Lavoro, cosa c'è da festeggiare? Storie di ordinaria follia e di sfruttamento selvaggio per l'ennesimo orrendo Primo Maggio
Almeno il Primo Maggio bisognerebbe
mettere la sordina ai luoghi comuni, ed uscire dall'ipocrisia di un Paese che
continua a dirsi "tra i più industrializzati" mentre sta diventando
un ponte verso la disperazione più nera. L'Italia dei voucher e delle fughe
all'estero (i dati ufficiali, c'è da scommettere, non dicono il vero), l'Italia
dei morti sul lavoro che aumentano nonostante la crisi. E infine l'Italia degli
esodati e di generazioni future che dovranno lavorare fin quasi ad ottanta
anni. Che cosa festeggiamo? Abbiamo riportato qui, grazie alla collaborazione
dei Cobas di Pisa, alcune storie emblematiche. Auguri a tutti.
Anna ha 54 anni e fa le pulizie in uno dei principali istituti bancari. "da alcune
settimane è cambiata ditta appaltatrice, la banca ha tagliato soldi e la
cooperativa subentrante ha ridotto le ore settimanali, da 16\8 a 5. Il
sindacato? Mai visto e sentito, i sono limitati a sottoscrivere il cambio di
appalto e con esso, in cambio di nulla, hanno taciuto sulla riduzione oraria.
Ci hanno tolto le grandi pulizie che vengono effettuate da una ditta
subappaltatrice e con questa scusa ci ritroviamo a lavorare una ora (se va bene
al giorno), manco paghiamo le spese della benzina. Prendere o lasciare ci hanno
detto, tu cosa avresti fatto? Abbiamo accettato nella speranza che ci aumentino
l'orario e la paga. Nel frattempo faccio altre pulizie al nero ma non arrivo a
fine mese. La ditta dice che hanno ridotto le ore per il nostro bene perché non
possiamo lavorare in sicurezza, una scusa bella e buona perché se fossero
veramente attenti alla nostra salute non ci farebbero usare acidi e saponi
senza guanti e mascherine
Luigi, 48 anni, un tempo lavorava come tecnico nei
teatri, contratti a tempo determinato ma tra trasferte e diarie portava a casa
oltre 1200 euro. Oggi- racconta- lavoriamo a giornata e nonostante esistano
tutele contrattuali (un contratto comunque scaduto da 7 anni) stiamo per
passare alle dipendenze di una cooperativa che applicherà il contratto multiservizi
e se arriviamo a 1000 euro al mese sarà già tanto considerato che da luglio a
settembre faro' 10\15 giorni di lavoro. So di essere una figura precaria per
eccellenza, come tutti gli addetti allo spettacolo, ma la nostra precarietà un
tempo era riconosciuta e faceva parte delle regole, era in qualche modo
tutelata, oggi non è piu' cosi'
Marina, 37 anni, lavora in una cooperativa sociale
del pisano" la società della salute sta tagliando fondi alle cooperative,
meglio lo Stato taglia alle regioni e agli enti locali che con il pareggio di
bilancio chiedono alle cooperative di ridurre la spesa di personale. In che
modo? i soci si riducono le ore con l'istituto della banca ore a debito, una
assurdità ricattatrice che ci obbliganda ad accettare ogni tipo di lavoro e
negli orari piu' disagiati per completare l'orario settimanale. Il mio futuro?
Non lo vedo, dopo la laurea pensavo fosse un valore aggiunto lavorare in
cooperativa, perdevo dei soldi ma realizzavo il sogno di essere utile nel
sociale, oggi la mia utilità viene svilita e calpestata dal pareggio di
bilancio in Costituzione e negli enti locali.
