Mercoledi
13 aprile ore 18,00 - 19,30
INCONTRO
Con il
comitato nazionale unitario pensionati
Presso
la sede messa a disposizione da Rifondazione Zona 8
in via
Jacopino da Tradate 9
Per una pensione dignitosa
cosa fare per recuperare il maltolto
Contro gli
scippi di Boeri e Renzi
Il
punto dopo le sentenze di Palermo e Brescia e sulle cause pilota in Lombardia
Quali
iniziative di mobilitazione per contrastare l’attacco alle pensioni di
reversibilità e al calcolo retributivo per le pensioni già in essere
Come
bloccare i termini di prescrizione
Basta con il considerare le pensioni un bancomat per il governo
Giù le
mani dalla reversibilità (già fortemente penalizzata) e dal tentativo di
modificare il retributivo anche per le pensioni in essere
Le pensioni sono di nuovo sotto attacco, è indispensabile
reagire per impedire la cancellazione definitiva dei diritti sanciti dalla
Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
La pensione è “una retribuzione differita” e non sono
“soldi per un consumo differito” come vorrebbe il nuovo presidente dell’INPS.
La pensione “deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro
svolto” in modo da “garantire una vita libera e dignitosa al lavoratore ed alla
propria famiglia” (art.36 della Costituzione).
Dopo ben 8 “riforme” e centinaia e centinaia di miliardi
tolti al mondo del lavoro, vogliono distruggere la pensione pubblica come
diritto costituzionale e trasformarla in costo come vuole l’Europa.
Ricordiamole in sintesi le cosiddette riforme:
1992 riforma AMATO: innalzamento a 20 anni della contribuzione minima per avere
una pensione di vecchiaia, colpite in particolare le donne. Modifica del
meccanismo di perequazione automatica delle pensioni al costo della vita
sganciato dalla variazione dei salari. L’adeguamento da semestrale diventa
annuale e viene introdotto il massimale pensionabile. Il periodo di riferimento
per il calcolo della retribuzione media pensionabile passa da 5 a 10 anni.
1995 riforma DINI: quella più pesante che ha distrutto l’unità del modo del
lavoro con l’obiettivo della tenuta del sistema fino al 2040 e oltre. Calcolo
contributivo invece che retributivo per chi entra nel mondo del lavoro nel
1996. I giovani e gli anziani avranno sistemi diversi con la stessa
contribuzione. Il calcolo della pensione viene legato all’aspettativa di vita.
Cancellate pensioni d’anzianità a 35 anni senza vincolo di età. Vengono
introdotte le finestre e cioè, conseguito il diritto all’uscita bisognerà
attendere tre mesi. Istituzione della Gestione Separata per i Parasubordinati.
Riduzione delle nuove pensioni ai superstiti quando il coniuge superstite
possiede altri redditi. Nascono le pensioni private integrative gestite da
aziende e sindacati.
1997 riforma PRODI: accelerazione alla gradualità della riforma Dini. La
rivalutazione annuale avviene al 100% dell’aumento dei prezzi per pensioni
fino a due volte il trattamento minimo ( oggi circa mille euro), 90% tra 2 e 3
volte, 75% tra 3 e 5 volte, 30% tra 5 e 8 volte e oltre una cifra fissa.
2004 riforma MARONI: dal 1° gennaio 2008 le pensioni di anzianità si otterranno
con 35 anni di contributi e 60 anni di età e 61 per gli autonomi, sia per gli
uomini che per le donne. dal 2010, 61 per gli uomini e 62 per gli autonomi. Le
donne potranno andare ancora con 57 anni di età, ma tutta la pensione verrà
calcolata con il sistema contributivo. le finestre passano da 4 a 2.
2007 riforma DAMIANO: dallo scalone agli scalini. le finestre vengono inserite
anche per le pensioni di vecchiaia; così aumenta l’età pensionabile e viene
scardinato il principio che la pensione spetta dal mese successivo al
compimento dell’età di vecchiaia. Vengono ridefiniti i coefficienti di
trasformazione del sistema contributivo.
2009 riforma SACCONI - BRUNETTA: Prevede l’indicizzazione della età pensionabile in rapporto
all’innalzamento della aspettativa di vita a decorrere dal 2015.
