Sull'accordo
del 10 gennaio, meglio noto come accordo sulla Rappresentanza, Giorgio
Cremaschi fa ricorso al Collegio Statutario nazionale del sindacato. Non è
certo la prima che nella fase congressuale vengono fuori magagne e intoppi tali
da dover chiedere il pronunciamento dei "vertici istituzionali" del
sindacato, ma stavolta la questione è piuttosto capitale. E anche se non
riguarda direttamente (non ancora, ndr) lo svolgimento del congresso, certo che
lo investe politicamente. Tanto che lo stesso Cremaschi, come rappresentante
del documento di opposizione "Il sindacato è un'altra cosa", nel
presentare il testo del ricorso nel corso di una conferenza stampa sottolinea
che questo è il primo di una serie di atti "che faremo nel corso del
congresso".
La tesi
di fondo del "Secondo documento" è che l'accordo vìola lo Statuto
della Cgil, soprattutto per quanto riguarda la sua "natura democratica e
partecipativa". "Di conseguenza se la Cgil dovesse conformarsi a tali
nuovi vincoli la sua vita e le sue pratiche democratiche ne sarebbero
stravolte". Questa violazione dello Statuto, proprio in contemporanea del
percorso congressuale, farebbe saltare una seconda norma, quella che vieta
modifiche della "carta costituzionale" del sindacato proprio durante
l'assise nazionale.
Nel merito, quindi, Cremaschi chiede la revoca della decisione del Comitato
direttivo del 17 gennaio che a stragrande maggioranza ha approvato
quell'accordo. Il Cd, infatti, non poteva decidere proprio perché le norme
dell'accordo sono "incostituzionali" per il sindacato stesso.
Dove, l'accordo del 10 gennaio entra in contraddizione con lo Statuto della
Cgil? In più punti, naturalmente. Quello capitale è che l'articolo 2 parla di
"libertà sindacale", "pluralismo", rifiuto di
"qualsiasi monopolio dell'azione sindacale". Tutti passaggi che
vengono stracciati dal passaggio dell'accordo in cui si prevede che i diritti
di rappresentanza sono accessibili solo ai firmatari dell'intesa. Si tratta di
un punto che, secondo Cremaschi e anche secondo la Fiom, è rintracciabile nella
sentenza della Corte costituzionale contro la Fiat, dove i lavoratori
"hanno il diritto ad essere rappresentati da organizzazioni effettivamente
rappresentative a prescindere dalla legittimazione della controparte
datoriale".
Ovviamente, Cremaschi, respinge pure la tesi della continuità tra l'accordo del
28 giugno 2011 e il testo sul regolamento, ragione per cui varrebbe, come ha
detto Susanna Camusso, la consultazione fatta all'epoca. Quindi, non essendoci
stata consultazione ci sarebbe un ulteriore motivo di non validità del
pronunciamento del direttivo. Su un punto relativo a questo argomento Cremaschi
ha una ragione stellare: nel testo del 28 giugno il passaggio sulle sanzioni,
che sbuca fuori a gennaio 2014, non c'è. Quella delle sanzioni, tra l'altro, è
un'altra nota dolente. Non solo la Cgil non avrebbe alcuna legittimità a
stabilire sanzioni rispetto a un atto, quello dello sciopero, di cui è titolare
il singolo lavoratore, ma è anche incappata nel madornale errore di prevedere
l'attività di una commissione arbitrale in cui comunque verrebbe a trovarsi
sempre in minoranza. Né varrebbe il fatto che ad essere investiti delle
sanzioni sarebbero i rappresentanti sindacali in quanto, sempre secondo
Cremaschi, non hanno alcuna titolarità giuridica.
Ce ne è abbastanza, insomma, da lasciar prefigurare che se il ricorso non
dovesse trovare accoglimento nelle istanze interne, con i medesimi contenuti
dovrà essere trasferito alla Corte Costituzionale.
La presentazione del ricorso è stata anche l'occasione per fornire alcuni flash
sull'andamento del congresso. E non sono mancate le sorprese. La prima è che la
partecipazione è molto scarsa e difficilmente il sindacato riuscirà a bissare
il risultato di quattro anni fa, quando sulla carta la Cgil contò quasi due
milioni di votanti. La valutazione di Cremaschi è che i numeri di questa
tornata stanno tendenzialmente sotto il milione. E se è così che sarà
certificato, il Secondo documento avrà portato a casa, sempre sulla scorta di
una valutazione sommaria, "tra il cinque e il dieci per cento". Ma
non è finita qui, perché evidentemente la maggioranza non sta a guardare. E
allora si moltiplicano gli episodi, tipici di tutti i congressi, di intervento
a gamba tesa. Il Secondo documento è pronto a documentare tutto a breve
presentando un dossier con tutti gli episodi rilevanti. E intanto i suoi
rappresentanti presso la Commissione nazionale di garanzia sono pronti a
ritirare la loro firma dal verbale finale qualora non si verificasse un
intervento su irregolarità, anomalie e forzature.
Nessun commento:
Posta un commento