"La
Riforma Madia stravolge il lavoro pubblico, non esistono altri termini per
definire i decreti ministeriali che riguarderanno innumerevoli aspetti della
Pubblica amministrazione".
Intervento di Federico Giusti
Proviamo,
per esigenza di tempo e di comprensione, a guardare alcuni cambiamenti della
disciplina del lavoro pubblica dando pe scontato che siano noti tutti gli
interventi legislativi degli ultimi lustri
E'superato
il concetto di dotazione organica e viene quindi a cadere uno degli aspetti
salienti che differenziavano il pubblico e il privato. Fino ad oggi la
dotazione organica era teorica nel senso che tra blocchi e semi blocchi del
turn over, gli organici sono calati a dismisura, sono migliaia le unità perse
sono nel 2015. La legge di stabilità 2016 prevede una assunzione ogni 4
pensionamenti, venendo meno la dotazione organica, ogni singola amministrazione,
ogni singolo ente pubblico non ha piu' dei numeri di riferimento ma potrà, al
pari di una azienda privata, decidere anche di non assumere personale o di
assumerlo con il contagocce.
Cosa è
infatti l'effettivo fabbisogno? A deciderlo non saranno parametri oggettivi
quali il numero dei pensionamenti ma un dato assolutamente discrezionale come
la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Se guardiamo alle
riorganizzazioni degli ultimi anni, si vedono enti con un alto numero di alti
profili professionali, servizi dati alla gestione esterna ma processi
riorganizzativi rispondenti agli indirizzi della politica. E' accresciuto, dati
alla mano, il malessere organizzativo all'interno della Pa, lo stress
accumulato in ufficio, se prendiamo l'esempio di un Comune o di una azienda
ospedaliera\asl, i carichi di lavoro e di responsabilità sono decisamente
aumentati e con essi forme di stress e di alienazione che per quanto causate
dal lavoro non verranno mai riconosciute come malattie professionali.
Se riorganizzazioni
ci sono state è tutto da dimostrare ma ancor di piu' che abbiano recato
vantaggi alla organizzazione del lavoro e dei servizi; l'obiettivo resta solo
quello di limitare la spesa pubblica e contenere le assunzioni e i reali
fabbisogni con una riscrittura delle norme che richiami ad una riorganizzazione
moderna ed efficientista della Pa da cui deriverebbero altri fabbisogni
rispetto a quelli del passato.
L'operazione ideologica è quindi ben definita: vendere il fumo del nuovo per giustificare tagli occupazionali, aumento dei carichi di lavoro considerato anche lo scarso investimento tecnologico e formativo nei servizi pubblici, una forza lavoro risultata la piu' vecchia d'Europa e l' organizzazione dei tempi e dei ritmi che mal si concilia con l'aumento ell'età anagrafica tanto da indurre alcune riviste specialistiche a intervenire sull'argomento sanzionando gli enti pubblici per la disattenzione mostrata ( punto sicuro....)
L'operazione ideologica è quindi ben definita: vendere il fumo del nuovo per giustificare tagli occupazionali, aumento dei carichi di lavoro considerato anche lo scarso investimento tecnologico e formativo nei servizi pubblici, una forza lavoro risultata la piu' vecchia d'Europa e l' organizzazione dei tempi e dei ritmi che mal si concilia con l'aumento ell'età anagrafica tanto da indurre alcune riviste specialistiche a intervenire sull'argomento sanzionando gli enti pubblici per la disattenzione mostrata ( punto sicuro....)
Quando
leggiamo di azioni di ingegnerizzazione dei processi di erogazione dei servizi
( Come cambia la discplina di lavoro nella Pa -ebook dela Gazzetta degli enti
locali Maggioli editore) pensiamo alle interminabili liste di attesa per una
visita specialistica, alle annunciate innovazioni web nei comuni quando per un
certificato all'anagrafe si impiegano anche due ore di tempo tra file e
scartoffie. I decreti Madia sono accompagnati da una campagna ideologica
incessante contro la quale si levano ben poche idee e azioni da parte
sindacale. L'egemonia culturale senza oppositori e pensieri critici è fin
troppo facile. Di moderno del resto c'è ben poco , di antico molto e come
recita un detto non si fanno le nozze con i fichi secchi
Il
problema è sempre e solo uno: ridurre la spesa di personale e trasformare i
disservizi in svolta epocale e in moderno approccio alla Pubblica
amministrazione. Nella letteratura italiana esiste una figura che sembra
fungere da riferimento per il Ministro Madia: l'Azzeccagarbugli di Manzoniana
memoria.
Altro
aspetto saliente riguarda la rilevazione delle competenze e qui cadiamo nel
paradosso. Un Ente periodicamente dovrebbe predisporre percorsi formativi
rivolti alla totalità del personale ed altri in base alle specifiche competenze
di ogni singolo dipendente. Se cio' avvenisse risponderemmo sia alla legittima
aspettativa del dipendente pubblico sia a soddisfare anche alcune legittime
aspettative individuali.
Ma tutto
cio' accade nella Pa? Manco per sogno, le competenze diventano uno strumento
dell'organizzazione, quindi invece di cogliere le conoscenze del personale e di
inserirle dentro percorsi e processi di formazione per nuove e migliori
professionalità, le competenze diventano qualcosa di funzionale alla decantata
riforma della Pa. Insomma si vende fumo, non c'è alcuna idea di come rilanciare
i servizi pubblici, quello che conta è sempre e solo contenerne i costi e
spingere al ribasso la dinamica salarale del personale
Cosi' di
questo passo anche Ammalarsi diventerà un lusso.
