"E' il renzismo il primo e il principale avversario". Intervento di Giorgio Cremaschi
Nel 1953 quella che fu allora
chiamata legge elettorale truffa non scattò perché la Democrazia Cristiana ed i
suoi alleati non raggiunsero il quorum richiesto del 50%+1 dei voti validi.
Quella che doveva essere un'alleanza al centro in grado di acchiappare consenso
in tutte le direzioni perse invece voti ad ampio raggio, alla sua sinistra
prima di tutto, ma anche alla sua destra. Il progetto autoritario allora aveva
respinto, invece che attrarre.
Oggi l'Italicum è molto più pericoloso
della legge truffa del '53, che comunque assegnava un premio parlamentare
consistente a chi già avesse conseguito la maggioranza assoluta dei voti.
Oggi
grazie al trucco del ballottaggio, che aggira la sentenza della Corte
Costituzionale, un partito come il PD che, aldilà dell'exploit delle europee si
attesta normalmente attorno al 30% dei voti validi, potrà conseguire una
maggioranza assoluta priva di contrappesi e controlli. Ho detto il PD ma in
realtà avrei più correttamente dovuto dire il suo segretario presidente Renzi,
che si è costruito un sistema di governo che gli darà un potere praticamente
assoluto. Come ha notato eufemisticamente Eugenio Scalfari siamo a una
democrazia che affida il potere all'esecutivo.
Che è ciò che normalmente avviene
in ogni dittatura. Renzi sarà eletto direttamente dal ballottaggio come un
sindaco e godrà di un parlamento esautorato, composto da una netta maggioranza
di nominati o fedelissimi. Ci sarà una sola camera che decide su tutto sulla
base degli ordini del capo del governo. Camera che nominerà gli organismi di
controllo senza, scusate il bisticcio, controlli. E se pensiamo che la recente
sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni sembra sia stata decisa sei
contro sei, con il voto determinante del presidente, possiamo tranquillamente
concludere che al nuovo parlamento renziano basterà nominare un solo nuovo
giudice costituzionale per cambiare gli orientamenti di tutta la corte.
Un potere pressoché assoluto,
dunque, per fare che?
Quello che sta costruendo
Renzi in realtà è un sistema autoritario che non è in proprio, ma è fondato su
una sorta di fideiussione bancaria. Il programma fondamentale del governo è
sempre quello della lettera del 5 agosto 2011 firmata da Trichet e da Draghi.
Che come presidente della BCE continua a vigilare meticolosamente che quel
programma stilato assieme al suo predecessore sia scrupolosamente attuato.
Il 28 maggio 2013 la Banca
Morgan ha presentato un documento politico che metteva sotto accusa la
Costituzione italiana assieme a quelle di tutti i paesi europei
"periferici" e in crisi. Queste costituzioni, secondo quel documento,
nate dopo la vittoria sul fascismo, sono segnate dal peso eccessivo della
sinistra e del pensiero socialista, e per questo ostacolano le riforme liberali
che servono a salvare l'euro.
Con toni più brutali un
editoriale de Il Sole 24 Ore, pochi giorni fa, polemizzava con la sentenza
della Corte Costituzionale, affermando che con il pareggio di bilancio come
vincolo costituzionale, gli obblighi del fiscal compact e il primato dei
mercati globali, non ha più senso parlare di diritti indisponibili. Non
crediate di avere di diritti si diceva una volta.
I poteri forti, le grandi
multinazionali, la finanza e le banche hanno da tempo deciso che il sistema di
diritti sociali europeo è, per i loro concreti interessi, insostenibile. La
crisi è stata un grande occasione per realizzare compiutamente un obiettivo cui
si lavora da oltre trenta anni, e le riforme politiche autoritarie ne sono lo
strumento.
Renzi si è quindi trovato al
posto giusto nel momento giusto. Guai a fare nei suoi confronti lo stesso
errore di sottovalutazione compiuto dalla sinistra democratica verso
Berlusconi; e non solo per il compatto sostegno che riceve dai poteri forti
italiani ed europei e da tutto il sistema dei mass media. Anche Monti aveva
questo stesso sostegno, per fare sostanzialmente la stessa politica, ma non ce
l'ha fatta.
