sabato 14 maggio 2016

Nazismo e Salvini: il nome delle cose



Nazismo e Salvini: il nome delle cose
di Paolo Ferrero

Alcuni mesi fa Salvini mi querelò perché gli diedi del nazista. Avevo scritto che: «Salvini non è uno sciacallo. Gli sciacalli agiscono per istinto animale non per calcolo. Salvini al contrario usa i disastri e lo spaesamento prodotti dal neoliberismo per costruire scientificamente la guerra tra i poveri e la ricerca di capri espiatori nel diverso. Salvini non è uno sciacallo ma un nazista, come quelli che all’inizio degli anni ’30 gridavano al complotto giudaico massonico».
In questi giorni il Tribunale di Torino ha emesso la sentenza in cui dichiara di non doversi procedere nei miei confronti perché il fatto non costituisce reato.
Si tratta di una sentenza importante per più ragioni. In primo luogo questa sentenza riconosce la legittimità di denunciare come Salvini sia un nazista in quanto usa argomenti simili a quelli dei nazisti che all’inizio degli anni ’30 hanno fondato i loro consensi sulla costruzione della guerra tra i poveri e dei capri espiatori. Non è una cosa di poco conto. Se «historia magistra vitae», se cioè dalla storia si può e si deve imparare per non ripetere gli errori già commessi, troppo spesso le similitudini dei fascisti nostrani – che normalmente non si definiscono tali – con i movimenti fascisti e nazisti degli anni venti e trenta del secolo scorso vengono ostacolate da denunce e querele. Questo inibisce il dibattito politico e non permette di chiamare le cose con il loro nome e di far risaltare come dietro il nuovismo di molte destre populiste vi sia una grande quantità di ciarpame fascista e nazista già visto e purtroppo esperimentato.

La Riforma Madia stravolge il lavoro pubblico



"La Riforma Madia stravolge il lavoro pubblico, non esistono altri termini per definire i decreti ministeriali che riguarderanno innumerevoli aspetti della Pubblica amministrazione". 
Intervento di Federico Giusti 
Proviamo, per esigenza di tempo e di comprensione, a guardare alcuni cambiamenti della disciplina del lavoro pubblica dando pe scontato che siano noti tutti gli interventi legislativi degli ultimi lustri
E'superato il concetto di dotazione organica e viene quindi a cadere uno degli aspetti salienti che differenziavano il pubblico e il privato. Fino ad oggi la dotazione organica era teorica nel senso che tra blocchi e semi blocchi del turn over, gli organici sono calati a dismisura, sono migliaia le unità perse sono nel 2015. La legge di stabilità 2016 prevede una assunzione ogni 4 pensionamenti, venendo meno la dotazione organica, ogni singola amministrazione, ogni singolo ente pubblico non ha piu' dei numeri di riferimento ma potrà, al pari di una azienda privata, decidere anche di non assumere personale o di assumerlo con il contagocce.

venerdì 13 maggio 2016

“Ma come fai a votare come casa pound?” La risposta della partigiana Lidia Menapace



“Ma come fai a votare come casa pound?” La risposta della partigiana Lidia Menapace

Periodo sismico

Che siamo dentro un periodo politicamente sismico, lo si vede ad occhio, dato che – come in genere gli eventi sismici – esso non muta lo stato di cose presenti, ma solo distrugge sul posto ciò che trova. E’ naturalmente una immagine approssimativa: ma per dare una risposta alla domanda: “ma come fai a votare nei referendum istituzionali come casa pound? “.
Rispondo che, se Renzi ha voluto trasformare un referendum da esercizio della sovranità popolare in un plebiscito pro o contro il suo governo, non  è colpa mia e devo cavarmela come meglio posso. Prima di tutto richiamando il referendum, “questo” referendum, alle sue peculiarità e poi togliendo spazio a casa pound, per esempio ricordando che la attuale Costituzione contiene un articolo che consente di agire politicamente contro qualsiasi tentativo di far rivivere il fascismo e ciò non può essere lasciato in ombra. Chi vota NO a questa pasticciata proposta di snaturare la Costituzione vota anche per mantenere l’impostazione antifascista della Costituzione stessa.