L'accertamento della malattia di un dipendente pubblico spetterà a una terza figura, non al medico di famiglia che fino ad oggi doveva accertare la taologia e prescrivere giorni di assenza dal servizio per malattia. Immaginiamoci allora uno scenario futuro: depotenziamento della struttura sanitaria pubblica (prossima tappa sarà quella di cancellare la sanità pubblica) e del medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale a favore di un medico dell'Inps. Una procedura che complicherà le cose e soprattutto accrescendo la burocrazia vuole raggiungere un obiettivo: in servizio anche con la febbre, guai a presentare al medico aziendale prescrizioni che limiteranno la prestazione lavorativa, tutti dovranno essere pienamente sfruttabili senza ostacoli di sorta.
L'accertamento della malattia di un dipendente pubblico spetterà a una terza figura, non al medico di famiglia che fino ad oggi doveva accertare la taologia e prescrivere giorni di assenza dal servizio per malattia. Immaginiamoci allora uno scenario futuro: depotenziamento della struttura sanitaria pubblica (prossima tappa sarà quella di cancellare la sanità pubblica) e del medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale a favore di un medico dell'Inps. Una procedura che complicherà le cose e soprattutto accrescendo la burocrazia vuole raggiungere un obiettivo: in servizio anche con la febbre, guai a presentare al medico aziendale prescrizioni che limiteranno la prestazione lavorativa, tutti dovranno essere pienamente sfruttabili senza ostacoli di sorta.
La
deregulation in materia di lavoro naviga a vele spiegate, tanto è vero che le
forme flessibili del lavoro saranno ammesse da esigenze organizzative, quando
si tratta di ricorrere alla flessibilità e al precariato si trovano sempre le
parole e le pratiche giuste per rendere labili e differibili i diritti di chi
lavora.
Del resto
anche il ricambio generazionale viene venduto sotto l'aspetto della
volontarietà nell'uscita dal lavoro come se il problema fosse anticipare la
pensione (per altro a proprie spese) e non sostituire il personale mancante con
la rimozione di ogni blocco\limite del turn over . Ricordate il patto
generazionale proposto da alcune multinazionali alla forza lavoro prossima alla
pensione? Rinunciavano al tfr in cambio della assunzione di un figlio, erano
disposti a barattare la loro uscita anticipata o gli ultimi anni in part time
per garantire l'assunzione dei giovani, piu' che un patto una estorsione
liberista che oggi viene riproposta nel pubblico sotto altre forme
Avete
compreso bene allora la posta in gioco? Si elimina ogni riferimento alla
dotazione organica, non c'è traccia di un investimento in formazione e
tecnologia, non un dato sulle previsioni di spesa e sulla loro effettiva
copertura, si lascia aperta la porta ad ogni forma di assunzione precaria e
flessibile, la nozione di fabbisogno resta subalterna a principi quali la
razionalità e la ragionevolezza nel senso che quanto sia inconciliabile con i
tagli non verrà ritenuto razionale o ragionevole.
L'autoriduzione
degli orari (con riduzione di stipendio) viene presentata come una ghiotta
opportunità, in realtà accadrà come nel lavoro privato dove il pensionamento
anticipato o il ricorso al part time sono il risultato di una imposizione
padronale o risultato di tempi e ritmi produttivi insostenibili
Chiudiamo
sulla valutazione, sulla cosiddetta performance che in questi anni ha
trasformato una quota importante del salario complessivo in strumento che
premia pochi con i soldi di tutti. Dopo tanti anni di performance l'obiettivo
di migliorare i servizi e le prestazioni individuali è miseramente fallito. Ciò
che manca nella Pubblica amministrazione è proprio un lavoro di squadra,
incombe invece una logica punitiva che trova in Brunetta e Madia due pilastri
quasi invalicabili (non è casuale che i codici disciplinari siano sempre piu'
severi e gli interventi della Corte dei Conti diventano la costante minaccia
che fa perdere sonno a ogni dipendente della PA), la performance è stata una
colossale perdita di tempo, uno strumento per mettere in competizione tra loro
i dipendenti pubblici; vince cosi' la logica divide et impera ma i risultati
per i servizi pubblici non sono certo migliori e allo stesso tempo , invece di
erogare la quattordicesima, ci si impossessa di una parte del salario
accessorio e a decidere i criteri di erogazione dello stesso non c'è la contrattazione
sindacale ma la valutazione del dirigente.
L'applicazione
della Brunetta e delle 4 fasce di merito, con la firma del prossimo contratto
nazionale (meglio quanto ne resterà), sarà la tappa finale di un percorso
involutivo che avrà portato ben pochi benefici al lavoro e ai servizi pubblici
indebolendo sia il potere di acquisto delle buste paga che di contrattazione
sindacale
In
qualunque modo la vediate, efficienza ed economicità sono sempre alla base di
ogni valutazione iniziale e finale del lavoro pubblico , a cui si aggiunge la
qualità percepita dall'utenza, attenzione percepita e quindi non affatto reale.
Non c'è
bisogno di attendere la lettura finale dei decreti Madia per comprendere quali
obiettivi si prefiggano, obiettivi antitetici agli interessi dei servizi
pubblici e di chi lavora al loro interno
*Cobas pubblico impiego Pisa
*Cobas pubblico impiego Pisa
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