Sel ha
investito tutto nell’alleanza organica con il Partito Democratico: non a caso
Vendola nella giornata di apertura, dopo aver dichiarato l’indisponibilità allo
scioglimento nel Pd, ha aggiunto immediatamente che il Partito Democratico
resta “l’alleato” per definizione. I fischi e gli sberleffi rivolti dalla
platea congressuale a Bonaccini, componente della segreteria nazionale del Pd e
intervenuto al posto di Renzi (che si è guardato bene dal presentarsi), hanno
colpito sì in modo diretto “l’alleato”, ma in modo indiretto e forse non del
tutto consapevole la stessa linea politica di Sel. Un ragionamento simile si
può fare a proposito delle elezioni europee: è evidente che la scelta del
sostegno a Tsipras non sta, sul piano politico, con l’adesione rinnovata al
campo del socialismo europeo e la descrizione di Schultz come di un avversario
delle politiche di austerità. Opzioni evidentemente antitetiche – lo stare o
non lo stare con il Pd, lo stare con la sinistra di alternativa o con i
socialisti europei – non sono diventate, nel dibattito interno a Sel, opzioni
forti ed esplicite su cui scegliere in un senso o nell’altro in modo netto, ma
sono state tenute insieme in uno zig-zag dialettico (“con Tsipras verso
Schultz” eccetera), nel tentativo di toppare le “falle” evidenti della linea
sin qui praticata. Zig-zag che al primo tornante rischia di mostrare di nuovo
tutta la sua fragilità. Se è emersa una posizione contraddittoria e confusa,
che racchiude anche una potenzialità, questo è anche perché – in questi anni –
c’è chi ha lavorato, pure a costo di sconfitte elettorali, per mantenere in
piedi l’opzione della sinistra di alternativa, impedendo che rimanesse in campo
soltanto l’opzione dell’omologazione al centrosinistra. Se qualche anno fa
Rifondazione Comunista avesse scelto la strada del sostegno a Nichi Vendola
alle primarie del centrosinistra, come pure veniva sostenuto da alcuni nel
nostro dibattito interno, siamo sicuri che il congresso di Sel avrebbe avuto il
medesimo esito? Se Rifondazione Comunista fosse stata più cauta e meno
determinata nel promuovere la candidatura di Tsipras, o addirittura se non lo
avesse appoggiato per niente – anche questo ha attraversato la nostra
discussione nei mesi scorsi – oggi saremmo allo stesso punto? Il tema di fondo
mi pare essere questo: esistono modi diversi per provare a costruire una
proposta unitaria di sinistra. Uno consiste nel rincorrere il proprio
interlocutore, nell’indebolire la propria prospettiva strategica per renderla
la più compatibile possibile con quella dell’altro. Con il rischio che, quando
arrivi alla realizzazione dell’unità, tu sia entrato in un progetto diverso dal
tuo quasi senza accorgertene. Un altro consiste nel lavorare sulla propria
opzione strategica, sapendo che più questa si rafforza più è possibile che si
aprano contraddizioni, e quindi possibilità unitarie coerenti con la propria
linea politica, nel campo altrui. Rifondazione Comunista, che non ha appoggiato
Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra ed è stata la prima forza
politica italiana a dichiarare il proprio sostegno a Tsipras, continua il
proprio lavoro per una lista anti-austerità alle prossime europee, aperta ma
chiara nei contenuti e nella prospettiva.
Nando Mainardi
sabato 8 febbraio 2014
LE AMBIGUITA' DI VENDOLA E LA LINEA DI RIFONDAZIONE
L’esito del congresso di Sinistra Ecologia e Libertà, a partire dalla
collocazione per le imminenti elezioni europee, è stato contraddittorio. Non
era un esito scontato, poiché l’intenzione di Nichi Vendola, fin dalla
relazione introduttiva, era in tutta evidenza di confermare l’internità 'senza
se senza ma' del proprio partito nel centrosinistra. Non è emerso un ribaltamento
della linea politica – di questo bisogna essere consapevoli – ma una posizione
confusa e un po’ nebulosa, che appunto contraddice la nettezza sin qui tenuta.
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