Tra le infinite stupidaggini che ci vengono rifilate da giornali, TV e - non ultimo - internet, una delle più stupefacenti è quella che vede nell’euro la radice dei nostri guai nazionali.
Con
l’avvicinarsi delle elezioni europee lo tsunami di imbecillità su questo
argomento punta a condizionare un’opinione pubblica spesso impreparata e senza
memoria. A guidare l’offensiva anti-euro sono, con modalità diverse, i capi di
Forza Italia e della Lega, Berlusconi e Salvini, i quali, cosa che nessuno
ricorda, erano al governo nel gennaio 2002 quando la lira venne sostituita
dall’euro e, meno di tre anni fa, hanno firmato il famigerato fiscal compact
(l’impegno al pareggio di bilancio) contro cui si scagliano tutti i giorni.
A
loro si è aggregato ultimamente anche Beppe Grillo. Questi signori, ognuno a
modo suo, pensano che la predicazione anti-euro sia il modo più facile per raccogliere
consensi. Ma alla base dei loro pseudoragionamenti elettoralistici c’è lo
scambio tra l’apparenza e la realtà. Nessuno di loro parla della radice vera
della crisi, che è il sistema capitalistico fondato sullo sfruttamento
globalizzato del lavoro e sulla speculazione finanziaria, tutti blaterano
rozzamente contro la forma monetaria con cui opera il capitale in Europa. I
pescecani americani, cinesi o russi sono forse meno avidi perché nei loro paesi
usano dollari, yuan o rubli? Ovviamente no. Per quell’1% che concentra nelle
sue mani le ricchezze del pianeta l’importante è che il lavoro costi sempre
meno e i profitti crescano, in qualsiasi moneta vengano conteggiati. Per questo
l’unica conseguenza di un ritorno alla lira sarebbe l’aumento vertiginoso della
miseria popolare e l’occasione per nuove manovre speculative a vantaggio dei
soliti ignoti. In una tale evenienza ogni debito della povera gente verrebbe
moltiplicato, ogni credito azzerato, ogni salario ridotto. Le prevedibili
svalutazioni della nuova lira potrebbero forse facilitare le esportazioni in
alcuni settori, ma farebbero pagare agli italiani prezzi spropositati per tutti
i prodotti importati (petrolio, gas ecc. fino al grano con cui facciamo gli
spaghetti). Quello che i neonazionalisti monetari nascondono è che alla base
della disoccupazione, della crisi finanziaria ecc. non c’è affatto l’euro e
nemmeno la “cattiva” signora Merkel, ma il rapporto perverso, in Europa come in
tutto il mondo, tra sfruttatori e sfruttati, finanza e produzione, ricchi e
poveri. La campagna anti-euro è solo una furba manovra elettorale, un falso
obiettivo cui non credono neppure i suoi inventori, l’ennesimo trucco
ideologico per salvare gli affari concreti dei veri ladri del denaro e della
vita di tutti, quelli che una volta si chiamavano “padroni”.
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