Le pensioni rimangono un tema centrale. E il
Governo spera di cavarsela senza i sindacati e favorendo la previdenza
complementare. A quando le mobilitazioni?
Sulle pensioni, la Cgil, insieme a Cisl e Uil
continua a criticare il Governo che a sua volta gira la testa dall’altra parte
lanciando di tanto in tanto false rassicurazioni in pasto all’opinione
pubblica. Il punto più alto di questa linea politica è stato sicuramente
l’uscita di Padoan che dall’alto della sua autorevolezza ha buttato lì una
mezza apertura sulla flessibilità che in realtà mette una pezza alle emergenze
del sistema previdenziale, che fa acqua da tutte le parti e non affronta i nodi
di fondo.
In più, come sottolinea in una nota Federico
Giusti, dei Cobas di Pisa, “la ricetta del Governo per superare lo scoglio
delle pensioni e non rimettere mano alle famigerate leggi previdenziali è
quella di sostenere la previdenza integrativa”. L’adesione ai fondi privati, è
noto, si mantiene al di sotto della media degli altri paesi. E quindi le lobby
assicurative e finanziarie spingono molto in questa direzione. E’ il senso,
questo, dell’invio delle lettere arancioni da parte dell’Inps e dell’allarme
lanciato sulla soglia previdenziale dei settantacinque anni a carico delle
generazioni nate dopo il 1980.
Dall’altra parte, non affrontando il nodo della previdenza, il Governo dimostra di non credere, nella sostanza, neanche alla cosiddetta ripresa, e di non voler far nulla per favorirla attraverso una scelta netta proprio sul ricambio generazionale nel mondo del lavoro. E che a dire l’ultima parola sia Padoan lancia un messaggio chiaro al paese: “Non ci sono i soldi per fare la riforma della previdenza”.
E’ per questo che la Cgil questa mattina è
andata sotto le finestre del ministro dell’Economia in via XX settembre con in
mano le rivendicazioni degli esodati, che chiedono l’ottava salvaguardia, e dei
lavoratori precoci, reclusi dentro un sistema previdenziale che non rispetta il
lavoro e la fatica. Fino a quando il tema potrà essere affrontato "un
pezzo alla volta"? E' vero che da una parte il Governo continua a negare
un tavolo, però è altrettanto vero che l'inizitiva sindacale sembra essere
segnata da troppi timori.
Allo studio del Governo varie ipotesi , e tutte
parziali. Per esempio, favorire una certa flessibilità nei pensionamenti con
alcune e graduali penalizzazioni (a seconda degli anni mancanti prima della
pensione), in tal caso un ritocchino alla Fornero sarebbe comunque necessario.
“Aziende e Governo hanno in mente di favorire, tramite la contrattazione di
primo e di secondo livello – sottolinea ancora Giusti - il ricorso alla
previdenza integrativa (con la perdita del tfr o convogliando alcuni aumenti-si
fa per dire-contrattuali in previdenza integrativa.
Vogliono infatti ridurre di 3-4 punti l’aliquota
fiscale sui rendimenti dei fondi pensioni (da due anni al 20% ), incrementare
la deducibilità dei versamenti, obbligare una parte del Tfr ai fondi pensione,
stabilire regole nuove nella contrattazione per favorire la previdenza
integrativa rendendola quasi obbligatoria. In questo scenario il Governo Renzi
potrebbe poi regalare alle aziende una ulteriore decontribuzione , questa volta
previdenziale, dividendo i vantaggi tra imprese e lavoratori”.
In un caso o nell'altro , da questi interventi
pensionistici a rimetterci saranno i lavoratori (con qualche elemosina), a
guadagnarci il Governo (lascia intatto il sistema previdenziale attuale che è
la causa delle future disuguaglianze) e i datori di lavoro (sgravi contributivi
e cogestione con il sindacato del business dei fondi integrativi.
Ma perché questo piano si realizzi c'è bisogno
di intervenire sulla dinamica contrattuale, del resto non dimentichiamo che nel
2014 piu' di un milione e mezzo di lavoratori\trici hanno sospeso i versamenti
alla previdenza integrativa per non parlare poi della dilagante sfiducia nei
luoghi di lavoro.
“Sicuramente il Governo inserirà nella legge di
stabilità 2016 i suoi interventi ma prima ci sarà bisogno di un accordo
sindacale – osserva ancora Giusti -. Le dichiarazioni della Camusso che critica
il presidente dell'Inps che denuncia le disuguaglianze future derivanti dal
sistema previdenziale, la dicono lunga sul ruolo dei sindacati concertativi .
Di sicuro le stesse banche potrebbero giocare un ruolo dirimente, per esempio
con dei prestiti erogati per il riscatto di anni contributivi o per chi volesse
anticipare la pensione pur non avendo raggiunto anche i requisiti per la
pensione di vecchiaia”.
La Cgil, da parte sua, sottolinea che il punto in discussione è “se è realizzabile che questo Paese continui a non avere una norma pensionistica che non dà prospettive ai giovani che non permette a quelli che non ce la fanno più di andare in pensione, che non risolve il tema degli esodati”. Secondo Susanna Camusso, “bisogna ricostruire una solidarietà del sistema, bisogna legare al tipo di lavoro che si fa, non basta ragionare di aspettativa di vita, perché non è la stessa per un dirigente e per un muratore, bisogna smetterla di avere l'idea che l'unico problema consiste nel garantire che si continui a risparmiare sui trattamenti previdenziali”.
La Cgil, da parte sua, sottolinea che il punto in discussione è “se è realizzabile che questo Paese continui a non avere una norma pensionistica che non dà prospettive ai giovani che non permette a quelli che non ce la fanno più di andare in pensione, che non risolve il tema degli esodati”. Secondo Susanna Camusso, “bisogna ricostruire una solidarietà del sistema, bisogna legare al tipo di lavoro che si fa, non basta ragionare di aspettativa di vita, perché non è la stessa per un dirigente e per un muratore, bisogna smetterla di avere l'idea che l'unico problema consiste nel garantire che si continui a risparmiare sui trattamenti previdenziali”.
Autore: fabio sebastiani
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