WWF:
Italia paradiso fiscale per le aziende petrolifere
‘Le servitu’ estrattive mettono a rischio
economia, ambiente e salute’
Roma, 1
apr. (AdnKronos) – “Dalle dimissioni del ministro Guidi di ieri il tema
petrolio e appalti è su tutte le pagine dei giornali per i suoi aspetti di
illegalità ma mi sento di dire, proprio oggi, che è anche il sistema
assolutamente legittimo con cui si gestisce il settore estrattivo che è
pieno di opacità e di privilegi che fa dell’Italia un paradiso fiscale per
le aziende petrolifere. Un sistema che andrebbe riformato facendo pagare
il dovuto, valutando i costi delle ricadute ambientali e sulla salute.
Un
paradiso dove le servitù petrolifere mettono a rischio l’ambiente e i
settori economici che vivono delle risorse naturali (solo nel settore
della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono
almeno 47mila esercizi”. Così il vicepresidente del Wwf Italia Dante
Caserta, in occasione del suo intervento al convegno ‘Oltre le trivelle,
un mare di risorse’, al Tempio di Adriano a Roma.
(AdnKronos)
– “In Italia non esiste una tassazione specifica sulle imprese petrolifere
– afferma – ma solo l’imposta Ires al 27,5% come per tutte le altre
aziende. Il sistema delle franchigie, delle esenzioni esistente nel nostro
Paese (sino a 50mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di smc estratte
in mare) porta, come il Wwf ha documentato, al bel risultato che le
royalty vengano pagate solo per 18 (il 21%) delle 69 concessioni in mare e
per 22 delle 133 concessioni attive a terra. Solo 8 aziende su 53 pagano
le royalty. I canoni annui per le attività di trivellazione in terra e in
mare vanno da 3,59 euro per Kmq del permesso di prospezione, ai 57,47 euro
per Kmq per la concessione (che diventano 86,2 euro solo in caso
di proroga)”.
“Poi ci
sono una serie di sussidi – conclude Caserta – si dà un incentivo pubblico
del 40% per le attività di rilevamento geofisico; si incentivano i
giacimenti marginali, meno produttivi; si incentiva la conversione a
stoccaggio di gas naturale degli impianti in fase avanzata di
coltivazione. Si potrebbe dire: il rischio di impresa è contenuto, solo l’ambiente
è ad alto rischio”.
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