La forza di Renzi sta proprio
nella posizione e nella rappresentanza politica assunta. È un errore credere
che egli sia un democristiano. No, la sua formazione politica non è tanto
rilevante quanto il ruolo che ha deciso di interpretare. È questo ruolo è tutto
all'interno della sconfitta e della rassegnazione della sinistra tradizionale.
Matteo Renzi ha scalato il PD, che è bene ricordare inizialmente lo aveva
respinto, dopo che il vecchio e inconcludente riformismo era stato sconfitto.
Egli ha usato spregiudicatezza e populismo con una classe politica disposta a
tutto pur di non perdere il potere. Per capire quello che è successo dobbiamo
pensare ad altri fenomeni di trasformismo di massa nella storia della sinistra
del nostro paese. Crispi alla fine dell'800, Mussolini, Craxi e naturalmente
Berlusconi sono tutti predecessori non casuali di Matteo Renzi.
Il nostro è diventato il
secondo paese cavia dell'esperimento liberista dopo la Grecia. In quel paese la
Troika ha esagerato e ne è consapevole, per questo in Italia il progetto è
diverso. Non negli obiettivi, che sono gli stessi, dal lavoro, alla scuola,
alla sanità, alle pensioni, a tutti i diritti sociali. Si vuole arrivare alla
stessa società di mercato brutalmente imposta all Grecia, ma evitando la stessa
reazione politica. Quindi più furbizia e anche tempo nelle misure da adottare e
soprattutto lavoro per costruire un blocco di consenso politico attorno ad
esse. A questo serve la mutazione genetica del PD in partito della nazione. Che
in realtà è un partito collaborazionista con la Troika e con tutti i poteri
economici finanziari internazionali.
Il partito della nazione che
collabora costruisce così le sue cordate di consenso, da Marchionne ai
sindacati complici, da Farinetti alla nuova Milano da bere, dai presidi a tutto
quel mondo politico e sociale proveniente dalla sinistra il cui sentire di
fondo può essere così riassunto: abbiamo speso tanto senza risultati, ora si
guadagna. Non è vero che Renzi voglia liquidare i corpi intermedi, non è così
sciocco sa che sarebbe impossibile. Quello che vuole il segretario del PD è un
corpo di organizzazioni addomesticate e funzionali e a questo sta concretamente
lavorando, come dopo il jobsact e la buona scuola, mostra il progetto di legge
Civil Act sul terzo settore.
Renzi è l'espressione di un
progetto politico reazionario di adattamento dell'Italia ai più duri vincoli della
peggiore globalizzazione, per questo battere lui ed il suo partito della
nazione non sarà opera breve, né facile, ma è la condizione perché il paese
possa riprendere davvero a progredire. Oggi contro Renzi sta un destra
disfatta, nella quale lo stesso sistema mediatico renziano fa emergere il
nazista dell'Illinois Matteo Salvini come avversario di comodo. Poi c' è il
Movimento 5 stelle che conduce lotte importanti, ma in evidente difficoltà di
fronte al populismo anticasta fatto proprio dal renzismo. E infine c'è
l'arcipelago delle forze della sinistra politica e sociale. La forza di Renzi è
la debolezza di questo fronte, il che permette alla sua politica di destra di
contare su un vasto consenso elettorale nel popolo della sinistra.
Gli insegnanti che sfilavano
in corteo il 5 maggio gridavano di non votare più PD. È un segnale importante,
ma insufficiente. Occorre un rottura più profonda. Occorre che tutto il corpo
sociale e politico della sinistra consideri il renzismo non come un gruppo di
compagni che sbagliano, ma come il primo e principale avversario. Le ambiguità
ed i compromessi di chi si dichiara contro Renzi ma poi si allea con il PD
nelle elezioni locali, o dei dirigenti sindacali che lo criticano ma poi lo
votano, o degli ambientalisti che sostengono Expo, tutto questo opportunismo
porta solo fieno nella cascina del partito della nazione.
Ci vogliono scelte nette per
costruire l'alternativa a Renzi e al suo progetto, la prima e in fondo più
semplice è non votare in ogni caso ed in ogni situazione per il PD ed i suoi
alleati.
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