Nuove destre: Come la Lega è diventata la casa dei nuovi fascisti



Come la Lega è diventata la casa dei nuovi fascisti

Con le elezioni comunali di Milano la Lega Nord di Matteo Salvini inaugura ufficialmente il nuovo corso lepenista e nazionalista. Una Lega che può tenere al suo interno senza imbarazzo, e imponendoli agli alleati, personaggi provenienti dalla destra neofascista più estrema, che a Milano si chiama Lealtà e Azione.

E’ da questa organizzazione che proviene Stefano Pavesi, il candidato al Municipio 8 imposto dalla Lega alla coalizione di centro destra guidata da Stefano Parisi, di cui stiamo raccontando da giorni. “Sono un patriota che vuole difendere i più bisognosi tra i miei compatrioti, se questo è essere fascista lo sono” ha detto Pavesi al Corriere della Sera. “C’è da essere orgogliosi di fare parte di Lealtà e Azione”.

giovedì 12 maggio 2016

Attacco alla Costituzione, una lunga storia



Attacco alla Costituzione, una lunga storia
L’attacco alla Costituzione partì già quasi all’indomani del suo varo. Il 2 agosto 1952 Guido Gonella, all’epoca segretario politico della Democrazia cristiana, chiedeva – in un pubblico comizio – di riformare la Costituzione italiana, entrata in vigore appena tre anni e mezzo prima, il 1 gennaio 1948. Si trattava di un discorso tenuto a Canazei, in Trentino, e la richiesta di riforma mirava – come egli si espresse – a «rafforzare l’autorità dello Stato», ad eliminare cioè quelle «disfunzioni della vita dello Stato che possono avere la loro radice nella stessa Costituzione». E concludeva, sprezzante: «la Costituzione non è il Corano!» (“Il nuovo Corriere”, Firenze, 3 agosto 1952).

Nello stesso intervento, il segretario della Dc, richiamandosi più volte a De Gasperi, chiedeva di modificare la legge elettorale, che – essendo proporzionale – dava all’opposizione (Pci e Psi) una notevole rappresentanza parlamentare. L’idea lanciata allora, in piena estate, era di costituire dei «collegi plurinominali», onde favorire i partiti che si presentassero alle elezioni politiche «apparentati» (Dc e alleati).

Solo il no alla riforma di Renzi è cambiamento



Solo il no alla riforma di Renzi è cambiamento

Matteo Renzi ha dato il via alla campagna per il Si alla sua controriforma costituzionale. Non è solo per svalutare le elezioni amministrative, che si preannunciano abbastanza tristi per il suo partito, che ha fatto ora questa scelta. Il plebiscito è l'arma finale di tutti i sistemi autoritari, e spesso viene giocato quando il potere è sicuro di vincerlo.

Renzi ricorre a questa arma perché è convinto che solo con una investitura plebiscitaria potrà confermare e consolidare il suo potere.

La domanda è: perché Renzi si sente così sicuro? Sulla carta il referendum sulla legge Boschi è perso per lui. Il PD nei sondaggi viaggia attorno al trenta per cento. Anche aggiungendo tutto il mondo centrista, verdiniano, alfaniano, è difficile pensare che lo schieramento politico per il Si superi il quaranta. Tutte le altre forze politiche, sinistra, destra, Cinque Stelle sono contro. Quindi sulla carta non ci sarebbe partita, ma perché invece Renzi punta tutto su di essa? Perché pensa di sgretolare gli schieramenti politici contando sulla spinta conservatrice, dispersa ma sempre esistente, nel paese.

Non aumentano i posti di lavoro ma le ore lavorate.



Occupazione, anche l'Ue scopre il giochino di Renzi: non aumentano i posti di lavoro ma le ore lavorate. Calabria prima in Europa per la disoccupazione giovanile
La Commissione Ue vede proseguire in Italia una "crescita moderata" ma rivede al ribasso il pil 2016: l'1,4% previsto a febbraio scende a +1,1%. Bruxelles conferma, poi, le stime sulla disoccupazione italiana nel 2016 (11,4%) e abbassa leggermente quelle sul 2017 (da 11,3% a 11,2%).

