Perchè abbiamo bocciato
la trasformazione urbanistica proposta da Pisapia a Milano
di Anita Sonego
Mercoledì 9 dicembre il
Consiglio Comunale di Milano ha bocciato l’ Accordo di Programma tra Comune e
Ferrovie dello Stato per la “trasformazione urbanistica” di 7 scali ferroviari
dismessi.
La delibera, di grande rilevanza strategica per il futuro della città, era stata licenziata dalla Giunta il 19 novembre e discussa in sole 2 sedute della Commissione urbanistica.
Si trattava di decidere il ” riuso edificatorio” di 1.300.000 mq con una previsione insediamenti di 20.000 nuovi abitanti ed almeno 2.000 addetti ad attività artigianali e terziarie.
È da sottolineare come questa delibera sarà un precedente per il prossimo
Accordo di Programma col Ministero della Difesa, per il riuso delle ex caserme
e che, il prossimo anno, si dovrà aggiornare il PGT( Piano di Governo del
Territorio).
Anche per questo abbiamo sostenuto come fosse necessaria una visione complessiva dell’impianto urbanistico della città che si andrà a configurare per valutare, in un’ottica più ampia, dove sia più opportuno collocare le aree dei grandi parchi e dell’edilizia residenziale sociale.
La mancanza di una visione generale della
città rischia infatti di produrre eccessive concentrazioni del costruito nelle
aree destinate ad edificazione dove, come già accaduto per City Life e Porta
Nuova, il poco verde pubblico realizzabile, ha dovuto essere usato per diradare
costruzioni altrimenti troppo addossate ed invivibili.
In Commissione Urbanistica abbiamo evidenziato inoltre il fatto che la tipologia di nuove abitazioni, previste per le diverse aree, non rispettava quel mix sociale che è sempre stato una bandiera della sinistra ma anche degli urbanisti democratici.
Dalle “schede di indirizzo per l’assetto del territorio”, si evince infatti che nelle aree centrali è prevista una tipologia di abitazioni per i ceti medi mentre l’edilizia popolare viene, ancora una volta, confinata nelle periferie.
Abbiamo sottolineato che le Ferrovie dello Stato hanno avuto,a suo tempo, le aree cittadine per l’esercizio di un servizio pubblico ( aree , quindi, beni comuni!) e per questo non potevano essere considerate alla stregua di un’immobiliare che deve ‘fare cassa’.
Di fronte a decisioni così rilevanti per la città non è stata mai fatta alcuna riunione di maggioranza sul tema né prima né dopo la firma del sindaco e del presidente della regione sull’Accordo, né per cercare una sintesi di fronte ai giudizi negativi espressi in commissione da alcuni consiglieri della maggioranza.
Si è preferita una decisione d’imperio senza
fare tesoro del fatto che, alcuni giorni prima, era mancato il numero legale al
momento del voto.
Così il 9, mentre mancavano 3 consiglieri del PD ed il sindaco e la vicesindaco, vista l’incertezza dell’esito, abbandonavano l’aula pochi istanti prima del voto, la delibera è stata bocciata anche con i voti contrari di 5 consiglieri della maggioranza( Sinistra x Pisapia, Radicali, IdV, Socialisti).
Sono iniziati allora gli insulti da parte di un PD e SEL che, abituati a considerare gli alleati di maggioranza solo al momento del voto e mai nella condivisione delle scelte, non sono stati in grado di capire che una maggioranza non è una caserma.
Presidente Commissione Pari Opportunità
Vice Presidente Commissione Cultura
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