Diradato il polverone, adesso ragioniamo con calma
Forse non tutti hanno capito come ci
hanno imbrogliato regalando miliardi alle banche.
La storia della spoliazione dei beni dei cittadini
viene da lontano negli anni ’90 complice anche Ciampi insieme ai governi del
tempo. Tra le altre cose, hanno svenduto le banche di proprietà pubblica, senza
rivalutare le “quote di Banca d’Italia” da loro possedute.
Il decreto legge su Imu/Bankitalia fatto approvare
dalla Boldrini esautorando il Parlamento e violando tutte le procedure va spiegato e rispiegato.
E' un furto ai cittadini italiani.
Allora, iniziamo.
Le azioni della Banca d’Italia sono possedute da
istituti di credito e assicurativi italiani, fra cui Unicredit, San Paolo,
Generali, BNL, Monte dei Paschi di Siena e dall'INPS.
Il decreto IMU/Bankitalia rivaluta le quote di Banca d’Italia da
155.000 Euro a 7,5 miliardi di Euro.
Un aumento di capitale attuato senza l'emissione di
nuove azioni, ma con l'aumento del valore delle azioni esistenti a 7,5 miliardi
(+4.600%). Il sogno di ogni azionista.
Il decreto, in aggiunta, stabilisce che gli azionisti
non possono detenere più del 3% delle quote. San Paolo e Unicredit, per
esempio, hanno rispettivamente il 30% e il 22% e dovranno scendere entrambe al
3% in futuro.
Non perdete la calma: il 56% delle quote dovrà essere venduta (in
quanto proprietà dei sei istituti che superano la soglia del 3%: Intesa
Sanpaolo, UniCredit, Assicurazioni Generali, Cassa di Risparmio in Bologna,
INPS, Banca Carige. )
Al momento della vendita si genererà un'enorme
plusvalenza per gli azionisti che intascheranno netti l’87,5% di quel 56% di
quote (circa 3,67 miliardi) e pagheranno in tasse allo Stato il 12,5% (circa di
525 milioni).
Ma non è finita, perché lo Stato, al momento della
vendita (di un suo bene regalato alle banche!!) sarà cornuto e mazziato.
C'è infatti una clausola a ulteriore favore delle banche.
Quando venderanno per scendere al 3%, nel caso in cui
non riescano a piazzare le loro quote sul mercato, queste saranno riacquistate
automaticamente dallo Stato (ovviamente a prezzo rivalutato) con un costo di
oltre 3,5 miliardi di Euro.
E poi, vogliamo dimenticarci i grassi dividendi annuali che le banche
prenderanno grazie alla rivalutazione delle azioni di
Bankitalia?
Non possiamo!
Un ulteriore “regalo”
a banche e banchieri azionisti di Bankitalia è rappresentato dalla pioggia dei
dividendi annui, i quali fissati al tasso del 6%, ben 24 volte il tasso di riferimento
Bce dello 0,25%, oppure se si preferisce 2 volte in più dei tassi di rendimento
dei BTP attorno al 3%, porteranno nei bilanci delle banche socie ben 450
milioni di euro
Domanda:
Perché lo Stato non ha riacquistato le quote in
eccedenza al 3% al prezzo nominale e successivamente provveduto alla
rivalutazione?
Questo decreto NON sarebbe stato approvato se Laura
Boldrini avesse seguito il regolamento della Camera. L’aver violato il
regolamento impedendo alle opposizioni di esprimere il loro dissenso come
previsto e come sarebbe stato nei suoi doveri istituzionali, ha consentito
l’approvazione di questo decreto-regalo alle banche, ovviamente alle spese dei
cittadini italiani (tu che stai leggendo incluso).
Ps: Renzi vuole recuperare un miliardo con la riforma
del Senato. Miliardo che esiste solo nella sua testa. Però non ha detto nulla
contro il regalo di 7,5 miliardi di euro alle banche. Chissà perché?
Col regalo alle banche, fatto a spese della
collettività, e difeso a rischio di incostituzionalità dalla Boldrini, Letta e
Pd, lo Stato regalerà alle banche una somma immensa:
- 2 miliardi di euro netti a Intesa San Paolo,
- 1,452 miliardi a Unicredit;
- 415 milioni a Assicurazioni Generali;
- 409 milioni alla Cassa di Risparmio di Bologna:
- 330 milioni all'INPS;
- 264 milioni a Carige;
- 184 milioni a Bnl;
- 165 milioni a Monte dei Paschi di Siena (!)
- 138,6 milioni a Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli;
- 132 milioni a Cassa di Parma e Piacenza;
- 125,4 milioni a Carifirenze.
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