25 ANNI, 8 CONTRORIFORME
è ora di cambiare
Lavoratori
e lavoratrici, pensionati e pensionate
le pensioni sono di nuovo
sotto attacco, è indispensabile reagire per impedire la cancellazione definitiva dei diritti
sanciti dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
La pensione è “una retribuzione
differita” e non sono “soldi per un consumo differito” come vorrebbe il nuovo presidente
dell’INPS. La pensione “deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del
lavoro svolto” in modo da “garantire una vita libera e dignitosa al lavoratore ed
alla propria famiglia” (art.36 della Costituzione).
Dopo ben 8 “riforme” e centinaia
e centinaia di miliardi tolti al mondo del lavoro, vogliono di- struggere la pensione
pubblica come diritto costituzionale e trasformarla in costo come vuole l’Europa.
Ricordiamole in sintesi le cosiddette riforme:
·
1992 riforma AMATO: innalzamento a 20 anni della
contribuzione minima per avere una pensione di vecchiaia, colpite in particolare
le donne. Modifica del meccanismo di perequazione automatica delle pensioni al costo
della vita sganciato dalla variazione dei salari. L’adeguamen- to da semestrale
diventa annuale e viene introdotto il massimale pensionabile. Il periodo di riferimento
per il calcolo della retribuzione media pensionabile passa da 5 a 10 anni.
·
1995 riforma DINI: quella più pesante che ha
distrutto l’unità del modo del lavoro con l’o- biettivo della tenuta del sistema
fino al 2040 e oltre. Calcolo contributivo invece che retributivo per chi entra
nel mondo del lavoro nel 1996. I giovani e gli anziani avranno sistemi diversi con
la stessa contribuzione. Il calcolo della pensione viene legato all’aspettativa
di vita. Cancella- te pensioni d’anzianità a 35 anni senza vincolo di età. Vengono
introdotte le finestre e cioè, conseguito il diritto all’uscita bisognerà attendere
tre mesi. Istituzione della Gestione Separata per i Parasubordinati. Riduzione delle
nuove pensioni ai superstiti quando il coniuge superstite possiede altri redditi.
Nascono le pensioni private integrative gestite da aziende e sindacati.
·
1997 riforma
PRODI: accelerazione alla gradualità della riforma Dini. La rivalutazione
an- nuale avviene al 100% dell’aumento dei prezzi per pensioni fino a due volte
il trattamento minimo ( oggi circa mille euro), 90% tra 2 e 3 volte, 75% tra 3 e
5 volte, 30% tra 5 e 8 volte e oltre una cifra fissa.
·
2004 riforma MARONI: dal 1° gennaio 2008 le pensioni
di anzianità si otterranno con 35 anni di contributi e 60 anni di età e 61 per gli
autonomi, sia per gli uomini che per le donne. dal 2010, 61 per gli uomini e 62
per gli autonomi. Le donne potranno andare ancora con 57 anni di età, ma tutta la
pensione verrà calcolata con il sistema contributivo. le finestre passano da 4
a 2.
·
2007 riforma DAMIANO: dallo scalone agli scalini.
le finestre vengono inserite anche per le pensioni di vecchiaia; così aumenta l’età
pensionabile e viene scardinato il principio che la pensione spetta dal mese successivo
al compimento dell’età di vecchiaia. Vengono ridefiniti i coefficienti di trasformazione
del sistema contributivo.
·
2009 riforma SACCONI
- BRUNETTA: Prevede l’indicizzazione della età pensionabile in rapporto
all’innalzamento della aspettativa di vita a decorrere dal 2015.
·
2010 riforma TREMONTI: una sola finestra mobile
12 mesi dopo la maturazione dei requisiti per i lavoratori dipendenti e 18 mesi
per gli autonomi. Aumento dell’età pensionabile in base alla aspettativa di vita
con cadenza triennale anzichè ogni 5 anni. I coefficienti di trasformazione saranno
aggiornati ogni tre anni. Tali disposizioni entrano in vigore dall’anno 2011.
