICEMBRE 2015
 
 INTERVENTO DI BASILIO RIZZO PRIMA DELLA DISCUSSIONE DELLA DELIBERA SUGLI SCALI FERROVIARI RIPROPOSTA IN AULA DOPO LA BOCCIATURA DELLA SETTIMANA SCORSA.

Quando mi sono insediato nel ruolo di Presidente del Consiglio ho detto che avrei rispettato il mio ruolo anche quando ci fosse stata un’eventuale (che auspicavo non ci fosse) frizione nei confronti delle scelte della Giunta perché sono profondamente convinto del valore del confronto dialettico tra quello che pensa la giunta e quello che pensa il consiglio.
Do atto al fatto che il Sindaco, in tutti questi giorni, non è mai intervenuto su di me per nessuna decisione che riguardasse le scelte del Consiglio e ci siamo parlati molto, perché c’è stato di mezzo anche il 12 dicembre, e quindi avremmo avuto modo di farlo anche in via informale.