sabato 14 maggio 2016

Consumo di suolo: una legge così non serve



Consumo di suolo: una legge così non serve
Nel testo approvato ieri alla Camera l'orizzone per lo stop è al 2050, ma non riguarda le infrastrutture considerate strategiche. Eppure, secondo l'ISPRA, autostrade, porti, aeroporti e ferrovie "occupano" il 41,3% della superficie consumata. E il primo maggio il governo ha accordato finanziamenti a una nuova serie di grandi opere, come l'autostrada tra Campogalliano e Sassuolo
di Luca Martinelli
Abbiamo in Italia una legge contro il consumo di suolo fertile: il testo è stato approvato ieri alla Camera, e adesso dovrà passare per l'aula del Senato. Così com'è, però, questo provvedimento non serve: l'elemento che manifesta più di ogni altro l'orizzonte limitato della proposta è la data entro la quale è previsto l'azzeramento del consumo di suolo, ovvero il 2050. 

Se guardiamo a che cosa è accaduto in Italia tra il 1989 e il 2014, e consideriamo il trend costante che vede il consumo di 7 metri quadrati al secondo, possiamo immaginare che tra 35 anni buona parte delle aree costiere e di pianura saranno sature. I dati sono quelli dell'ISPRA, che opera per conto del ministero dell'Ambiente: in 25 anni sono stati "occupati" 5.700 chilometri quadrati di suolo, con un aumento dell'1,9% del "consumo" totale (dal 5,1% al 7%).
Ma il dato aggregato, secondo cui sarebbe "consumato" appena il 7 per cento del territorio nazionale (pari a 21mila chilometri quadrati, ISPRA 2015), come riporta il comunicato dell'onorevole Chiara Braga, relatrice del provvedimento e responsabile nazionale ambiente del PD, offre  una lettura limitata, perché non tiene conto dell'orografia del Paese: basta depurare la superficie dell'Italia dal suolo "non consumabile" -quello a quote superiori ai 600 metri, e con pendenze superiori al 10 per cento- per arrivare al 10,8% (è sempre l'ISPRA ad offrire i dati).

Inoltre, lungo la fascia costiera della Liguria e delle Marche il consumo medio è già al 40 per cento, e ci sono 20 Comuni in tutto i
l Paese -in maggioranza nel napoletano e in Pianura Padana- in cui il costruito supera il 56,8%, e tra questi anche due capoluoghi di Regione come Torino e Napoli.

Ecco perché gli ultimi emendamenti approvati ieri -che riducono e ridicolizzano la portat
a della moratoria triennale su nuovi progetti che comportano consumo di suolo fertile- suonano come una beffa.



C'è poi un ultimo aspetto che rende quasi grottesco il titolo della legge, perché non si può parlare di contenimento del consumo di suolo se s
ono fatte salve le previsioni relative alle infrastrutture strategiche, quelle che erano contenute nell'elenco della Legge Obiettivo del 2001 e che passano sotto la disciplina del Titolo V del decreto legislativo numero 50 del 18 aprile 2016, il nuovo Codice degli appalti.
Dalle infrastrutture dipende il 41,3% di suolo consumato (ISPRA, 2015).


Facciamo un esempio, che rende evidente la distanza tra teoria e pratica: a dieci giorni dall'approvazione della legge, il primo maggio il CIPE (Comitato intermini
steriale per la programmazione economica) si è riunito ed ha accordato la realizzazione di numerose infrastrutture impattanti, come un collegamento (autostradale) tra la BREBEMI e la A4, o la Pedemontana piemontese. Ha inoltre reiterato il vincolo all'esproprio per i terreni interessati dal passaggio dell'Alta velocità ferroviaria tra Brescia e Verona, che nell'area del Basso Garda attraversa i pregiati vigneti del Lugana (qui il nostro reportage).
Ha infine accordato un finanziamento pubblico (mediante il ricorso a misure di defiscalizzazione) pari a circa 40 milioni di euro per la realizzazione di
un'autostrada di 15 chilometri tra Campogalliano e Sassuolo, in provincia di Modena. Non solo si favorisce il consumo di suolo (nel caso in specie secondo Legambiente Modena, contraria al progetto, si andrebbe a ledere l'eco sistema del Secchia, dato che la pista d'asfalto larga almeno 25 metri seguirebbe il corso del fiume), ma agli imprenditori responsabili dell'impermeabilizzazione si garantisce anche uno sconto IVA e IRPEF.

Cancellare opere infrastrutturali dal pesante impatto sul suolo, quindi, servirebbe anche a ridurre la spesa pubblica: solo la TAV tra Brescia e Verona, a
d esempio, costa circa 4 miliardi di euro. 



Ecco perché la legge approvata non risponde in alcun modo alle motivazioni che hanno portato negli ultimi quattro anni numerose associazioni e comitati (e anche noi di Altreconomia) a mobilitarsi nel
Forum "Salviamo il paesaggio" -che ha visto tra i promotori anche Slow Food e Legambiente-. C'è un unico elemento nella legge "figlio" dell'azione del Forum: è la previsione di realizzare un censimento degli immobili sfitti o non utilizzati, anche se l'articolo che fa riferimento a questo aspetto chiede alle Regioni -nei 90 giorni successivi all'approvazione della legge- di definire le modalità di svolgimento dello stesso: è facile prevedere l'inazione o la scrittura di criteri e modalità che renderanno i dati raccolti non comparabili.

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