·
2011 riforma FORNERO
- MONTI: il disastro più recente, saltano i 40 anni di contributi per
la pensione. Innalzamento dell’età pensionabile fino a 67 anni e oltre, con il dramma
degli esodati e le numerose ingiustizie riconosciute dallo stesso Parlamento ma
che non hanno prodotto alcun cambiamento ma perpetrato il disastro.
ORA SI RICOMINCIA
A PARLARE DI RIFORMA DELLE PENSIONI, COME SEMPRE SI ANNUNCIA CHE SI DEVONO AIUTARE
I GIOVANI, MA IN REALTÀ SI VOGLIONO FARE ALTRI TAGLI ALLE PENSIONI PUBBLICHE PER
FAVORIRE QUELLE PRIVATE, NON SOLO QUELLE CONTRATTUALI MA ANCHE QUELLE DELLE
ASSICURAZIONI.
Negli ultimi 15 anni le pensioni
hanno perduto il 42% del loro valore rispetto al costo della vita. Si è già verificato
quel “ rilevante scostamento” fra salari e pensioni per il quale la Corte
Costituzionale ha più volte sollecitato “ l’intervento correttivo del legislatore”.
SIAMO STANCHI
DI FARE DA BANCOMAT A TUTTI I GOVERNI!
Vogliono metterci contro
i giovani rompendo il patto generazionale tra padri e figli, ma non fanno nulla
per im- pedire il lavoro gratuito, la precarietà e la disoccupazione,
continuano a sponsorizzare i “fondi pensione” (che sono molto utilizzati per investimenti
all’estero) e mantenere il calcolo contributivo che, con salari da fame, con-
segneranno ai giovani pensioni da miseria anziché intervenire sul fisco che in Italia,
sulle pensioni, è il più alto in Europa.
La timida piattaforma di
CGIL-CISL-UIL farà la stessa fine della piattaforma sul fisco sulla quale si erano
svolte persino le assemblee nei luoghi di lavoro? il risultato dei cosiddetti tavoli
parla a tutte e tutti, basta infingimenti e ammiccamenti utili per cancellare
ogni forma di sindacato autonomo da partiti, Governi e da Confindustria.
Noi vogliamo l’unità di
interessi con le giovani generazioni:
·
non è più rinviabile la separazione tra assistenza e previdenza (chi
non ha pagato è giusto che sia aiutato dalla fiscalità generale, sono i comuni,
adeguatamente finanziati dallo Stato che devono aiutare i poveri o chi ha versato
poco);
·
la pensione deve essere soltanto pubblica, i vari fondi privati e contrattuali perdono
capitale e non saran- no e non possono essere il futuro;
·
NO al lavoro gratuito e alla precarietà, facciamo posto ai giovani con la riduzione
dell’orario di lavoro. Ripristinare le pensioni di vecchiaia a 60 anni, quelle di
anzianità a 40 anni di lavoro, prima ancora per i lavori faticosi;
·
bisogna tornare al calcolo della pensione con il sistema retributivo
a ripartizione,
altrimenti con- segniamo alla miseria intere generazioni di giovani. Bisogna intervenire
con la riduzione del fisco sulle pensioni medie e basse;
·
deve esistere un sistema automatico di recupero
dell’inflazione per le pensioni che
non superano i 5.000 euro lordi.
Lavoratori e lavoratrici,
pensionate e pensionati non accettiamo che con la solita frase: “ lo vuole l’Europa,
ce lo chiede l’Europa” continuino a toglierci i nostri soldi per favorire la Banche
e le Imprese come hanno fatto con il Jobs act, in nome del mercato. È ora di avere
proposte chiare e precise, per una campagna chiarificatrice e una vera vertenza
che impedisca di realizzare le imposizioni della Troika.
CON 8 CONTRORIFORME
DELLE PENSIONI IN 25 ANNI HANNO DISTRUTTO IL SISTEMA PUBBLICO E I DIRITTI
COSTITUZIONALI!
ORA VOGLIAMO
UNA RIFORMA CHE RESTUTUISCA I DIRITTI AI GIOVANI E AGLI ANZIANI, A CHI LAVORA E
A CHI È GIÀ IN PENSIONE
|
Opposizione in CGIL
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