«Vorrei sapere se questo direttivo conosce il metodo Putin. Cioè il sistema di falsificazione del voto che le opposizioni denunciano in Russia.
Dove le opposizioni sono presenti il voto si svolge in modo più o meno
regolare. Dove queste sono assenti i votanti, tutti per Putin naturalmente,
aumentano a dismisura e in questo modo si crea una maggioranza numerica
garantita.
Ora son sicuro che questo metodo sarà ben compreso anche in questo
direttivo, Visto che è il metodo che ha guidato il percorso dei congressi di
base. La meticolosa applicazione di questo metodo ha clamorosamente falsato i
risultati del voto che sono assolutamente non veri. Non so ancora il risultato
anche perché la commissione di garanzia ha scandalosamente secretato i dati
anche per i suoi membri, ma mi sento di affermare che una quota enorme dei voti
finali raccolti in questo congresso sono falsi. Sfido a smentire questa mia
affermazione non con gli insulti scandalizzati e ipocriti o le minacce, ma con
una verifica capillare del voto, così come è stata chiesta, e sempre negata
salvo pochissimi casi, nelle commissioni territoriali.
Guarda caso in due strutture dove c è stata una presenza concordata e
diffusa dei due documenti, la Valle d'Aosta e Trieste la partecipazione al voto
è tra il 7 e 8 % degli iscritti. Non vorrei mettere in difficoltà chi dirige
queste strutture, citandolo positivamente. Ora si può dire che in quelle
regioni di confine ci siano più problemi per noi che altrove, però nelle tante
assemblee dove i nostri fantastici volontari, unico aspetto davvero positivo di
questo congresso, hanno potuto partecipare si è verificato lo stesso fenomeno,
una partecipazione molto bassa.
Come spiegare che nella stessa categoria, nella stessa provincia la
partecipazione al voto è diversissima a secondo che noi siamo presenti alle
assemblee e controlliamo lo scrutinio oppure no? Come spiegare che non c'è
alcun rapporto tra l'iniziativa sindacale e la partecipazione al voto? Cioè
realtà dove più è tradizionale e viva la forza organizzata che votano in meno
di quelle realtà i cui dirigenti spesso in questo direttivo ci ricordano tutte
le difficoltà. Eppure queste realtà deboli votano di più di quelle forti, per
entusiasmo che cresce anche perché noi non ci siamo? No perché i voti sono
falsi, e in molti posti questo congresso del dialogo è stato ridotto al dialogo
coi verbali.
Capisco allora perché si è tanto diffusa la
sopraffazione nei nostri confronti, la negazione delle agibilità, l'impedimento
a partecipare o lo spostamento continuo delle assemblee, la gestione delle
commissioni di garanzia per ratificare i comportamenti degli apparati anche i
più assurdi. Perché non si voleva che si generalizzassero Aosta e Trieste.
Però la domanda di fondo è un'altra: perché lo
avete fatto? Noi eravamo una piccola minoranza, gli emendatari francamente non
si mostravano particolarmente agguerriti, perché questa montagna di voti falsi?
Ripeto non esagerate con l'ipocrisia voi sapete tutti che qui sto dicendo la
verità.
Io do una sola spiegazione che si è scelto di
nascondere la crisi profonda della CGIL. Se alla fine avessimo registrato i
votanti reali, meno di 900000 dico con stima ottimista, invece dei molti di più
che si annunciano, noi oggi saremmo qui a dover discutere della crisi della
CGIL.
Invece la crisi si usa per giustificare la firma ad
accordi terribili come quello del 10 gennaio, ma non si discute mai in quanto
tale. E questo per una pura scelta di autoconservazione burocratica dei gruppi
dirigenti. Eppure nelle assemblee che si sono svolte avrete ben sentito quanta
rabbia e sfiducia ci sono tra gli iscritti, quanto dissenso anche nei tanti che
poi hanno votato per il documento 1.
Ecco il punto: avete voluto cancellare l'enorme
crisi di consenso che il gruppo dirigente e la politica della CGIL hanno tra
gli iscritti.
Dopo il 10 gennaio il congresso è poi entrato in
una condizione assurda. La forma era la stessa e continuava come se niente
fosse, anche se politicamente l'accordo di maggioranza era esploso. Sarebbe
stato giusto che si prendesse atto che tutto era cambiato e invece i congressi
di base sono andati avanti per inerzia, accentuando solo il principio di
fedeltà negli apparati.
Ma questa auto conservazione burocratica porta
ulteriore degenerazione nella organizzazione e ne aggrava la crisi. Le fedeltà
di apparato distrugge il merito e le competenze e abbruttisce l'organizzazione
.
E a proposito di abbrutimento, la gravità dei fatti
di Milano è stata sotto gli occhi di tutto il paese. Militanti e dirigenti
della CGIL hanno subito una aggressione squadrista di cui risponderanno in
primo luogo gli autori sia di fronte alla magistratura interna che a quella
ordinaria.
Ma ci sono responsabilità politiche. A che scopo si
organizzano servizi d'ordine in assemblee interne e perché è diventato così
difficile, anche fisicamente, parlare nelle nostre riunioni se non si è
d'accordo con il segretario generale? Per quanto riguarda i servizi d'ordine
bisogna disciplinarne uso e funzioni e chi ne fa parte deve avere la targhetta
di riconoscimento personale.
Ma per il resto c'è una sola soluzione: chiamare
alle sue responsabilità chi dirige l'organizzazione.
È chiaro che in questo clima e con questi metodi di
sopraffazione del dissenso e di alterazione del consenso, la consultazione che
viene proposta sul testo unico sulla rappresentanza non ha alcun credibilità ed
accettabilità democratica.
Ribadisco che per quanto mi riguarda l'accordo del
10 gennaio è incostituzionale e viola lo statuto della CGIL in punti
fondamentali. Per questo mi sono rivolto al Collegio statutario che credo si
esprimerà il 3 marzo e mi riservo ulteriori iniziative.
In ogni caso però respingo la consultazione che
viene proposta perché priva di qualsiasi garanzia.
Come uscire da questa crisi drammatica e dalla sua
gestione che l'aggrava? Naturalmente ci sono molte cose da fare, ma ci vuole un
atto che dia il segno di avvio di una storia diversa.
La compagna Susanna Camusso assume inevitabilmente
la prima responsabilità di questa situazione negativa. Voglio dire che non ho
con lei nulla di personale, anzi non ho mai apprezzato certi linguaggi e toni
nei suoi confronti, anche da parte di chi poi formalmente la sostiene. Ma ora
devo dire che la sua non riconferma assieme a quella del suo gruppo dirigente è
condizione necessaria anche se non sufficiente per affrontare la crisi della
CGIL. Credo che dovrebbe essere lei stessa a prendere atto della
impraticabilità del campo come è avvenuto in un altro momento della CGIL e
rassegnare le dimissioni. Se questo non avverrà come mi pare di capire, resterà
la nostra sfiducia di minoranza, ma la involuzione e la crisi della CGIL si
aggraveranno».
autore Giorgio Cremaschi 26/02/2014
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