Jobs Act, i dannati degli incentivi
Inps.
I contratti a tempo indeterminato calano del 39% rispetto a gennaio 2015.
È l’effetto della riduzione degli sgravi
contributivi alle imprese. I dati dell’Osservatorio sul precariato alzano il
velo sul Jobs Act di Renzi: la bolla occupazionale creata dal governo con 12
miliardi di euro in tre anni inizia a sgonfiarsi.
Poletti:
«Il calo era prevedibile, ma il saldo tra assunzioni e cessazioni resta positivo».
Fuori dal perimetro del lavoro dipendente continua il boom dei voucher Ridotti
gli incentivi, crollano le assunzioni.
Senza
gli sgravi contributivi garantiti dal governo Renzi alle imprese, a gennaio le
assunzioni sono crollate del 23% rispetto all’anno precedente (120 mila unità)
e del 18% (94 mila unità) rispetto al gennaio 2014.
Secondo l’Osservatorio sul precariato dellI’Inps,
il calo degli incentivi – tagliati da 8.060 euro del 2015 agli attuali 3250
euro – ha inciso negativamente sui contratti a tempo indeterminato con meno 70
mila unità, pari a -39% rispetto a gennaio 2015. Rispetto al gennaio 2014
risultano 50 mila contratti in meno (-32%).
Sembra
essersi dunque rovesciata la tendenza imposta dalla droga degli incentivi al
mercato del lavoro che nel 2015 ha fatto registrare un saldo positivo tra
assunzioni e cessazioni dei contratti pari a 563 mila posizioni lavorative,
mentre nel 2014 era risultato negativo per 47 mila posizioni.
Quest’ultimo
dato conferma l’effetto dopante degli incentivi alle imprese che il governo ha
rovesciato sul mercato del lavoro e ha usato politicamente per dimostrare l’esistenza
di una crescita provocata dalle norme contenute nel Jobs Act.
In
generale il numero delle assunzioni è stato di 5 milioni e 527 mila con un
incremento di 655 mila unità rispetto al 2014 (+13%). Le assunzioni a tempo indeterminato
sono passate da 1 milione e 274 mila nel 2014 a 1 milione e 934 mila nel 2015,
con un incremento di 660 mila unità (+52%).
Quest’ultimo
dato è stato valorizzato in ambienti del governo e del partito di maggioranza,
il Pd. Per il ministro del lavoro Giuliano Poletti «il calo dei contratti era «prevedibile,
ma il saldo resta positivo. Nonostante un calo nel saldo tra assunzioni e
cessazioni si registra ancora un attivo». È la prima volta che il governo
ammette l’esistenza di questa dinamica.
Il
dato importante è il nesso tra la decontribuzione e le assunzioni. Di questo
passo basterà attendere la fine degli incentivi e la contrazione del saldo per
avere la conferma. Sempre che il governo non se ne accorga prima.
«L’esonero
contributivo triennale, introdotto dalla legge di stabilità 2015, risulta avere
avuto un effetto determinante sull’incremento dei rapporti di lavoro a tempo
indeterminato – conferma l’Inps
Su
2,5 milioni di attivazioni di posizioni di lavoro a tempo indeterminato, oltre
1,5 milioni, pari al 62% del totale, risultano beneficiarie degli sgravi
triennali». Come analizzato su Il Manifesto, l’aumento dei contratti stabili a
dicembre 2015 pari a 380 mila rapporti di lavoro – la maggior parte dei quali trasformazioni
dei vecchi contratti già esistenti – è stato provocato da una «coda» degli
incentivi del 2015. A conferma della tendenza il boom pari a 11 volte la media
dei mesi precedenti (pari a 106 mila rapporti di lavoro) e, poi, il crollo
registrato.
«Finché
il tempo indeterminato aveva un costo pari a zero in termini di contributi, le
aziende hanno assunto. Oggi che il costo è risalito, si assiste alla frenata»
ha commentato il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy.
L’interpretazione dei dati è diventata una
nuova occasione per polemizzare nel Pd. Per il senatore della minoranza Pd
Miguel Gotor: «I contratti finora sono aumentati non grazie al Jobs Act, come
veniva detto, ma per l’effetto del sostegno economico alle imprese». Oltre il Pd,
il Movimento 5 Stelle attacca il Pd: «Il lieve incremento delloccupazione è
stato drogato dagli sgravi. La misera crescita del 2015 non dipende dal
governo, ma da fattori esterni che vanno declinando. Le menzogne cominciano ad
essere smascherate dai dati reali».
Fuori
dal perimetro del lavoro dipendente, un altro mondo: i voucher. E su questo non
ci sono
interpretazioni:
cè la realtà di un boom incontrollato. Quello del nuovo lavoro precario e
l’istituzionalizzazione
del lavoro nero. La crescita è continuata anche a gennaio dove sono risultati venduti
9,2 milioni di buoni del valore nominale di 10 euro per pagare prestazioni di
lavoro accessorio.
L’incremento
medio nazionale, rispetto al gennaio 2015, è stato del 36%. In una risposta a
un’interrogazione alla Camera ieri Poletti ha ipotizzato: «sembra che una parte
dei lavori a chiamata siano stati sostituiti da questa situazione». Ipotesi
verosimile.
-
Roberto
Ciccarelli, ROMA,17.03.2016
Nessun commento:
Posta un commento