2010 riforma TREMONTI: una sola finestra mobile 12 mesi dopo la maturazione dei
requisiti per i lavoratori dipendenti e 18 mesi per gli autonomi. Aumento
dell’età pensionabile in base alla aspettativa di vita con cadenza triennale
anzichè ogni 5 anni. I coefficienti di trasformazione saranno aggiornati ogni
tre anni. Tali disposizioni entrano in vigore dall’anno 2011.
2011 riforma FORNERO - MONTI: il disastro più recente, saltano i 40 anni di contributi
per la pensione. Innalzamento dell’età pensionabile fino a 67 anni e oltre, con
il dramma degli esodati e le numerose ingiustizie riconosciute dallo stesso
Parlamento ma che non hanno prodotto alcun cambiamento ma perpetrato il
disastro.
ORA SI RICOMINCIA A PARLARE DI RIFORMA DELLE PENSIONI, COME
SEMPRE SI ANNUNCIA CHE SI DEVONO AIUTARE I GIOVANI, MA IN REALTÀ SI VOGLIONO
FARE ALTRI TAGLI ALLE PENSIONI PUBBLICHE PER FAVORIRE QUELLE PRIVATE, NON SOLO
QUELLE CONTRATTUALI MA ANCHE QUELLE DELLE ASSICURAZIONI.
Negli ultimi 15 anni le pensioni hanno perduto il 42% del
loro valore rispetto al costo della vita. Si è già verificato quel “ rilevante
scostamento” fra salari e pensioni per il quale la Corte Costituzionale ha più
volte sollecitato “ l’intervento correttivo del legislatore”.
SIAMO STANCHI DI FARE DA BANCOMAT A TUTTI I GOVERNI!
Vogliono metterci contro i giovani rompendo il patto
generazionale tra padri e figli, ma non fanno nulla per impedire il lavoro
gratuito, la precarietà e la disoccupazione, continuano a sponsorizzare i
“fondi pensione” (che sono molto utilizzati per investimenti all’estero) e
mantenere il calcolo contributivo che, con salari da fame, consegneranno ai
giovani pensioni da miseria anziché intervenire sul fisco che in Italia, sulle
pensioni, è il più alto in Europa.
La timida piattaforma di CGIL-CISL-UIL farà la stessa fine
della piattaforma sul fisco sulla quale si erano svolte persino le assemblee
nei luoghi di lavoro? il risultato dei cosiddetti tavoli parla a tutte e tutti,
basta infingimenti e ammiccamenti utili per cancellare ogni forma di sindacato
autonomo da partiti, Governi e da Confindustria.
Noi
vogliamo l’unità di interessi con le giovani generazioni:
- non è più rinviabile la separazione tra assistenza e previdenza (chi non ha pagato è giusto che sia aiutato dalla fiscalità
generale, sono i comuni, adeguatamente finanziati dallo Stato che devono
aiutare i poveri o chi ha versato poco);
- la pensione deve essere soltanto pubblica, i vari fondi privati e contrattuali perdono capitale e
non saranno e non possono essere il futuro;
- NO al lavoro gratuito e alla precarietà, facciamo posto ai giovani con la riduzione dell’orario di
lavoro;
-
ripristinare le pensioni di vecchiaia a 60 anni, quelle di anzianità a 40 anni
di lavoro, prima ancora per i lavori faticosi;
- bisogna tornare al calcolo della pensione con il sistema
retributivo a ripartizione,
altrimenti consegniamo alla miseria intere generazioni di giovani. Bisogna intervenire
con la riduzione del fisco sulle pensioni medie e basse;
-
deve esistere un sistema
automatico di recupero dell’inflazione per le pensioni che non superano i 5.000
euro lordi.
Lavoratori
e lavoratrici, pensionate e pensionati non accettiamo che con la solita frase:
“ lo vuole l’Europa, ce lo chiede l’Europa” continuino a toglierci i nostri
soldi per favorire la Banche e le Imprese come hanno fatto con il Jobs act, in
nome del mercato. È ora di avere proposte chiare e precise, per una campagna chiarificatrice
e una vera vertenza che impedisca di realizzare le imposizioni della Troika.
CON 8
CONTRORIFORME DELLE PENSIONI IN 25 ANNI HANNO DISTRUTTO IL SISTEMA PUBBLICO E I
DIRITTI COSTITUZIONALI!
ORA VOGLIAMO
UNA RIFORMA CHE RESTUTUISCA I DIRITTI AI GIOVANI E AGLI ANZIANI, A CHI LAVORA E
A CHI È GIÀ IN PENSIONE.
organizziamoci
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