"La disoccupazione in Italia - secondo la Commissione - scende solo gradualmente nel 2016 e 2017 anche perché i lavoratori precedentemente scoraggiati tornano nella forza lavoro", scrive la Commissione. L'occupazione è infatti in aumento, "ma più in termini di ore lavorate che di posti di lavoro". Hanno aiutato, nel 2015, gli sgravi di tre anni per chi assume a tempo indeterminato, estesi anche nel 2016 ma "con una riduzione meno generosa dei contributi sociali".

"Prepariamo un nuovo internazionalismo rafforzando la lotta in casa nostra".



"Prepariamo un nuovo internazionalismo rafforzando la lotta in casa nostra".
Da qualche giorno la Francia è percorsa da un moto di contestazione e di ribellione rivolto verso i provvedimenti assunti dal governo socialista in materia di lavoro.
La reazione al “job act” alla francese è stata imponente: sciopero generale e avvio di un’inedita forma di lotta da parte di gruppi giovanili (e non) a Parigi con il “nuit debout” , la notte in piedi, trascorsa in Place de la Republique per dimostrare la volontà di contrasto verso un governo, quello di Hollande, che davvero su tutti i terreni ne ha combinato d’ogni colore aprendo la strada a un’espansione della destra più estrema.
La risposta, adesso, com’è classico nella situazione francese è quella della stroncatura poliziesca.
Il primo interrogativo che sorge spontaneo è quello relativo alla situazione italiana, laddove provvedimenti governativi analoghi non hanno suscitato opposizione se non in settori limitati del sindacato di classe: tra l’altro il voto contro quel provvedimento espresso in Parlamento dalla confusa sinistra italiana non ha provocato alcuna saldatura tra iniziativa politica e lotta sociale facendo scivolare il tutto nella neghittosità e nell’indifferenza.

"La Grecia soccombe e l'Europa dei lavoratori sta a guardare".



"La Grecia soccombe e l'Europa dei lavoratori sta a guardare".

Leggere gli economisti o alcuni siti di sinistra, anche quella piu' antagonista e confittuale, che devastano l'umana intelligenza sovrapponendo la loro visione unilaterale del mondo con la realtà oggettiva? 

Senza dubbio meglio le vecchie e sempre attuali letture che impongono uno sforzo di comprensione rispetto alla retorica autoreferenziale di quelli che si autodefiniscono soggetti sociali antagonisti. Non ce ne vogliano i diretti interessati, ma di leggere reports sugli scontri di piazza senza guardare alla sostanza delle cose siamo stanchi perché non si analizzano le politiche di austerità, le loro cause e conseguenze, alla fine la semplificazione della politica non aiuta a ricostruire una lettura oggettiva e una pratica conflittuale destinata a mettere insieme realtà sindacali , sociali e politiche accomunate dalla avversione al neoliberismo.

domenica 1 maggio 2016

Questo sarà l’ultimo 25 aprile per la costituzione nata dalla resistenza?



Questo sarà l’ultimo 25 aprile per la costituzione nata dalla resistenza?

Non è un 25 aprile come gli altri. Questo potrebbe essere l’ultimo per la Costituzione nata dalla #Resistenza. Se non sconfiggiamo nel referendum di autunno le modifiche imposte dal governo Renzi a un parlamento abusivo di nominati grazie a una legge elettorale incostituzionale non potremo parlare più di Costituzione.
Il combinato disposto di Italicum e modifiche costituzionali costituisce uno stravolgimento definitivo e un guazzabuglio autoritario senza pari in nessun paese democratico.
Non avremo più un regime costituzionale ma uno strapotere del capo che con il voto di una minoranza potrebbe nominarsi il parlamento e tutti gli organi di garanzia.
Nessun diritto sarà al sicuro di fronte a un esecutivo così forte e senza contrappesi istituzionali.
Sbaglia chi minimizza la portata autoritaria di questo stravolgimento perché a operarlo e’ il PD e non Berlusconi (che comunque lo ha condiviso).
Nessuna libertà e’ al sicuro quando si consegna tutto il potere a un uomo solo al comando.
La generazione che scrisse la Costituzione lo sapeva per averlo vissuto sulla propria pelle, molti anzi troppi pare che lo abbiano dimenticato.
di Maurizio Acerbo