Antonio, 51 anni, lavorava a tempo determinano in un
appalto del Comune . Dopo 3 anni di disoccupazione e lavoretti saltuari e al
nero, ci hanno chiamato in una ditta vincitrice di appalto comunale. In realtà
era una associazione temporanea di impresa con due aziende, una locale che
eseguiva i lavori, una piu' grande del Nord. Ebbene ci hanno licenziato
dall'oggi al domani e a qualcuno di noi hanno perfino addebitato il costo di un
fanalino del mezzo di servizio rotto. Stiamo facendo ricorso con l'ufficio
legale del cobas ma pensavamo di lavorare per un anno o due , quanto dura
l'appalto , invece ci ritroviamo in causa per avere il pagamento di due misere
mensilità. La responsabilità di questa situazione è anche dell'ente pubblico
che non controlla mai le condizioni di lavoro negli appalti, si contentano di
mettere qualche clausola sociale ma senza vigilare per la sua applicazione
Melania ha 37 anni e un figlio di 5 da mantenere, vive
in una casa occupata. Ha perso il lavoro quando è rimasta incinta e da allora
deve adattarsi a mille impieghi al nero e malpagati. A fine maggio inizia la
stagione in un bagno, saro' al bar\ristorante 10\12 ore al giorno per 1300 euro
, senza un contributo e con la speranza che tutto vada bene perché un malore o
la malattia di mio figlio determinerebbero la impossibilità di lavorare e cosi'
perderei anche questa fonte di reddito. Con la fine della scuola il bimbo andrà
dai nonni perchè lavorando dalle 8 alle 20 non posso accudirlo.Ho fatto domanda
per la casa popolare ma essendo occupante mi hanno detto che non ho i
requisiti: Ora se avessi i soldi una casa la comprerei, dunque vi sembra giusto
il trattamento che riservano a chi non ha reddito e lavoro? A Me francamente no
Antonio ha 26 anni, ha lasciato la scuola dopo la
terza media. In questi anni ho fatto pony express portando pizze e cucina
cinese, 3 ore a correre con il motorino per portare ogni giorno a casa al
massimo 20 euro, 120 a settimana, 460 al mese. Prima pagavo l'affitto in una
stanza doppia che dividevo con uno studente ma tra bollette e spese varie sono
stato costretto a tornare a casa . La mia vita privata? inesistente, la sera
con il motorino, il pomeriggio a portare volantini per 15 euro al giorno,
faccio chilometri a piedi. Due lavori 6\7 ore al giorno impegnato porto a casa
meno di 800 euro senza una copertura previdenziale e assicurativa e con la
prospettiva che il padrone smetta di pagare al nero ricorrendo ai voucher per
alcuni periodi all'anno. Una rimessa economica e una beffa morale.
Emil, 44 anni, viene dall'est europeo, è arrivato 20 anni fa e si è ben ambientato nella provincia di Pisa. Da 13 anni lavora in una cooperativa dell'igiene ambientale, una delle tante ditte appaltatrici . Ha lavorato nella raccolta porta a porta fin dalla sua istituzione. La sua busta paga era di 1200 euro al mese, aveva un accordo di secondo livello. Ma attenzione: cio' che aveva oggi non esiste piu'. Emil, a forza di fare straordinari per pagare il mutuo della casa, si è ammalato, patologie lombo scheletriche riconducibili alle attività lavorative svolte per anni, al continuo scendere e salire dal mezzo; le sue ridotte capacità lavorative hanno determinato una prescrizione del medico aziendale. Il datore di lavoro ha chiesto per mesi la riduzione dell'orario di lavoro, anzi una autoriduzione da 40 a 28 ore in virtu' delle mansioni ridotte che ne impediscono un utilizzo intensivo come un tempo. Le mansioni ridotte rifiutate sono state il pretesto per continue pressioni sul lavoratore, al suo diniego di ridurre orario e paga sono iniziati i turni di lavoro peggiori e piu' lontani dalla abitazione, richiami scritti per semplici ritardi, multe e sanzioni che cumulate hanno determinato giorni di sospensione senza paga dopo mesi, Emil ha avuto un incidente con il mezzo e i danni sono stati di 4 mila euro, cosi' ingenti a detta aziendale da determinare il licenziamento per il venir meno del rapporto di fiducia.
Emil, 44 anni, viene dall'est europeo, è arrivato 20 anni fa e si è ben ambientato nella provincia di Pisa. Da 13 anni lavora in una cooperativa dell'igiene ambientale, una delle tante ditte appaltatrici . Ha lavorato nella raccolta porta a porta fin dalla sua istituzione. La sua busta paga era di 1200 euro al mese, aveva un accordo di secondo livello. Ma attenzione: cio' che aveva oggi non esiste piu'. Emil, a forza di fare straordinari per pagare il mutuo della casa, si è ammalato, patologie lombo scheletriche riconducibili alle attività lavorative svolte per anni, al continuo scendere e salire dal mezzo; le sue ridotte capacità lavorative hanno determinato una prescrizione del medico aziendale. Il datore di lavoro ha chiesto per mesi la riduzione dell'orario di lavoro, anzi una autoriduzione da 40 a 28 ore in virtu' delle mansioni ridotte che ne impediscono un utilizzo intensivo come un tempo. Le mansioni ridotte rifiutate sono state il pretesto per continue pressioni sul lavoratore, al suo diniego di ridurre orario e paga sono iniziati i turni di lavoro peggiori e piu' lontani dalla abitazione, richiami scritti per semplici ritardi, multe e sanzioni che cumulate hanno determinato giorni di sospensione senza paga dopo mesi, Emil ha avuto un incidente con il mezzo e i danni sono stati di 4 mila euro, cosi' ingenti a detta aziendale da determinare il licenziamento per il venir meno del rapporto di fiducia.
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