"Stare
sempre dalla parte dei padroni. E' questa la scelta strategica dell'ex sindaco
di Firenze".
“Ha fatto
più Marchionne per l’Italia che certi sindacalisti”: questa frase pronunciata
da Matteo Renzi alla cosiddetta scuola di partito del PD non può essere
lasciata sotto silenzio e merita un commento perché costituisce la
testimonianza di una vera e propria collocazione di fronte (un tempo si sarebbe
detto “dall’altra parte della barricata”) già evidente da tempo ma che molti si
rifiutano di riconoscere.
Questa
frase contiene tre elementi da sottolineare: il primo riguarda l’ennesimo
attacco ai corpi intermedi, in questo caso il sindacato, usando termini
classici del populismo; certo che l’operato di determinati sindacalisti è da
censurare e che il sindacato nel suo insieme, almeno in Italia, ha smarrito il
senso complessivo della lotta di classe ma l’obiettivo di Renzi è ben altro, è
quello di confondere artatamente questo dato esprimendo, invece, l’esaltazione
di un meccanismo di vera e propria delega al padrone della rappresentanza
stessa del lavoro. Attenzione del lavoro in quanto tale, non del mondo del
lavoro.
Il secondo
elemento riguarda ancora una volta la vena populistico – nazionalista che
pervade il modello comunicativo del Presidente del Consiglio e Segretario del
PD e che appare permeare una parte maggioritaria di quel partito: un
nazionalismo di lega molto bassa, “fare per l’Italia” quasi un accento
dannunziano invece della necessità di affrontare il senso collettivo dello
stare assieme nell’operare in funzione del lavoro come leva di un modello di
sviluppo. Si tratta di un tema di fondo che non può essere affrontato in questa
sede con compiutezza ma soltanto accennato ma che si lega, pericolosamente,
proprio al punto della delega al padrone, addirittura in senso nazionalista,
del tema proprio del lavoro.
Terzo
punto quello dell’esaltazione appunto di chi (personalizzando per di più) fa
dell’intensificazione dello sfruttamento l’ideologia per il rovesciamento della
condizione di classe: proprio la lotta di classe portata avanti dall’alto,
com’è avvenuto nel corso di questi anni imponendo un pauroso arretramento
nell’insieme delle dinamiche sociali.
Renzi
nega, come da sempre, l’idea stessa del lavoro come valore e come capitale
sociale dichiarando l’impossibilità di un riscatto che serva per operare nuovi
livelli di dignità collettiva nella convivenza sociale.
Una frase
di stampo esclusivamente reazionario che indica con chiarezza una collocazione
prima di tutto ideale che politica.
Stare
dalla parte dei padroni: un tassello fondamentale nella costruzione di un
regime personalistico e autoritario, ben sorretto dai potentati economici.
Si potrà
ancora disvelare appieno il grande inganno nel quale è avviluppata la vicenda
italiana di questo scorcio di secolo?
Intervento di Franco Astengo
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